E’ singolare come spesso le esperienze “concrete” della Rete vengano trascurate dall’attenzione pubblica a scapito di teorie fumose che profetizzano chissà quale paradiso in Internet e nella sua sublimazione sociale.

Uno dei casi di ingiustificata inosservanza è l’Archimedes Project, parte della Digital Libraries Initiative Phase 2, un programma della National Science Foundation, supportato anche dal Classic Department della Harvard Univerisity, dal Max Planck Institute für die Wissenschaftsgeschichte di Berlino e da altre facoltà americane e inglesi. Una rete istituzionale che unita al network scolastico del Programme International de Coopération Scientifique (PICS) rende l’iniziativa digitale di primaria importanza nel panorama internazionale.

Il progetto consiste in una libreria digitale aperta che raccoglie i lavori più importanti e conosciuti della scienza meccanica. La meccanica è considerata oggi una parte della fisica, nasce da intuizioni e speculazioni filosofiche già tra i mesopotami, trova una base matematica in Archimede e alcune teorie in Aristotele, mentre diventa principale protagonista del pensiero scientifico con le leggi fondamentali della fisica che si occupano del movimento dei corpi e dell’azione delle forze grazie a Galilei e Newton. Il Max Planck Institute for the History of Science ha messo a disposizione un vasto patrimonio di testi che vanno dal III millennio a. C (preistoria della meccanica) fino all’aristotelismo rinascimentale, ma è previsto un ampliamento del patrimonio librario fino al periodo del declino della meccanica classica, con l’avvento della meccanica quantistica e della teoria della relatività generale.

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La suddivisione temporale focalizza giustamente l’attenzione sulla scienza come pratica di sapere piuttosto che sulla cultura come forma identitaria di civiltà antiche come quella della Mesopotamia, dell’Antica Grecia e della Cina, il mondo arabo e quello latino antico. Innumerevoli le innovazioni della meccanica nell’arco di tempo preso in considerazione e soprattutto incalcolabili le loro applicazioni pratiche: dalla navigazione agli armamenti, dall’edilizia alla costruzione di strumenti musicali.

L’enorme corpus digitale rimarrebbe materia inerte se non fosse sottoposto a una validazione empirica innovativa; ciò è possibile grazie ad un “sistema aperto di consultazione” che rende i testi stessi di nuovo produttivi in base alle ricerche effettuate. In un primo momento il modello informatico MPIWG (un software utilizzato, tra l’altro da progetti come l’European Cultural Heritage Online, ECHO) registra i risultati dei termini ricercati attingendo da dizionari storici, enciclopedia, memorie, ecc. La potenzialità del motore di ricerca (interfaccia DonatusXML-RPCI) risiede però nella possibilità di esecuzione di una ricerca morfologica: non solo necessari vocaboli (scientifici) interi quindi, ma bastano le radici etimologiche (nelle loro varianti). In questo modo si limita un grosso problema linguistico che si presenta quando colleghiamo testi classici occidentali con quelli arabi (una fonte indispensabile per opere con un sistema di scrittura diverso dal nostro e per la riscoperta degli originali greci, perché spesso sono le ultime opere tradotte rimaste).

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I risultati delle ricerche sono solo il punto di partenza di una successiva rielaborazione. Infatti il progetto, oltre ai già accennati database e motori di ricerca, offre uno user agent arboreale di organizzazione, ovvero un’applicazione per l’annotazione di testi XML che permette agli utenti di lavorare con versioni parallele di testi (supportati in alfabeto latino, greco, arabo, cinese con scritti anche in cuneiforme), in modo da ridisegnare il percorso del concetto scientifico ricercato per priorità, affinità, devianze o parallelismi; il tutto inserendo semplicemente dei metatag per identificare meglio alcuni nodi rispetto ad altri.

Si vengono così a creare di volta in volta nuove mappe concettuali (i cosiddetti Archimedes Bundle), che nella loro sedimentazione (ci sono bundle primari, cioè più resistenti alle riconfigurazioni e bundle secondari, dalla struttura più flessibile) sono capaci di riflettere i modelli mentali della storia della meccanica, alla base delle teorie e delle pratiche scientifiche che hanno accompagnato il lavoro dei classici. Queste strutture di pensiero “ridisegnate tecnologicamente” possono spiegare meglio come sono stati possibili innanzitutto alcuni fenomeni precursori delle teorie e delle scoperte scientifiche, come ad esempio l’atomismo, già dibattuto nell’Antica Grecia prima ancora che si avesse la certezza dell’esistenza di atomi. Allo stesso tempo le mappe concettuali potrebbero anche chiarire come la meccanica sia diventata un elemento centrale della produttività sociale grazie alla realizzazione di complicate opere architettoniche o di macchine anche senza la base scientifica e tecnologica di oggi.

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Gli obiettivi dell’utilizzo di un tale modello di libreria digitale sono tanto semplici quanto nobili: gli studenti delle scienze umanistiche, in particolar modo di storia della scienza, devono poter lavorare con interfacce flessibili ed accessibili, la strada imboccata è quella della linguistic middleware, metasoftware (o user agent) che sono in grado di far comunicare tra loro diversi software per sfruttare al massimo le potenzialità di diverse applicazioni che devono trattare un patrimonio eterogeneo di dati linguistici.

Ma i risultati del progetto non si fermano allo sviluppo delle interfacce. La ricerca, la diffusione e l’accrescimento del sapere rimangono l’obiettivo primario: si tratta cioè di riuscire in qualche modo a proseguire il modo di operare collaborativo della pratica scientifica nel web e ciò è possibile grazie alla realizzazione di un sistema comunicativo di testi che permetta link semantici multipli (e quindi non unidirezionali come i tradizionali del web), la contemporanea creazione e consultazione di contenuti (e non una rigida separazione come negli attuali siti web) e un metodo di scambio di idee più fluido, dove ogni studente può comunicare con altri che lavorano ad un progetto affine.


http://archimedes2.mpiwg-berlin.mpg.de/archimedes_templates

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