Chissà se è mai capitato che qualche video artista-performer si sia trovato a DisneyWorld mano nella mano con il suo nipotino domandandosi: “… cosa ci faccio io qui?” Chissà se è mai capitato che questo video artista-performer giunto nel padiglione di immersione cinematografica, attorniato da 10 schermi che proponevano cartoons a 360 gradi abbia finalmente avuto un fremito pensando: “… magari potessimo noi video artisti e performers progettare ed esporre i nostri lavori in un simile allestimento!”

Ebbene, da qualche mese il paese delle meraviglie per chi si occupa di sperimentazione audiovisiva esiste ed è in funzione, si trova a S. Francisco (USA) e si chiama Recombinat Media Lab. Ho avuto modo di visitare questo spazio e di saggiarne le funzionalità in occasione di un mio concerto in California. Accompagnatore di questa visita è stato proprio Naut Haumon, ideatore e sostenitore di questo ambizioso progetto che unisce all’alta ingegneria la necessaria versatilità che fa di un posto del genere uno spazio ideale in cui esprimere la creatività contemporanea, piuttosto che una sofisticata showroom high tec.

Il teatro-laboratorio in questione si trova all’interno del centro Asphodel, quartier generale della omonima nota etichetta, in prossimità della San Francisco Down Town in California e fu fondato da Haumon per creare, investigare e presentare opere cosiddette di Spatial Media Synthesis, ovvero la tecnica che proietta oggetti sonori e di immagine in uno spazio tridimensionale. Grazie a questo laboratorio è possibile sperimentare radicalmente e mettere in atto metodologie ingegneristiche d’avanguardia, esplorare quei processi performativi che espandono i confini formali ed estetici delle installazioni immersive e del cinema surround.

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Il teatro è di fatto una scatola nera ampia (circa 80mq) e flessibile che ospita un sistema audio-video multicanale ad alta definizione denominato STC (Sound Traffic Control). Il sistema vanta la presenza di 10 schermi disposti a 360 gradi affiancati da un sistema scalabile di diffusione sonora cubica grazie alla distribuzione orizzontale e verticale di un impianto di grande impatto sia in termini di pressione che di precisione acustica su ben 20 canali (16.8.2).

Al di là dei numeri e delle sofisticazioni tecnologiche, ciò che veramente mi ha impressionato è l’effettiva capacità che un impianto del genere ha nel trasmettere sensazioni (alcune decisamente fisiche) specifiche grazie alla totale immersione nel suono e nelle immagini. Ma ciò che è stato ancora più esaltante è il fatto che uno spazio del genere stimola enormemente la creatività di chi si occupa di audiovisivi in quanto consente di abbandonare i confini della classica proiezione bidimensionale su uno schermo delimitato e di affrontare il video come una risorsa orchestrabile e distribuibile nello spazio così come avviene per un’ orchestra di strumenti acustici in cui il suono è la risultante di diversi strati sonori indipendenti opportunamente reciprocamente incastrati.

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Se in uno spazio del genere questo è possibile con il video, immaginiamoci cosa significhi per i ‘sonomaniaci’ potere lavorare su un impianto sonoro che distribuisce il suono ‘cubicamente’ con 8 altoparlanti che attorniano il pavimento ed altri 8 sul soffitto, tutti e 16 sostenuti da 8 subwoofers che esaltano le bassissime frequenze di cui questo sistema è capace. Ma come se l’udibile non bastasse il teatro è stato dotato di un pavimento collegato a un sistema di diffusione capace di emettere gli infrasuoni, quelle frequenze che non si sentono con le orecchie ma che avvertiamo sotto forma di vibrazione, dalle giunture fino agli organi piu interni del nostro corpo!

Il teatro da poco ultimato non ha ancora fatto la sua ufficiale inaugurazione ma ha già ospitato diversi eventi per verificarne la resa e l’efficacia. Difficile capire se, quando e come una struttura del genere potrà essere a pieno regime soprattutto perchè il giusto intento dei suoi sostenitori è quello di rappresentare una opportunità per gli artisti internazionali di essere ospitati per una residenza durante la quale possano spingere il loro impulso creativo alle più lontane frontiere del linguaggio sonoro e cinematico e di presentare le loro opere sotto forma di performances, simposi, workshops e concerti audiovisivi in tempo reale. Intenti nobili ed ambiziosi ma che però devono fare i conti con le scarse risorse che le istituzioni e gli operatori culturali mettono a disposizione dei settori artistici più sperimentali. L’augurio è che i sostenitori di questo importante centro riescano a trovare le giuste sinergie per potere soddisfare le notevoli aspettative che un simile spazio genera tra gli artisti e i fruitori.

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Chi volesse provare l’esperienza trovandosi a San Francisco può farlo mettendosi in contatto diretto con Naut Haumon (vedi http://recombinantmedia.net/): se siete fortunati potrete assistere a un evento dal vivo realizzato appositamente per lo spazio oppure verrete affiancati a un gruppo di audiovideo-esploratori cui verrà fatta la presentazione dello spazio. Presentazione che, pilotata dallo stesso Haumon, prevede anche la notevole esperienza audiovideo immersiva avvalendosi di lavori audiovisivi di alcuni tra i più interessanti artisti di questo ambito.


http://recombinantmedia.net/

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