Qualche settimana fa si è svolto in quel di Bruxxel, il festival Cimatics, uno dei più interessanti appuntamenti europei per tutti coloro che si interessano di sperimentazione audiovisiva elettronica.

Organizzato da un piccolo gruppo di professionisti, Nicolas Wierinck, Sam Vanoverschelde, Jurgen Van Gemert, Bram Crevits, Arne Depoorter, Pascal Courtois, Geoffroy Delobel, Jérôme Franck, Frédéric della Faille, legati anche ad altre realtà culturali della città come per esempio la galleria MediaRuimte che ospitava una piccola ma importantissima personale dei nostri Limiteazero (al secolo Paolo Rigamonti e Silvio Mondino), il Cimatics non ha deluso le aspettative ospitando al suo interno un ricco programma di performance e di installazioni audiovisive, incentrate sia sul dialogo elettronico tra suoni e immagini che sul rapporto anche strumentale e cinematografico tra le due componenti. Cimatics è a onor del merito, questo magari non tutti lo sanno, uno dei primi festival europei ad aver intrapreso il sentiero della commistione tra l’ala più proprimanete sperimentale della ricerca audio-video più “alta” e quella più ludica e maggiormente legata a un diffusa cultura elettronica “pop”.

Anche il programma del Cimatics 2006, riflette a suo modo questo tipo di confronto. Diviso infatti in due sale all’interno del bellissimo e centralissimo Beursschouwburg, Cimatics ha visto svolgersi nella parte del teatro le performance audiovisive più colte e difficili, mentre nell’area sottostante del Video Club si sono svolti i progetti più club e divertenti, legati se vogliamo al binomio djing/vjing.

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Molti i progetti presentati: tra quelli sicuramente più efficaci ricordiamo gli ormai collaudati Blindscape di Scanner+Tez, la performance mixmediale del talento Ryoichi Kurokawa, il live set sempre coinvolgente di Murcof, Rotor dei fratelli Boris&Brecht Debackere, il folle micromusic live set dei francesi Gangpol und Mit e il concerto minimal noise del duo Floris Van Hoof + R.O.T. (K-RAA-K)3. Molti dubbi sul nuovo progetto Art of War dei Light Surgeon, forse un po’ troppo pretenzioso nel suo concept e comunque non così efficace come altri loro progetti, e sugli attesi tedeschi Incite con il loro bianchissimo How Machine Dance. Molto interessanti invece i progetti audio-video non incentrati sull’elettronica: dai Kilimanjaro Dark Jazz Ensamble agli Arden, Cimatics dimostra il suo interesse verso qualsiasi frontiera di integrazione live tra suono e immagini, anche se non proveniente dall’area più propriamente digitale.

Interessanti infine le installazioni presenti nella lounge area, da Spray di Cartsen Nicolai a FF Series del Telcosystems, dalla Multimedia Library alla presentazione del nuovo libro dei D-Fuse intitolato Vjing + Audio-Visual Art, un progetto questo francamente tutto da rivedere di cui spero di avere l’occasione presto di discuterne con i diretti interessati. Abbiamo parlato di tutto ciò e molto altro con Bram Crevits, fine teorico nonchè uno degli organizzatori del festival.

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Marco Mancuso: Quali sono i feedback su questa edizione del Cimatics? Quali erano gli obbiettivi di questa edizione e quali le differenze dalle passate edizioni?

Bram Crevits: L’obbiettivo di questa edizione del Cimativs festival era molto semplice: raggiungere un pubblico più ampio con un programma che rimanesse alto in termini di qualità, nonché proseguire con lo sviluppo della funzione di piattaforma del Cimatici. Durante i giorni del festival, Cimatici offre ad artisti, promoters, giornalisti o entusiasti, l’opportunità di incontrarsi e scambiarsi idee, fare progetti. Questa è una funzione essenziale di un festival ed è l’unico modo per aiutare e supportare veramente la scena del arte live audiovisiva. In tutta la storia dell’arte moderna, il dialogo e la discussione hanno dimostrato questo potenziale: gli sviluppi cruciali nella moderna storia dell’arte, hanno sempre avuto origine non solo nel controverso lavoro dell’arte in se stessa, ma anche negli scritti, negli articoli, nelle teorie, nelle lotte da bar e nelle storie d’amore. Specialmente nella scienza dell’audiovideo, in cui ci sono artisti e partecipanti dei più diversi background, dai programmatori di computer ai grafici, dai musicisti classici ai performer, pensiamo che questo sia ancora più importante.

Questo è ciò che la cultura digitale ci ha portato e ciò che quindi il Cimatici cerca di esprimere: la connessione tra mondi completamente differenti. Sembra essere questo un punto di vista meramente concettuale. Ma veramente con Cimatcs cerchiamo di renderlo concreto: attraverso la connessione tra audio e video. Questo concepì ha anche il vantaggio di non essere limitato solo ai progetti digitali: Cimatics non è infatti un festival multimediale nel senso classico del termine. Abbiamo un apertura che ci permette di coinvolgere anche il mondo analogico, per un approccio strutturale alla rivoluzione digitale. E quando quindi parliamo di mixare mondi differenti, l’ultima e più importante maniera è mixare il mondo analogico e quello digitale, o viceversa. Parte del nostro obbiettivo è quindi quello di avvicinare queste persone, e quest’anno la cosa è andata molto bene. Per quanto riguarda la qualità di progetti beh, penso che artisti come Ryoichi Kurokawa, Gangpol und Mit, Floris Vanhoof & R.O.T. o Incite, o Scanner/Tez, Murcof, solo per nominarne alcuni, non possano essere discussi al momento.

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Marco Mancuso: Quali differenze noti tra le performance audiovisive elettroniche attuali e quelle di un passato anche rcente quando avete iniziato Cimatics? Come è cambiato secondo te questo mondo negli ultimi pochi anni e cosa ti aspetti nei prossimi tempi?

Bram Crevits: Oggi stiamo lavorando alla quinta edizione del festival. Quindi è difficile parlare di una graduale evoluzione. Prima di tutto perché è un lasso di tempo veramente breve, e in secondo luogo perché quello che ormai vediamo è veramente tantissimo. E’ un territorio molto caotico, quasi impossibile individuarne una possibile evoluzione. Questa vastità all’interno del mondo dei live AV è in parte dovuta a Internet: il live audiovisivo non è qualcosa di nuovo (ho scritto a tal proposito un testo dal titolo “The roots of Vjing” nell’ultimo libro dei D-Fuse, “VJ: Audio-Visual Art + VJ Culture”), esiste da molti anni, forse secoli, ma la presenza di Internet ne ha consentito sicuramente la crescita in termini di progetti e performances.

Le persone possono facilmente trovare software per comporre suono o video, oppure creare i loro software per unire audio e immagini, possono incontrare altre persone su un numero crescente di siti web specificamente dedicati ai live audiovideo, al vjing, ecc… Quindi se vogliamo parlare di rivoluzione, penso che sia quella tecnologica da sottolineare. La tecnologia si evolve molto velocemente, e sta diventando sempre più accessibile, al contrario la vera evoluzione che vorremmo vedere, quella legata al linguaggio sinestetico audiovisivo, no. Ogni linguaggio ovviamente richiede il suo tempo per evolvere, o meglio, l’insegnamento o lo sviluppo di un linguaggio richiede tempo ed è un processo lento di tentativi ed errori, di sperimentazione. Come per i metodi di apprendimento dei bambini, che hanno bisogno di giocare per imparare. Cimatics vuole quindi offrire questo nel territorio dell’audiovideo e in maniera più ampia ai nuovi media e alla cultura digitale.

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Marco Mancuso: Cosa ne pensi della recente attenzione dei media, delle compagnie private, delle istituzioni e di un pubblico più vasto verso i progetti di sperimentazione artistica audivisiva?

Bram Crevits: Sì, hai ragione, ma vorrei che fosse chiaro che avere l’attenzione dei media o trovare compagnie che vogliono sponsorizzare Cimatics, è ancora molto duro per noi. Noi prendiamo solo un piccolo supporto, a confronto con quello che i film festival tradizionali ottengono. Anche i puri festival sui new media, sembrano avere canali più facili al momento. La live audiovisual art e il vjing appartengono a un territorio più oscuro e in questo senso per noi è ancora difficile trovare dei fondi.

Marco Mancuso: I progetti multimediali possono essere considerati come la più moderna forma di cultura pop del mondo occidentale, forse di più delle avanguardie artistiche che si rivolgono a una nicchia di pubblico di “esperti”. Cosa pensi a tal proposito, sei d’accordo con questa mia sensazione?

Bram Crevits: Intendi al Cimatics? Posso immaginare che sembri così, ed è sicuramente il nostro obbiettivo quello di attraversare i confini. Ma non vogliamo ragionare solo nei termini di una battagli atra arte “alta” e “cultura popolare”, vogliamo soprattutto stimolare un cross-over tra questi due mondi. Al Cimatici per esempio, abbiamo da un lato le performance a teatro di un certo tipo, per un pubblico seduto, forse più sperimentali , dall’altro abbiamo il Video Club con un ambiente più ludico, come un club con un pubblico più dancing-drinking-standing-talking-kissing… A differenza degli altri anni, vendiamo ora un solo biglietto che da accesso ad entrambi i programmi. E quando strutturiamo il programma, non esitiamo ad andare incontro alle esigenze di un certo pubblico con progetti forse più sperimentali di quelli che presentiamo al pubblico danzante. Puoi chiamarlo programma strategico questo, io preferisco chiamarlo programma illuminato. E funziona. E poi, dopo tutto, noi nati nell’era della televisione, non siamo dopo tutto esperti di cultura e linguaggi audiovisivi?

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Marco Mancuso: Come è possibile oggi, secondo te, per i festival, i curatori, i promoter del mondo dell’arte elettronica, proseguire e implementare il dialogo con il mondo della sperimentazione e dell’arte contemporanea (intendo quella dei musei, delle gallerie d’arte, delle istituzioni culturali)?

Bram Crevits: Questa è una buona domanda, difficile. Come ti ho detto, da un lato è importante rimanere in contatto con un pubblico più ampio. Ma il mondo dell’arte contemporanea al contempo offre una importante tradizione i riflessione, che unisce i progetti di elettronica alla storia dell’arte e alla filosofia, alla sociologia altresì. Questo è altrettante importante, e penso che quindi l’unico modo per avvicinarsi o entrare in contatto con questo mondo sia quello di stimolare la riflessione dall’interno. Comunque, il mio interesse primario non è quello di spingere le dinamiche della cultura popolare nella cosiddetta “arte alta”, ma bensì concentrarmi sulla connessione tra i live av sperimentali e la cultura di massa, rappresentata dalle industrie media e dalla scienza.

I vjing sono stati influenzati grandemente dall’arte contemporanea, ma da qui a dire che la televisione è stata influenza dai vjs o dai progetti audiovisivi, beh ancora ne passa. Questo è un link mancante ed essenziale, nella moderna e globale società occidentale. Si tratta di etica, di dare riconoscimento alle visioni che provengono da un punto di vista culturale e umanistico. Invece di lasciare che si sviluppino nuovi media audiovisivi solo sulla base di strategie di business, abbiamo forse bisogno oggi di un approccio artistico-culturale a questo sviluppo, che dia priorità al medium di per se stesso. Pensa anche al concetto di economia dell’informazione e all’importantissimo ruolo che riveste la creatività al suo interno. Questa creatività funzionerà, nel breve futuro dell’economia europea, come materiale di partenza, come l’acciaio fece in passato.

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Marco Mancuso: In conclusione, siete legati ad alter realtà della città, come il MediaRuimte. Quanto è importante per voi lavorare insieme nella stessa città? Quali sono i vostri eventuali progetti futuri insieme?

Bram Crevits: Sì, penso che sia molto importante cooperare con altre istituzioni. Riguardo al MediaRuimte abbiamo con loro un ottimo rapporto che in ultima analisi garatisce la necessaria diversità del programma. Loro sono esperti in un certo campo dell’arte con i nuovi media che è estremamente importante per il focus del Cimatics sul suono e sulle immagini. Penso che anche le eventuali collaborazioni con altre istituzioni in Belgio sarebbero importanti, ma ci piace pensare a Bruxxel non solo come una città belga. Anche per il fatto che non è solo la capitale dei Fiamminghi e dei Belgi, ma anche d’Europa, quando inizia a collaborare con questa o quella istituzione, questo innesca anche delle competizioni o divisioni con altri potenziali partners. Quindi, preferiamo essere cauti e considerare l’ambiente nel quale viviamo come Europeo: in questo senso è importante la collaborazione con l’organizzazione Foton, per la musica e i media elettronici. Questo progetto si focalizza sulla sciena audiovisiva di Bruxxel, ma non è interpretato come una competizione con altre città del Belgio o Fiamminghe. Brussels è un luogo internazionale, è l’incarnazione dell’Europa, per cui ogni nostro progetto è da considerardi come un progetto Europeo, o internazionale che dir si voglia.


http://cimaticsfestival.com/festival2006/program/friday/index.php

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