In bilico tra riferimenti alla cultura pop e digressioni in mondi virtuali, ecco il nuovo progetto degli 0100101110101101.ORG (al secolo Eva e Franco Mattes), 13 Most Beautiful Avatars .

Presentato online da Ars Virtua e da Rhizome, e in mostra con una serie di stampe digitali all’Italian Academy della Columbia University a New York, 13 Most Beautiful Avatars ha come riferimento dichiarato 13 Most Beautiful Boys e 13 Most Beautiful Women, due video in 16 mm di Andy Warhol dove i protagonisti non dovevano fare null’altro che “esistere”, nella loro bellezza, di fronte alla cinepresa, che ne avrebbe immortalato il sex appeal. Lo stesso artista aveva puntualizzato che la realizzazione dei video per lui era “più facile che dipingere. La cinepresa ha un motore. Semplicemente lo accendi e te ne vai”.

Le premesse sembrano le stesse per gli avatar degli 01.ORG: speciali per nessun altro motivo che non la loro esistenza (fittizia) digitalmente riprodotta a uso e consumo del fruitore della mostra, e ottenuti scegliendo tra una serie di features fornite non dalla natura, ma dalla mente di un programmatore. La scelta di usare una piattaforma come Second Life, che in questo momento è un fenomeno sotto i riflettori di tutti i media, anche quelli più generalisti, riflette forse la scelta programmatica di esplorare mezzi di comunicazione più popolare, ma risulta meno radicale e polemico rispetto ad altri progetti del duo, abituato ad azioni mediatiche ben più incisive e impertinenti.

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La serie di ritratti (frutto della frequentazione dei territori di Second Life per un intero anno) ricalca le modalità di qualsiasi altra mostra, e la sua controparte virtuale esiste solo all’interno di Second Life medesimo, dove è stata creata una riproduzione della galleria dell’Italian Academy. Certo, per visitarla bisogna aderire alla community di Second Life, creare un (ennesimo) avatar ed esplorare questo mondo virtuale come gli 01.ORG hanno fatto, mentre i ritratti digitali ricalcano certamente l’estetica della grafica 3D dei videogames, dai colori vividi e dai paesaggi seriali.

Eppure, al di là del facile gioco di specchi e rimandi culturali, resta il dubbio di un’indagine “leggera” e inconsistente, dove manca un vero “vissuto” dell’artista. Come i modelli di Warhol, i ritratti sono in qualche modo una creazione impersonale del mondo virtuale, un mondo dove gli autori dicono di aver trascorso del tempo, senza voler intervenire se non per ricreare uno spazio reale.

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Il mondo di Second Life, ormai diventato fenomeno di costume (anche se non ancora di massa), avrebbe forse meritato un sentito sbeffeggiamento o una burla colossale, un rovesciamento memorabile, non un’asettica riproduzione. Per quella, basta accendere una videocamera.

0100101110101101.ORG

http://slurl.com/secondlife/dowden/42/59/52/?title=Ars%20Virtua

www.rhizome.org

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