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INTERFERENZE, ELECTRONATURA INCONTAMINATA
Txt: Annalisa Turroni
Si è svolto all’inizio di agosto il festival di arte elettronica e nuovi media Interferenze, proprio in quei primi tre giorni leonini che hanno il sapore di vacanze, proprio in quell’intervallo nell’agenda estiva che propone ben poco, proprio in quelle località geografiche che poco hanno da offrire a un pubblico attento ai nuovi media, proprio nella cornice più impensabile che l’aura digitale potesse vagheggiare.
In una selva d’altura, immersa nella Valle Caudina, a cavallo fra Benevento ed Avellino, un bosco è diventato lo scenario di un festival che, alla sua quarta e gloriosa edizione, è riuscito a coniugare arte e territorio, natura e tecnologia. In tre giorni, è riuscito a scuotere i monti del Partenio e ha regalato performance d’avanguardia che, tutte insieme, è difficile vedere in altri contesti. Le sezioni che componevano il ricco cartellone del festival erano quattro: Suoni, New media, Workshop e Naturalis Electronica. Dal pomeriggio, fino a notte inoltrata, sui diversi stage, si sono alternati non solo le performance musicali degli artisti, ma anche il loop dei video-screening, i workshop e le conferenze, sempre molto seguite ed apprezzate. Butterò nel calderone un po’ di nomi e suggestioni, fra le incontenibili che mi sono piovute addosso in quei giorni.
Una nube bassa e torva ha minacciato il festival per tutti e tre i giorni, ma si è realmente sfogata solo poco prima dell’esibizione di Biosphere, che ha recuperato poi, in scivolata, l’esibizione il giorno seguente. Gli artisti, noncuranti delle previsioni nefaste, si sono esibiti con esplosioni videoacustiche. A proposito di sole vacante, va ricordato il workshop tenuto da Ralf Schreiber, che ha guidato i partecipanti al seminario nella costruzione di insetti elettronici (che sfruttano, appunto, l’energia solare) che emettevano suoni e si animavano.
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Per ciò che concerne la sezione sound, gli artisti sono stati di grande quantità. Sopra tutti va citato Deadbeat , che ha chiuso le serata del venerdì con il botto: divertito e divertente, il canadese sembrava non volersi staccare dalla consolle, preso com’era dall’agitare le folle. Dopo di lui, ad un orario davvero azzardato, è seguita la performance de I Ragazzi della Prateria (esibitisi nella sezione FLUX PEOPLE, grazie alla media partnership di Flux-Mtv), duo friulano che ha portato sul palco un’ondata di vjng acrobatico, per mezzo dei loro software e dei loro arzigogoli.
AGF e Vladislav Delay , coppia nella vita ma non sul palco, hanno poi regalato i momenti forse più intensi del festival: la e-poetress e l’originale produttore finlandese hanno accompagnato il pubblico in un viaggio sensoriale penetrante e vigoroso. Anche i norvegesi Deaf Center non sono stati da meno: alla loro prima comparsata insieme, hanno saputo tenere alto l’onore della Scandinavia, che, in questa cornice, ha davvero ricordato che il vento del nord può portare molte novità a cui non dovremmo far altro che adeguare l’orecchio. E l’occhio.
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La sezione video, poi, curata da Valentina Tanni, ha regalato momenti di altissima arte-video. L’opera del duo britannico Semiconductor, World in Flux, è stato uno splendido accompagnamento per i giorni di festival e le architetture naturali hanno sfumato verso il digitale e verso la morbida sperimentazione formale.
Un esperimento alquanto interessante e curioso è stato poi inaugurato, all’interno della sezione province digitali: si è trattato di VERDICHTUNG VON: VALLE CAUDINA/CONDENSAMENTO: VALLE CAUDINA , una performance curata dai fratelli austriaci Troyer e dal cuoco viennese Furtenbach che, nei tre giorni di svolgimento del festival, hanno ininterrottamente “condensato”, non solo metaforicamente, i suoni e le prelibatezze gastronomiche locali. I suoni prodotti durante il processo di manipolazione gastro-acustica sono stati trasformati dai tre e diventati oggetto di campionamento acustico.
Per passare poi alla sezione software/interactive, curata da Juha Huuskonen, media artist e designer finlandese, non è possibile non accennare alle animazioni interattive de Le Ciel est bleu, al video-environment di Marianne Decoster-Taivalkoski (col progetto Acquatic) e agli algoritmi di Casey Reas , che hanno creato quadri digitali mutanti.
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Ad esplorare il paesaggio sonoro di San Martino Valle Caudina, poi, ci hanno pensato anche i progetti IMPROVe e An Earful of Italy . Quest’ultimo lavoro, di Jean-Philippe Renoult, Kate Sieper e della splendida Dinah Bird, ha coinvolto gli abitanti locali durante la settimana del festival, raccogliendo suoni e storie relative al modo in cui le persone sperimentano il proprio ambiente sonico. IMPROVe ha poi distribuito al pubblico apparecchi per creare un’ esecuzione musicale improvvisata, costruita sui suoni che sono stati raccolti dall’area di San Martino Valle Caudina.
Una quarta edizione matura, dunque, ed apprezzata: gli artisti si sono dimostrati tutti di alto livello e il riuscito tentativo di calare l’arte digitale nel contesto della natura incontaminata si è dimostrato una scelta vincente. Non resta che rimanere in attesa di una nuova edizione.



