A Chicago, dal 26 al 30 novembre 2006 presso il meeting della Radiological Society of North America (RSNA) è stato presentato il nuovo sistema Globus MEDICUS (Medical Imaging and Computing for Unified Information Sharing).

In sostanza si tratta di un grid computing system applicato all’ambito medico. Il grid computing system è in poche parole un uso coordinato e distribuito di una grande quantità di server e di database che grazie a una forte interconnessione lavorano simultaneamente come un unico computer, superando in questo modo problemi di picchi di lavoro, di costi economici ed energetici di memoria, ecc (una tecnologia che è stata giudicata dalla M.I.T. Technology Review come una delle dieci che cambieranno il mondo).

In particolare, il Globus/MEDICUS permette a radiologi, medici generici, oncologhi, ma anche ricercatori di 40 ospedali del Nord America, di condividere e arricchire un database di immagini radiologiche di pazienti in età infantile affetti da tumori in vari stadi. La finalità principale del progetto è quella di offrire la possibilità di riconoscimento e intervento immediato in caso di cancro, nonché stimolare ulteriormente una pratica diagnostica collaborativa tra i medici.

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La Newsletter Eurekalter.org (la più importante in ambito scientifico), riprendendo l’affermazione di Stephan Erberich (programmatore informatico della USC Keck School of Medicine e direttore del Functional Imaging and Biomedical Informatics presso l’ospedale pediatrico di Los Angeles) ha appropriatamente titolato la notizia “Breaking the medical image communication barrier”: grazie al Globus/Medicus i dottori potranno finalmente condividere immagini mediche istantaneamente, internazionalmente e con una buona protezione della privacy.

Il grid system realizzato in ambito medico è solo l’ultima di una serie di applicazione già utilizzate in altri settori, come la ricerca tecnologica e la comunicazione commerciale. Il sistema di immagini open-source è stato sviluppato dalla USC Viterbi School of Engineering’s Information Sciences Institute (ISI) in collaborazione con gli Argonne National Laboratories (ANL), mentre il formato elettronico standard è stato sviluppato dal comitato della Digital Imaging and Communication In Media (DICOM).

Il sistema è in funzione dal settembre del 2006. Il costo per un “grid gateway” è irrisorio, nell’ordine dei $1000 e permette operazioni sia di upload (previo processo di anonimizzazione delle immagini) e di download con banda larga. I problemi che si erano finora frapposti all’iniziativa sono molto intuibili: non solo di tipo tecnologico, ma primariamente di privacy, di amministrazione e legislazione. Bisognava tutelare l’anonimato, soprattutto data l’età sensibile dei pazienti.

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Nonostante le mille rassicurazioni, il progetto solleva leciti dubbi di protezione della privacy (il corpo profanato, la violazione dell’ontogenesi e della vita?) ma dobbiamo ricordarci che il fenomeno dello scambio delle immagini mediche non è certamente una pratica nuova e infruttuosa nell’ambito delle scienze. Appartiene piuttosto ad una lunga tradizione comunicativa che lo storico della scienza Renato Mazzolini ha definito come “Non-Verbal communication in Science” e che tra l’altro ha permesso alla scienza di trovare risorse dai canoni di rappresentazione artistica, rinforzando vicendevolmente il ruolo sociale di arte e scienza sotto l’egida del “concetto di scientificità” (cfr. Renato G. Mazzolini, Non-verbal Communication in Science prior to 1900 , Firenze: Olschki, 1993).

Mazzolini individua tale comunicazione non-verbale nelle sei pratiche: degli strumenti scientifici, dei modelli (es. sistemi planetari), nelle illustrazioni scientifiche (all’interno delle quali rientrano le pratiche di eidologia medica), le collezioni classificate di oggetti naturali, l’arena della comunicazione scientifica attraverso musei ed esposizioni e le rappresentazioni convenzionali grafiche, quali diagrammi e gli artefatti simbolici.

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All’interno dello stesso volume troviamo un contributo di Andreas-Holger Maehle dal titolo pregnante: The search for Objective Communication: Medical Photography in the Nineteenth Century . E’ impressionante notare come molti problemi che riteniamo tipici delle immagini digitalizzate o della “società digitale” fossero già presenti nella comunità scientifica dell’Ottocento, quando si sviluppò – fin dalla invenzione del mezzo – la pratica fotografica per scopi scientifici (all’incirca negli anni Quaranta dell’Ottocento, presso la Paris Charité Clinic con i primi dagherrotipi).

Mi riferisco, per esempio, al problema dell’anonimato (non si parlava di privacy, ma di violazione della santità della persona), delle convenzioni di rappresentazione, del “retouch” delle immagini e della loro archiviazione. Le costanti di questi processi comunicativi sono appunti la continua ricerca di un linguaggio disambiguo, di una più allargata discussione diagnostica e di una più ampia possibile condivisione dei risultati. Sebbene possiamo affermare che i sistemi ad intelligenza distribuita odierni possano offrire alle scienze un incremento della connettività, ho già avuto modo di sottolineare in precedenti articoli, come debbano però ancora molto lavorare su possibili sistemi di consultazione e immagazzinamento pensati per il lungo termine.


http://dev.globus.org/wiki/Incubator/MEDICUS

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