La pornografia, da quando è stata prodotta legalmente e ha dato vita a un suo mercato, ha avuto due svolte epocali causate dall’introduzione di dispositivi tecnologici che ne hanno cambiato i metodi di fruizione, i canoni formali, e le strategie di distribuzione.

Il primo avvenimento importante risale agli anni ’80, con la nascita della videocassetta; l’industria pornografica venne indelebilmente segnata dalla sua comparsa, anche da un punto di vista della qualità. Il cinema porno, che fino a quel momento aveva avuto qualche velleità di guadagnarsi una stima culturale oltre che di macchina commerciale, e cioè di essere vero cinema, perse definitivamente le speranze. Nel videotape vedeva infatti un supporto meno professionale della pellicola e meno raffinato. Ma l’industria si era comunque vista costretta a cambiare per esigenze di mercato, e a peggiorare qualitativamente i propri prodotti, a favore di una diffusione più estesa.

La pornografia usciva così dalle sale del cinema per entrare nelle case, in un altro formato che non fosse quello cartaceo. Fu una rivoluzione, per l’industria del porno in primis, ma anche per la società in generale.

La seconda grande svolta avvenne nella seconda metà degli anni ’90, quando le tecnologie digitali rivoluzionarono ulteriormente il mondo della pornografia, attraverso l’utilizzo di Internet come piattaforma di distribuzione.

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La pornografia a quel punto fece un ulteriore passo, e accanto ai prodotti mainstream, cominciò a vedersi una produzione di tipo totalmente diverso, realizzata da amatori, con mezzi non professionali, e con una ben più estesa gamma di sfumature rispetto al porno tradizionale. Si stava assistendo a una nuova rivoluzione, che connetteva il privato con il pubblico, e proiettava il locale sul globale, grazie a dispositivi tecnologici diffusi su larga scala. Era nato il genere che Sergio Messina chiama Realcore; un segno dei nostri tempi.

Sergio Messina, musicista, giornalista, produttore. La sua ultima ricerca lo ha portato a interessarsi, da un punto di vista antropologico ed estetico, all’immaginario pornografico amatoriale nel web, genere comparso dalla fine degli anni ’90. Il termine Realcore deriva dai due termini Softcore (sesso totalmente simulato) e Hardcore (sesso reale ma performato per la telecamera), usati per descrivere la pornografia. Ma il termine realcore va oltre, e descrive la produzione che proviene da gente reale con desideri reali, che fa vero sesso, non solo per la presenza della telecamera.

Messina espone in uno show, presentato recentemente il 27 ottobre al festival Transito ad Amsterdam, le impressioni e le considerazioni in merito a questo fenomeno; questa pratica, dove le nuove tecnologie si combinano ai desideri sessuali di gente comune, qualunque essi siano. In una chiacchierata con Sergio ho cercato di delineare alcuni tratti del realcore.

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Tiziana Gemin: Come è cominciata questa tua ricerca?

Sergio Messina: Ho iniziato perché quando sono andato online, una delle prime cose che ho cercato è stato il porno: se qualcuno non l’ha fatto forse dovrebbe cercare un medico. L’ho fatto anche per curiosità, per vedere com’è, e ho iniziato a trovare queste immagini. Sono molto attratto dal concetto di underground, mi piace la musica underground, la cultura underground, e quando ho capito che esisteva un porno underground ho dovuto indagare. A quel punto è successo che queste foto mi hanno raccontato una storia, e allora mi sono detto: forse queste immagini raccontano una storia anche per qualcun’altro.

Tiziana Gemin: Le immagini del mondo realcore sono caratterizzate da una bassa risoluzione dovuta all’utilizzo di tecnologie non professionali, dalla presenza ricorrente di soggetti che non sempre corrispondono a canoni estetici condivisibili, e da location improbabili. Puoi dirci da cosa nasce questo immaginario, e descriverci alcune sue caratteristiche?

Sergio Messina: Ci sono due eventi fondamentali in questa vicenda: innanzitutto l’arrivo della macchina fotografica digitale, che ha cominciato ad essere venduta nel ’95 e da lì in poi, come dispositivo, è diventato sempre più diffuso; in secondo luogo il fatto che sono stati resi disponibili spazi dove questo materiale potesse circolare liberamente, cioè Internet. Con queste due cose la gente ha potuto cominciare a produrre e diffondere la propria personale pornografia.

Nell’immaginario realcore c’è l’elogio della diversità fisica. E questo è chiaro facendo una comparazione fra i soggetti del porno mainstream e i soggetti del realcore. Ma c’è anche tutto un discorso sulle location: i soggetti realcore solitamente si esibiscono all’interno della propria casa, con l’idea della persona all’interno del suo ambiente. Personalmente adoro questo aspetto un po’ documentario, cioè che in una foto come questa si possa rintracciare un racconto relativo al luogo. E anche se così l’ambiente diventa molto identificabile, tutto sommato per il proprietario non ha importanza, come se il concetto di privato in pubblico non riguardi solo i corpi nudi, ma riguardi la propria casa nuda ed esibita. In certi casi c’è proprio questa impressione.

Alcune foto sembrano dei ritratti fiamminghi, per esempio con la signora in mezzo agli status symbol del suo benessere. In altre immagini ci sono dettagli non previsti come foto dei nipoti, biberon, regali di natale; perché chi ha scattato la foto non sapeva bene cosa stava facendo. Tecnicamente alla radice della foto realcore ci sono alcune regole ricorrenti, come la presenza della macchina fotografica all’interno della scena, o nel caso del video lunghe sequenze senza tagli, per mostrare comunque la veridicità di quello che sta accadendo.

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Tiziana Gemin: Si può dunque affermare che lo scopo di creare un’immagine realcore sia di documentare il reale?

Sergio Messina: Nelle foto amatoriali, quello che conta non è mai la bellezza, ma l’intenzione, e documentare l’intenzione richiede una tecnica particolare, nel senso che devi filmare o fotografare in maniera tale che si capisca che non è finzione. È la vecchia differenza tra il film “Independence Day”, che quando lo guardi sai che è finto, non ti aspetti che sia la realtà, e ti godi gli effetti speciali e il film “Fahrenheit 9/11″, che se fosse stato girato con un attore che faceva la parte di Bush non lo apprezzeresti così tanto, perché il bello è proprio vedere Bush, le facce che fa.

Qui è un po’ la stessa cosa: tu baratti una perfezione irraggiungibile, come quella delle pornostars, con l’intenzione reale della casalinga; e questa intenzione sembra essere un plus. Anche perché nella radice della parola amatoriale c’è la parola amore, e nella parola dilettante c’è diletto; vedendo le immagini amatoriali stiamo vedendo del diletto ed è questo che la macchina fotografica cerca di catturare. Ed è proprio questo che chi guarda cerca in un’immagine come questa: il diletto.

I primi a usare questa tecnica per filmare del porno sono stati i BDSM tedeschi e olandesi, negli anni ’80. Loro hanno inventato inconsapevolmente il genere, perché avevano l’esigenza di far vedere che quello che facevano era vero. Mentre nel porno mainstream il grado di verità si conosce, cioè che gli attori non si amano, nel caso di BDSM avere la certezza della verità, e il filmare per la certezza, cioè per testimoniare che la cosa è realmente accaduta, in un mondo di finzione, diventa fondamentale.

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Tiziana Gemin: Il realcore deve la sua nascita e diffusione all’utilizzo delle nuove tecnologie, le quali hanno evidentemente influenzato il pubblico a livello di pratiche sociali e comportamentali. Chi mette in circolazione queste immagini è consapevole di questo aspetto di cultura digitale che c’è dietro?

Sergio Messina: Coloro che producono materiale realcore usano “i ferri del mestiere”, ma lo fanno del tutto inconsapevolmente; non si rendono conto dell’aspetto di digital culture e del valore sociopolitico di questo, lo so perché ho corrisposto con molte di queste persone. Secondo la tesi che ho sostenuto in una presentazione ad Ars Electronica, la sessualità amatoriale, e il libero scambio di immagini su Internet, incarna in maniera perfetta gli ideali di chi Internet l’ha inventata; perché sono gruppi di interesse, gift economy, file sharing, digital lifestyle, vita online, online che interferisce su offline e viceversa. Gli individui che producono realcore sono come Derrick de Kerckhove vorrebbe che il mondo fosse; sono fra i primi ad aver “piantato la bandiera” nel mondo digitale. Sono perfettamente in quell’ottica. Ci aspettavamo il superuomo di Nietzsche e invece arriva un ciccione nudo, è interessante questo.

Per fare un esempio, una cosa tipicamente da cultura digitale è il “tribute”. Funziona così: io mi fotografo, pubblico la foto in un newsgroup con il subject: “tribute please”, e poi ci trovo il tribute di qualche spettatore. Accade quindi che che qualcuno ha stampato la fotografia, l’ha “usata”, ha interagito fisicamente con essa, poi ha fatto una foto digitale dell’oggetto in questione o di sé stesso mentre compie l’azione, e l’ha ripostata all’interno del newsgroup. Uno scambio tra digitale/ reale e digitale di nuovo, che è una cosa molto moderna. Digital people!.

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Tiziana Gemin: Lo spettatore, da passivo, può dunque diventare protagonista, e può rendere pubblico il suo privato. Credi che l’interattività sia uno dei fattori che rendono ancora più coinvolgente questo fenomeno?

Sergio Messina: Questa è la chiave, cioè che la gente ha avuto in mano la possibilità reale e realistica di fare del porno a casa. Negli anni ’60 si vendevano le chitarre, nei ’70 si vendevano le chitarre elettriche, e la gente finalmente aveva la possibilità di fare musica. Nel porno è successa la stessa cosa con le macchine fotografiche digitali, la gente le ha avute in mano e una delle prime cose che ha provato a fare è stata fotografarsi, fotografare il proprio partner, riguardarsi.

Inoltre solo grazie a Internet sono state possibili certe cose, la rete ha questa cosa che ormai conosciamo dell’istantaneità, dell’anonimità; ci si incontra tramite questo potente medium e a quel punto quello che hai in testa diventa un po’ più lecito perché c’è altra gente che ce l’ha in testa. Se hai una fantasia complicata, diventa rara da gestire senza la rete: se per esempio la tua fantasia è essere il pony di qualcuno e magari abiti a Thiene in provincia di Vicenza non vai al pub e alla prima persona che conosci dici: “Vorrei essere il tuo pony”; invece con Internet…

Poi per molti questo gioco è cominciato anche guardando foto di altra gente, quindi è chiaro che c’è questa dinamica di nutrimento. Però il fulcro è che a un certo punto la gente ha avuto la possibilità di produrre ed esibire il proprio porno. E l’oggetto di questa mia ricerca è dimostrare come il porno che questa gente ha prodotto fosse di natura radicalmente diversa rispetto al porno che s’era visto fino a quel momento, quello main stream.

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Tiziana Gemin: Ti ho sentito dire riguardo al Realcore: “La pornografia sta nello sguardo dello spettatore”. Puoi chiarire cosa intendevi?

Sergio Messina: Il porno è negli occhi di chi guarda e in molte situazioni uno dei punti fondamentali nelle immagini realcore è la bassa risoluzione: dove vedi poco immagini molto. Quindi a una bassa risoluzione corrisponde un’altissima temperatura, perché l’immagine si integra nella testa dello spettatore. Il genere bassa risoluzione/alta temperatura è uno dei segni della nostra epoca, nella quale riscuotono successo programmi come Real TV.

A parte questo, il porno sta negli occhi di chi guarda anche quando ci troviamo di fronte a certe immagini che oggettivamente non sembrano porno. Per esempio con gente vestita, come gli amanti del velluto che postano foto dove sono completamente ricoperti di questo tessuto: questo non è porno, nessun bambino sarebbe turbato nel vedere un’immagine così, tutt’al più chiederebbe se quello in foto è Sandokan o un ninja. E invece per qualcuno quella foto risulta eccitante. Molte immagini funzionano in questo modo, in certe si arriva addirittura alla definitiva assenza di ogni antropomorfismo, magari ci sono solo le scarpe; ma è lo spettatore che decide il valore da attribuire alla foto. Questo è il porno nell’occhio di chi guarda.

Tiziana Gemin: Credi che la comparsa di questo tipo di libera circolazione abbia avuto qualche effetto sulla pornografia commerciale? I professionisti si trovano in qualche modo a “imitare” gli amatori?

Sergio Messina: La grande maggioranza del porno che si vede esalta ancora la perfezione, si vende ancora quello. Si può ipotizzare che il realcore online sia il 20 % del traffico globale, ma è comunque tanto. Tuttavia alcune convenzioni tecniche sono state acquisite dai siti commerciali, capendo che il mercato voleva quello: convenzioni come il parlare in macchina ad esempio, cosa che non si era mai fatto prima nel porno mainstream; sono stati gli amatori i primissimi a farlo. E avviene spesso che i siti commerciali rubino le foto agli amateur e ci scrivano sopra che c’è copyright, mentre in verità l’immagine è dell’amatore che però non ha diritti di copyright e difficilmente farebbe loro causa, soprattutto se ha postato una foto imbarazzante.

I siti commerciali mungono questa gente per fare traffico. Per ovviare a ciò, talvolta chi crea l’immagine aggiunge frasi, direttamente sul corpo o sulla foto, per proteggerne la proprietà; anche se poi ci sono casi di esibizionismo, nei quali si rilascia comunque il copyright, lieti di potersi autoumiliare esponendosi al mondo.

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Tiziana Gemin: Tu presenti la tua ricerca sul Realcore in una specie di lecture/show, ma esiste anche un blog e dovrebbe uscire un libro; puoi raccontare qualcosa a riguardo?

Sergio Messina: Nel blog posto immagini che trovo, o parlo delle nuove tendenze buffe che vedo: è un modo per rimanere in contatto con gli spettatori che seguono lo show che faccio, perché sono attratto da questa sorta di legame che si crea quando porti il tuo corpo in un luogo e parli alla gente per un’oretta. Il legame può mantenersi vivo creando appunto un blog sul realcore.

Per me comunque il prodotto finito della mia ricerca è lo spettacolo, che è a metà tra la visita guidata in un museo e uno spettacolo di Beppe Grillo, nel quale racconto cosa ho visto e chiedo alla gente se ci vede le stesse cose. Il libro sarà una riduzione di questo, con molte immagini, ma si vedrà….


http://realcore.radiogladio.it/

www.radiogladio.it/fosforo/

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