Rotor è una giovane creatura che a solo un anno dalla sua nascita ha già incantato migliaia di spettatori calcando le scene dei più importanti festival di new media art di tutta Europa – dal debutto a V2 passando per Netmage, Sonic Acts, STRP! fra i tanti. I due artisti belgI autori di Rotor, Boris e Brecht Debackere, sono appena tornati in Italia lo scorso venerdì alla rassegna Screen Music, curata da Digicult.

Boris e Brecht Debackere li vedi arrivare con un trolley, all’interno i loro tools: cavi, portatili e il code, invisibile epicentro di scosse audiovisive. Lo dicono anche loro: Rotor è un sistema, compatto, architettura di parametri che si divertono a manipolare dal vivo dando vita ogni volta ad una performance unica.

E’ Live Cinema, creazione filmica istantanea, immersione della percezione in uno spazio audiovisivo in continua evoluzione. Pratica emergente che ricerca nuove modalità di narrazione, nata come diretta conseguenza dell’evoluzione delle tecnologie digitali soft e hard: non immagini a tempo di musica, bensì esplorazione di nuovi modi di interazione tra proiezione, performer e pubblico. Un nuovo approccio al linguaggio audiovisivo, creazione da scratch di narrazione audio-video generate in tempo reale, artigianato digitale che fa della programmazione il suo strumento principale: sapiente ricerca di interazione tra uomo e macchina, tra idee e la loro realizzazione.

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Il punto di partenza di ogni performance di Live Cinema è un sistema basato su complesse relazioni fra gli elementi che lo compongono, non un rapporto uno a uno, bensì una rete di variabili in cui ogni fattore, performer incluso, ne altera lo stato e il corso. In questo senso Rotor è una creatura che prende vita ogni qual volta si accendono le macchine, le si da vita giocando con essa: senza azione nulla accade.

Boris e Brecht si sono formati in quella propizia zona nord europea dove tecnologia e arte si fondono in una ricca ricerca e sperimentazione; il primo è stato allievo dell’ Interfaculty of Sound and Image di Den Haag, costola dello storico dipartimento di Computer Music del Royal Academy, mentre il secondo ha studiato Image e Media Tecnology presso l’Univeristà di Hilversum. I due giovani artisti hanno perciò vissuto in prima persona il dibattito che da alcuni anni sta animando la scena new media olandese e non solo, cioè quello sul linguaggio cinematografico nell’era della creazione istantanea: si parla di Live Cinema, ci si interroga sulla sua natura e se ne esplorano le possibilità.

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Non a caso questo progetto nasce dalla ricerca dei due fratelli belgi della relazione fra la nozione classica di cinema e quella di Live , tra la rappresentazione del mondo reale, lineare e quello virtuale. L’ astrazione delle convenzioni filmiche tradizionali porta però a perdere ogni punto di riferimento: non è più lo sguardo della camera a muoversi nello spazio, ma lo spazio a girare attorno ad esso creando forme e suoni che avvolgono la percezione dello spettatore, e lo disorientano. Rotor è un spazio audiovisivo virtuale che ruota attorno se stesso, come se sfidasse le proprie possibilità, è esplorazione di uno spazio nuovo attraverso immagini e suoni che non hanno una connessione diretta l’una con l’altra, ma interagiscono attraverso il sistema, fatto di regole e parametri. Il sistema in questo caso è rappresentato da un cubo composto da nove oggetti 3D (3Dobjects) e audio sample, elementi visivi e sonori che si generano ed evolvono attraverso un costante dialogo tra il code , dna di questo mondo digitale, e il performer.

Ho conosciuto Boris e Brecht Debackere in occasione di una loro intervista per la realizzazione del DVD Live-Cinema.01, primo compendio su questa nuova forma d’arte che raccoglie i lavori e testimonianze di 5 artisti, progetto voluto e prodotto da Worm di Rotterdam.

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Sara Tirelli: Qual’ è il concetto che sta dietro al vostro lavoro? Quali sono le premesse che vi hanno portato a creare Rotor?

Brecht: Cercavamo un rappresentazione di uno spazio virtuale attraverso gli occhi di una camera virtual., Però il modo in cui le camere lavorano nella prospettiva lineare è programmato all’interno del processore grafico del computer, così intrinseco ad esso che difficilmente riesci ad arrivare li. Quello che abbiamo provato a fare è stato quindi scoprire le caratteristiche di un camera virtuale paragonandola a una reale. La camera può vedere una determinata parte dell’oggetto, una sezione di esso, questa è una della caratteristiche dello spazio virtuale, che in quanto tale è unico, e non può essere riprodotto con le camere nel mondo reale.

Boris: Non avendo un punto di riferimento nella composizione di immagini e suoni astratti, abbiamo cercato di definire un sistema che non fosse arbitrario, ma con proprie caratteristiche. Siamo così giunti a creare un cubo diviso in 9 parti all’interno del quale abbiamo disposto oggetti 3D e sample audio e abbiamo incominciato a ruotare il tutto.

Sara Tirelli: Avete quindi creato un vero e proprio sistema…ma come funziona?

Boris: Abbiamo creato un insieme di regole che governano il mondo in cui gli oggetti si trovano. Rotor, ruota immagini e suoni spostandoli in diversi punti dello spazio. Manipolare questi valori significa generare nuove relazioni tra l’oggetto e lo spazio, quando il sistema si muove o ruota, la relazione tra ciascun elemento ed ogni parametro cambia. Rotor, la posizione degli oggetti e dei samples, sono il sistema stesso.

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Sara Tirelli: La realtà virtuale fa pensare ad un trasposizione digitale del mondo reale mentre il vostro lavoro attinge piuttosto a un immaginario astratto. Come si sviluppa la relazione tra Reale e Virtuale in Rotor?

Brecht: E’ un pò come la tradizionale struttura di un film in cui si introducono personaggi e contesto, e una storia poi da lì si evolve. Esiste una certa tendenza a ricreare il mondo in un iperrealismo virtuale, ma ciò che facciamo noi è tutt’altro: rappresentiamo attraverso camere virtuali immagini realistiche di un mondo sintetico. A tal proposito credo ci debba comunque essere un certo grado di realismo nella composizione affinché il pubblico si immerga nella proiezione e segua l’evoluzione, per quanto astratta, delle immagini e dei suoni. E reale può essere il movimento degli oggetti, il colore, la loro texture o ancora la rappresentazione dello spazio stesso in modo tale da fornire allo spettatore strumenti di interpretazione.

Boris: Chi assiste alla performance non deve chiedersi che cosa stia guardando…deve essere un viaggio in un luogo altro, con un inizio e una fine. Credo sia proprio questo il nostro scopo: creare un trip audiovisivo nel senso astratto del termine.

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Sara Tirelli: Questo progetto è frutto di una vostra collaborazione. Ma come gestite fra di voi il vostro lavoro?

Brecht: Da un punto di vista tecnico ognuno di noi ha le proprie competenze, io mi occupo del video e Boris dell’ audio, ma da un punto di vista concettuale collaboriamo in un costante confronto dall’ideazione della composizione sino alla sua installazione.

Sara Tirelli: Quali software usate e soprattutto quanto è importante la fase di programmazione nel vostro lavoro?

Boris: Il software che usiamo per il video è Jitter (Max/msp) mentre quello per l’audio è Reaktor. Programmare è senz’altro un aspetto molto importante nel nostro lavoro, che è soprattutto ricerca. All’inizio Rotor era un concetto dal quale siamo partiti, sapevamo solo che volevamo lavorare su di esso, indagare la possibilità di dargli vita. L’unico modo per vedere e sentire i risultati di quell’ idea era di programmarla noi stessi. Dopo alcune versioni del code, siamo giunti a Rotor, sebbene in ogni versione facciamo degli aggiornamenti. Sotware come Jitter e Reaktor sono una sorta di quaderno per gli schizzi, ti permettono di analizzare i tuoi risultati, risolvere problemi, ottimizzare la tua idea continuamente.

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Sara Tirelli: Live cinema è un pratica che si sta diffondendo molto negli ultimi anni e argomenti come generazione in tempo reale di audio e video e interfacce per il loro controllo sono di grande interesse in questo periodo. Tuttavia sembra che il limite di queste performance sia ancora la staticità della loro presentazione, molte volte l’artista dietro il proprio computer fa sorgere il dubbio nello spettatore che non stia in realtà controllando la propria posta mentre qualcosa di pre-registrato viene proiettato. Qual’è a proposito la vostra opinione?

Boris: Si, è vero. In molte performance di live cinema è un pò come il gatto che guarda la televisione, il gatto vede lo schermo ma non va oltre ad esso. Non puoi vedere all’interno del computer quindi è importante spiegare in qualche modo con che cosa stai lavorando e come, esplicare il sistema. Il classico set up da cinema risulta ormai comunque obsoleto,se si pensa alle possibilità che offre il controllo audio e video in tempo reale.

Brecht: A questo proposito stiamo pensando di realizzare un’interfaccia più performativa, di creare un oggetto fisico che rappresenti il Rotor stesso, che si può quindi girare e spostare in ogni direzione, così che le relazioni tra gli oggetti e il sistema appaiano evidenti sullo schermo.


www.rotorscoop.net

www.rupture-online.net

www.live-cinema.org

www.wormweb.nl/nieuws.php?request=nieuws&item=&id=73

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