Se il vostro primo amore è stato Pong e non il bambino o la bambina del banco accanto, se da piccoli la vostra idea di attività fisica era far passare Mario da una piattaforma all’altra, se avete portato il vostro Game Boy anche al gabinetto pur di passare al livello successivo di Donkey Kong, il Blip Festival fa decisamente per voi.

Organizzato dall’associazione newyorkese The Tank e dal collettivo 8bitpeoples, definito da qualcuno una “Woodstock della Chip Music“, il festival è una celebrazione del mondo elettronico che fu e delle sue infinite, inaspettate rielaborazioni con quello attuale. Una quarantina di artisti da ogni parte del pianeta si sono dati appuntamento per questa kermesse del low-bit art che ha riportato alla luce strumenti ludici del passato – dal Game Boy all’Atari, passando per il mai dimenticato Commodore64 – e ne ha ricavato performance sonore e visuali.

Cartucce modificate, grafiche essenziali e sound chip riconfigurati – elementi semplici e primari se comparati con quelli attuali, ma estremamente duttili e incredibilmente fertili se messi nelle mani giuste – sono stati il trampolino da cui ciascun artista è partito per rielaborare la propria infanzia digitale. I ritmi a 8 bit sono diventati basi per musica electro-techno-house o rock, accompagnata dai visual fatti in prevalenza di immagini squadrettate a colori primari.

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Ospite d’onore è stato sicuramente The Super Mario Movie (2005) di Cory Arcangel e del collettivo Paper Rad: il codice originale di una cartuccia del gioco è stato riscritto in modo da ottenere un video da 15 minuti che ripercorre una sorta di viaggio esistenziale di Mario, punteggiato da schermate di testo che, come in un vecchio film muto, tracciano un’intelaiatura narrativa.

Nutrita la lista degli artisti, che rappresentano non solo il meglio della produzione internazionale a 8 bit, ma danno anche un quadro della varietà dei risultati. Il Game Boy è il nume ispiratore di molti di loro: da Nullsleep, che mescola temi bit a melodie electro-pop alla costante ricerca di nuove sonorità, a BitShifter, che spinge al massimo un mezzo considerato erroneamente limitato. Il minimalismo domina invece le composizioni di Bubblyfish, sound artist di origine coreana con background di pianista classica. Si va poi dalla techno di Aonami (impareggiabile con la sua maschera da panda) al pop rock da cartone animato del duo nippo-ispanico Pepino, dalle ballate di The Depreciation Guild ai ritmi folktronic di Mark DeNardo.

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Sul versante visual, artisti come noteNdo o i C-Men partono direttamente dalle console da video game per mixare immagini old fashion, mentre Voltage Controlled e C-TRL Labs partono da grafiche più personali, dalle geometrie algoritmiche del primo alle elaborazioni 3D dei secondi.

Un “labour of love”, questo festival, premiato anche sul versante delle presenze. A dimostrazione che la scena della bit art in generale, lungi dall’essere un rimasuglio del passato o un passatempo per pochi nostalgici, ha ancora parecchio da dire.


www.blipfestival.org/

www.thetanknyc.org/

www.8bitpeoples.com/

www.stategrezzi.com/stategrezzi_2.0/video/BlipFestival2006_podcast.mov

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