La contemporaneità si trova ad essere irrimediabilmente influenzata, nei suoi molteplici ambiti, dall’utilizzo della tecnologia, che dovrebbe servire a semplificare la nostra esistenza e a rendere più immediata la condivisione delle esperienze. Le nuove tecnologie, tuttavia, ci condizionano e ci inducono a comportamenti non sempre spontanei, per permettere l’interazione fra l’uomo e la macchina; e obbligandoci a tali azioni, in qualche modo, esse complicano la nostra stessa vita.

Ci troviamo così in uno stato di intermittenza fra due condizioni, non opposte ma complementari, fra due termini che mescolandosi caratterizzano la nostra quotidianità; siamo oggi incessantemente in bilico fra semplicità e complessità. L’arte che utilizza come strumento creativo le nuove tecnologie racchiude in se stessa entrambi gli aspetti, e l’artista che si esprime con tali mezzi cerca spesso di occultare il lato tecnologico, di renderlo meno visibile, con lo scopo di accorciare la distanza psicologica che ci separa dall’inorganico, e farci “dimenticare” la complessità della macchina, per ottenere un’interazione più spontanea e umana.

In questa direzione si muove il lavoro dell’artista John Maeda , autore del libro The Laws of Simplicity; egli cerca di creare strumenti in grado di tradurre il suo linguaggio espressivo in quello della macchina, creando modelli di interazione alternativi che facilitino l’accesso alle tecnologie. Lo stesso Maeda è l’ispiratore del tema dell’edizione 2006 del festival Ars Electronica, tenutosi dal 31 agosto al 5 settembre a Linz.

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Il titolo del festival, Simplicity – The art of complexity, rappresenta proprio la duplice essenza che caratterizza molti fenomeni sociali, artistici, ma anche politici del mondo d’oggi; e le opere esposte durante il festival descrivono bene questo concetto.

Fra i lavori in mostra presso l’O.K. Centrum di Linz, The Messanger di Paul DeMarinis ha vinto il Golden Nica, premio assegnato da Ars Electronica, nella sezione Interactive Art. L’installazione connette in modo metaforico nuove tecnologie con altre più datate; e nel particolare accosta Internet al telegrafo elettrico creato dallo scienziato Francesco Salvà. Nel concreto, un computer riceve messaggi contenuti in email provenienti dalla rete, li transcodifica lettera per lettera, e li riemette in altra forma.

Uno dei dispositivi di ricezione è composto da 26 vasi di vetro, ognuno dei quali è riempito con un elettrolito e contiene degli elettrodi di metallo, rappresentanti ognuno una lettera dell’alfabeto. La corrente elettrica fa in modo che gli elettrodi cambino aspetto, da brillante a opaco, e producano bolle di idrogeno attorno alla lettera attivata dal messaggio proveniente dal web. Un secondo dispositivo consta di 26 scheletri, ognuno dei quali indossa un poncho con la lettera che rappresenta, e quando questa viene selezionata per trasmettere il messaggio, lo scheletro salta. Un ultimo dispositivo è composto da 26 vasi da notte di metallo, che emettono il messaggio tramite 26 differenti voci preregistrate. Le informazioni viaggiano attraverso il mondo per poi spegnarsi così.

(www.well.com/~demarini/)

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Un’altra installazione in bilico fra principi tradizionali e innovazione, è Hello world di Yunchul Kim , una sorta di memoria analogica temporanea esteticamente molto interessante.

Essa si presenta come una sorta di colonna, composta da 246 metri di tubi di rame, attraverso i quali viaggiano vibrazioni acustiche. Il messaggio vocale “Hello world ” codificato da un computer circola nel sistema e attraverso il ritardo acustico provocato dalla lunghezza dei tubi è possibile immagazzinare i dati. Più lungo è il percorso che le onde modulate devono percorrere, maggiore sarà il ritardo, e con esso più grande sarà la capacità di memoria. In questa installazione il ritardo è approssimativamente di 0,8 secondi, che equivale a un kilobit di capacità di memoria; dopo aver viaggiato all’interno dei tubi il suono è decodificato, e spedito a un monitor dove la frase viene infine visualizzata, e il messaggio può essere compreso.

Drawn , di Zachary Lieberman , è un lavoro che propone invece un tipo di interazione più immediata e intuitiva; esso fa in modo che un semplice disegno fatto a inchiostro prenda vita e di interagisca con le mani di chi l’ha creato, in modo spontaneo.

Su un tavolo si trova un foglio bianco sopra il quale l’utente è invitato a lasciare un segno con inchiostro e pennello. Una telecamera posta sopra la postazione di disegno riprende l’immagine, un software di animazione digitale elabora dunque il segnale video in real time, e lo proietta. Il risultato è un segnale video ibrido, che combina realtà effettiva e virtuale, dove la mano del fruitore può interagire con il segno che ha creato spingendolo e muovendolo attraverso lo schermo come se esso fosse animato.

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Un’altra opera interattiva molto curiosa è The Khronos Projector di Alvaro Cassinelli , che permette di vedere video preregistrati in un modo alternativo rispetto alla modalità alla quale siamo normalmente abituati. Essa propone al fruitore di manipolare fisicamente una superficie di proiezione deformabile, per causare un effetto sul tempo della proiezione; toccando cioè lo schermo, l’utente può mandare cronologicamente avanti o indietro, porzioni dell’intera immagine.

Su un altro tipo di interattività si basa il lavoro del gruppo G.R.L. (Graffiti Research Lab), che racchiude diversi progetti. G.R.L. vede lo spazio pubblico come luogo di hacking e di azione; l’idea è quella di usare la tecnologia per potenziare le possibilità espressive personali nella comunicazione urbana. Gli studi del gruppo hanno portato allo sviluppo di dispositivi che attraverso le nuove tecnologie cercano di migliorare i consueti strumenti da street art; le loro creazioni comprendono led magnetici lanciabili per essere attaccati su varie superfici, proiezioni urbane mobili, electro-graffiti, stickers con circuiti.

(http://graffitiresearchlab.com/)

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Ancora sulle strade, ma con tutt’altro intento si sviluppa il progetto The Road Movie, che cerca una modalità di proiezione del locale sulla sfera globale. Gli artisti tedeschi e giapponesi del gruppo Exonemo hanno installato su pullman, che viaggiano attraverso il Giappone, webcam che riprendono immagini del panorama circostante durante il tragitto e le inviano a un sito internet. Le immagini possono quindi essere stampate sopra modelli di carta del bus, da piegare in maniera precisa, per creare una versione tridimensionale ridotta del Road-Movie bus e allo stesso tempo per mostrare parte del panorama nel quale il mezzo è immerso in un dato luogo e momento.

(http://exonemo.com/RM/index.html)

Coinvolge invece la sfera esclusivamente fisica, il lavoro di Kaffe Matthews – Sonic Bed_London ; un’installazione dal design semplice e sobrio che offre un modo alternativo di sentire la musica. Per utilizzare questo sistema audio bisogna stendersi su un enorme letto, sotto il quale sono posizionati una serie di 12 altoparlanti in grado di riprodurre frequenze sonore molto alte e molto basse, che possono essere percepite sulla pelle e sulle ossa, più che tramite l’udito. L’effetto è quello di un massaggio di frequenze armoniche, che passano vibrando attraverso il nostro corpo.

Installazioni a parte, Ars Electronica anche quest’anno ha saputo creare una serie di eventi decisamente coinvolgenti. La programmazione musicale è stata molto interessante, soprattutto nella serata domenicale dal titolo Some Sounds and Some Fury, che ha saputo prendere le linee della tradizione e allargarne i confini, mettendo in luce le possibilità offerte dalle nuove tecnologie di espandere le modalità di comporre musica, ma anche di fruirla. Fra i live è stato particolarmente apprezzato quello di Ryoichi Kurokawa, precedentemente visto in Italia al festival Mixed Media di Milano lo scorso Maggio 2006, che con le sue performance mette in luce quanto suono e immagine possano combinarsi in un’unica risultante in modo estremamente armonioso, senza che una delle parti prevalga sull’altra; oltre a regalare forti suggestioni tramite una grafica astratta, mescolata indissolubilmente a ritmi minimalisti.

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E ancora è stata suggestiva l’esecuzione di Naut Humon (Recombinant Media Labs) agli effetti sonori, con Ulrich Maiss al violoncello, e Masako Tanaka agli effetti visivi; un modo elegante, ma potente, di proporre l’influenza fra suono e immagine.

Fra le altre performance ricordo inoltre quella del duo Matmos (Drew Daniel, Martin Schmidt) assieme a Zeena Parkins , eseguita su una barca presso il porto di Linz, i quali riuscivano a creare sonorità da grandi diapason appoggiati sopra blocchi di ghiaccio secco, le cui vibrazioni, date dal progressivo cambiamento di stato del ghiaccio, venivano amplificate e fornivano un’insolita cornice sonora.

Inconsueto nell’ambito della musica elettronica, quanto trascinante, è stato infine Black One , del duo SUNN O))) , nato dalla collaborazione di Stephen O’Malley e Greg Anderson provenienti entrambi dalla scena black metal/doom. Il live dalle sonorità primitive, e al contempo drammatiche, ha evocato un’atmosfera esoterica, a base di suoni estremamente lenti e pesant; e ha dimostrato che il loro motto funziona: “il massimo volume rende ottimi risultati”.

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La vera novità di Ars Electronica 2006 è stata comunque la giornata del sabato, dal titolo: Going to the Country – A Day-trip to the Hinterland in Search of Simplicity. Il pubblico del festival è stato trasportato tramite pullman a St. Florian, a circa 15 km da Linz, dove all’interno del monastero barocco della cittadina si sono tenute performance musicali e conferenze, e sono state esposte diverse installazioni. Uno dei problemi della location è stato l’eccessivo sovraffollamento delle sale destinate alle lecture, che rendevano in alcuni casi impossibile l’accesso.

Una giornata davvero insolita all’interno del consueto programma del festival e con tanti ospiti presenti. Fra le varie proposte, un concerto suonato con le campane del monastero, da una composizione di Michael Nyman. Una serie sperimentale di opere che riflettono sulla forma del codice, con un nuovo modo di guardare il linguaggio di programmazione e le strutture del software, di Ben Fry. Esempi di animazioni generative a cura di Lia e Miguel Carvalhais e la curiosa performance sonora di Hilke Fahrmann e Jurgen Schneider con uno strumento musicale di loro invenzione, lo “Scapha”, una lunghissima chitarra d’acciaio da suonare a più mani e collegata a un software che ne elabora e riproduce il suono.

Per quanto riguarda gli altri eventi legati al festival, sono rimaste invariate le location nella città di Linz, come l’Ars Electronica Center con la sua esposizione permanente, dove si sono anche tenuti interessanti panel e sono stati esposti nuovi lavori accanto a quelli degli anni passati. Fra le nuove opere, molto interessante Morphovision –Distorted House di Toshio Iwai , un sistema che mette in rilievo i fenomeni legati all’effetto della luce sugli oggetti, dove una casetta in miniatura ruota ad alta velocità e sembra cambiare consistenza e morfologia come se fosse un’animazione e non un solido. Ma il cambiamento in realtà è solo simulato tramite l’illuminazione data da speciali luci. La trasformazione varia selezionando con un bottone uno dei diversi pattern previsti, che modificano la forma della luce e la combinano con il movimento di rotazione, creando una nuova realtà.

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Presso il Lentos Museum of Art è stato invece possibile vedere il lavoro Nature dello stesso curatore dei simposia di questa edizione John Maeda. Nature è una serie di brevi ed ipnotiche sequenze video, generate da un software creato dall’artista stesso, ispirandosi all’espressionismo astratto; lo scopo di Maeda era di poter “dipingere” con il computer in una maniera gestuale. I suoi motion painting presentano immagini astratte, che possono in qualche modo evocare forme naturali, in costante evoluzione attraverso sottili cambi di colore e forma.

La Linz’s University of Art, che ogni anno presenta un diverso showcase di lavori provenienti da istituti d’arte di tutto il mondo, in questa edizione ha esposto i progetti degli studenti provenienti dalla University of Art and Design di Helsinki con una scelta di lavori che spaziavano dal video, alle installazioni, a dispositivi per scopi ludici.

Infine la piazza principale di Linz, Hauptplatz, ospitava diversi altri progetti interattivi. Fra questi Moon Ride di Assocreation , dove gli spettatori erano invitati a partecipare pedalando su apposite biciclette, al fine di generare l’energia necessaria per alimentare una grande batteria che andava ad accendere un enorme pallone luminoso sospeso in aria sopra piazza. Una luna artificiale accesa sulla comunità digitale che ha preso parte a Ars Electronica 2006.


www.aec.at

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