Ryoichi Kurokawa è un giovane artista audiovisivo di Osaka. Attraverso clip, album, installazioni e performances declina universi sinestesici vibranti e raffinati, nei quali il minimalismo glitch si scompone e si ri-assembla in strutture più complesse e vertiginose.

Secondo alcuni visionario e geniale, secondo altri formale e tecnicistico, il suo è un lavoro con il quale, volenti o nolenti, ci si deve confrontare: l’attenzione continua per la sinestesia, la capacità di far veleggiare l’immaginazione e la cura meticolosa per i passaggi e la definizione fanno del lavoro di Kurokawa qualcosa di molto vicino ad uno standard qualitativo per chi si vuole confrontare con il mondo dell’audiovideo.

Abbiamo avuto modo di vederlo in anteprima nazionale al festival Mixed Media che si è tenuto a Milano lo scorso mese di Maggio (dopo una gustosa anteprima dei suoi lavori nella rassegna video all’interno del festival Dissonanze 2006) e abbiamo riconosciuto in lui un talento unico, a prescindere dai giudizi soggettivi, capace di esprimersi con la medesima intensità sia nella componente sonora che in quella visuale dei suo lavori. Per questo e moli altri motivi abbiamo deciso di intervistarlo, cogliendo in questo ragazzo una maturità artistica e umana assolutamente rara per la sua età.

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Bertram Niessen: Prima di tutto vorrei chiederti qualcosa a proposito della tua idea di integrazione audiovisiva. Nel tuo lavoro i suoni e le immagini sono sempre strettamente correlati e c’è una forte attenzione nei confronti della sinestestia. Ci puoi dire qualcosa al proposito?

Ryoichi Kurokawa: Secondo me l’audio è una cosa, l’immagine è tutt’altra cosa, questo per le meno nel mio lavoro. C’è una grande differenza infatti tra la luce e il suono, anche se quando creo dei lavori audiovisuali considero il suono e le immagini come un’unità non separabile. A parte le collaborazioni con i musicisti, quando immagino l’idea per un lavoro, le immagini e i suoni mi arrivano in mente simultaneamente: queste idee appaiono nella mia immaginazione in modo astratto come se le immagini avessero un suono e il suono avesse delle luci.

Bertram Niessen: Il tuo lavoro sembra sempre molto equilibrato e cool. Il design ha un’influenza particolare nel tuo lavoro? E, più generalmente, quali sono le discipline artistiche che hanno più importanza per te?

Ryoichi Kurokawa: L’elemento che ha un’influenza principale su di me è la natura. Ci sono diverse forme astratte visive e sonore, diversi colori, flussi di suoni e luci; e poi c’è la sua velocità e la sua prospettiva. Le assorbo e le memorizzo fino a che non andaranno a costituire l’origine dei materiali di composizione. Inoltre, prendo le mie idee dall’architettura, dalla letteratura e dalla fotografia.

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Bertram Niessen: Ci puoi dire qualcosa a proposito della realizzazione delle tue performances e dei tuoi video? Solitamente parti dal suono o dalle immagini? O tutto nasce, piuttosto, da una tecnica specifica che ti stimola?

Ryoichi Kurokawa: Prima della creazione materiale ho già definito il concept; si tratta di realizzarlo con il PC. Mentre lavoro, a volte nascono delle piccole differenze con ciò che avevo immaginato all’inizio, quindi diverse varizioni diventano disponibili. Principalmente non si tratta di disegnare quello che immagino nella mia mente. Per prima cosa, trasformo informazioni visuali. Quando si è formata una bozza della parte visuale, conduco una trasformazione dell’informazione sonora e procedo con l’audio, poi completo la parte video. Infine, aggiusto sia l’audio che il video. Quindi, fondamentalmente, ho tre grandi fasi generali di operazioni: video-> audio-> video.

Bertram Niessen: Qual’è il set-up tecnico delle tue performances?

Ryoichi Kurokawa: Fondamentalmente, una live performance è una proiezione multi-canale. Controllo il materiale audiovisuale con due laptops e un controller MIDI. Visto che i due laptops sono collegati attraverso un network locale, posso mandare valori/messaggi da un computer all’altro. Dopodichè, mando l’output da entrambi i computer e l’audio da uno solo.

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Bertram Niessen: Grazie ai lavori di Ikeda, Sakamoto e Merzbow in Italia abbiamo l’idea che il Giappone sia la Terra Promessa dell’arte electtronica sperimentale. E’ vero? Qual’è la tua esperienza in questo senso?

Ryoichi Kurokawa: Forse gli europei hanno quest’impressione, ma io non sono d’accordo. Secondo me la scena dell’arte elettronica sperimentale non è molto popolare in Giappone. Lì infatti non ci sono molti grandi festival come in Europa, qundi molti artisti giapponesi svolgono la propria attività proprio in Europa, non in Giappone.


www.ryoichikurokawa.com

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