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Full Stealth, Director Vjing

Nate Taylor aka Full Stealth ha 30 anni e vive a New York. E’ un personaggio eclettico, lavora da oltre 11 anni nell’industria cinematografica e da qualche tempo ha fondato la Full Stealth Films, la sua casa di produzione.

E’ molto conosciuto come regista ma anche come vj e, come lui stesso si descrive sul suo sito: ‘Se un’immagine vale mille parole e un video corre a 30 frame al secondo…allora di seguito trovate 30.000 parole per secondo di descrizione di me stesso.

Il suo background registico influenza considerevolmente il suo approccio al vjing, combinando con classe ed efficacia le tecniche di live video mixing con quelle di film making all’interno delle sue performance. Anche se il grande sogno di Nate è ormai dietro l’angolo e poco ha a che fare con il mondo del missaggio video in tempo reale: la realizzazione di un lungometraggio. Con la sua casa di produzione infatti, il giovane newyorkese sta completando la fase ri raccolta fondi per iniziare un film indipendente il cui inizio è previsto per il 2007. Abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Full Stealth, da cui emerge chiaramente la sua duplice attitudine, dalla regia classica e al vjing.

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Elena Vairani: Prima di tutto, tu sei un regista. Come ti sei appassionato anche di vjing?

Nate Taylor: Ho lavorato nell’industria cinematografica per gli ultimi 11 anni, sperimentando ogni aspetto del lavoro, dalla guida delle gru, al montaggio degli spot tv, fino alla regia. Ho iniziato a fare performance live video come laboratorio creativo, come un’opportunità per provare cose che non avevo mai avuto modo di testare come filmaker. La mia idea originale era quella di fare da partner a un dj di musica elettronica, musica con dei BPM ben definiti. Tagliare dei filmati quicktime che corrispondevano ai BPM, mixarli con due computer diversi; in pratica dare il tempo alle mie clip come il dj dà il tempo al disco che sta suonando. Sfortunatamente è troppo limitativo costruire una libreria sui BPM delle clip; cosa dovrei fare se ho una bellissima clip a 120 BPM ma il disco che sta suonando è a 135?

Ho capito che per lavorare con diversi artisti, anche di generi musicali differenti, avrei dovuto creare un gran numero di piccole clip grezze e mixarle spontaneamente a tempo mentre la musica scorre. A quel punto ho iniziato davvero a fare il vj. Ho iniziato quasi subito ad usare i software di vjing, come Vidvox Grid e Livid Union, che mi hanno aperto un nuovo mondo di cose che si possono fare manipolando i video. Continuo ad aggiungere hardware e software alla mia attrezzatura, cercando continuamente di aumentare le possibilità di ciò che posso fare durante una performance video.

Elena Vairani: Hip hop, rock, raggae. Mixi i tuoi visual con generi musicali molto diversi, ma è sempre la stessa cosa per te? Qual è il genere musicale più vicino a te?

Nate Taylor: Mi diverto a mixare con tutti i tipi di musica. Ogni genere e ogni singolo artista rappresenta una sfida diversa. La musica elettronica molto intensa o qualsiasi genere carico di energia fa sì che io dia il meglio di me nelle performance. In termine di riuscita dei video invece posso dire che una bella band live con un forntman molto attivo mi fornisce il migliore materiale video da telecamera (che di conseguenza mi permette di realizzare anche le cose migliori una volta acquisita). Comunque ogni spettacolo è unico e irripetibile, dipende dall’allestimento del palco, dai performers e dal pubblico.

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Elena Vairani: Cosa ci puoi dire dellla tua attrezzzatura per i live? Puoi provare a descrivere un tuo ‘tipico’ vj set?

Nate Taylor: La mia strumentazione per i live consiste in: 2 G4 Mac Powerbooks (uno con Livid Union e l’altro con Vidvox), un mixer Edirol a 4 canali, un monitor video Numark VM-03, una telecamera Apple iSight (per catturare i loops dal vivo), un Kaoss Pad Entrancer della Korg, un controller Midi Faderfox LV1, un midi controller M-Audio Trigger-Finger, 2 Lacie Pocketdrives (per le sorgenti video), 2 Cable Electronics s-video distribution amplifiers (uno per l’ingresso della telecamera, l’altro per la mia uscita) e una telecamera Panasonic DVX-100A video con un adattatore Century Optics Wide Angle Lens.

Carlo de Jesus, il mio cameraman, è fondamentale per le mie performance. A differenza del cameraman tradizionale, Carlo non riprende cose destinate ad essere riviste e montate in seguito, ma riprende appositamente un certo momento. Utilizzando da solo diverse combinazioni di zoom, messa a fuoco e spostamenti mi invia materiale ripreso live, artistico ed astratto, manipolato come la musica. Lui guarda anche l’uscita video nel frattempo, per cui a seconda di come sto utilizzando il suo materiale lui cambierà tecnica per creare il maggior impatto visivo possibile. Ho grande fiducia nella capacità artistica delle riprese live di Carlo, e la utilizzo come spina dorsale di molti dei miei vj set. Mescolo il suo lavoro con altre clip, distorco e applico effetti, campiono e ‘scratcho’. Finchè il nostro lavoro è strettamente correlato, spesso diamo vita ad un rapporto di simbiosi durante lo spettacolo, creando entrambi in contemporanea visual che completano e innalzano l’arte di ciascuno di noi.

In generale utilizzo in modo predominante clip video originali di oggetti mondani (taxi, alberi, folla, fuochi d’artificio…) e poi li combino e avvolgo queste immagini facilmente riconoscibili con le riprese di Carlo (i performers, il pubblico, oggetti della sala, io…) e li rendo astratti. Le immagini diventano incredibilmente dense e più ‘pesanti’ mano a mano che proseguo il set, ma lo spettatore riesce ancora a vedere momenti in cui può riconoscere il cuore del visual. Mi sono reso conto che dare al pubblico qualcosa di concreto e riconoscibile a cui aggrapparsi è meglio che creare un’esperienza completamente astratta.

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Elena Vairani: Ci spieghi il diverso rapporto di interazione che cerchi di instaurare con il pubblico quando realizzi un corto, uno spot pubblicitario o un vj set? In akltri termini,, è sempre lo stesso elemento che crea il rapporto o è diverso?

Nate Taylor: La migliore risposta che puoi avere dal pubblico è in un teatro chiuso, dove loro guardano il film che hai realizzato e ridono, rimangono senza fiato e piangono al momento giusto. O al momento sbagliato! E’ affascinante vedere le reazioni della gente davanti a una scena, diverse da come te le eri immaginate. Riguardo invece agli spot commerciali che ho realizzato, non ho mai potuto vedere le reazioni della gente finchè non mi sono trovato a frequentare le case delle persone mentre guardavano la TV. A volte è capitato di essere in un bar e vedere uno dei miei spot alla tv. Mi guardo intorno per vedere se qualcuno sta guardando, ma di solito tutti continuano a bere e mangiare o parlare, per cui non ho una misura standard di reazione.

Uno dei miei aspetti preferiti del vjing invece è proprio l’interazione diretta con il pubblico e la risposta immediata. Sono un performer molto attivo: saltello intorno, cambio l’attrezzatura, e canto se conosco il pezzo. Quando inizio a scaldarmi, cerco non solo di raggiungere il pubblico ma anche il performer. Di solito il pubblico è più sensibile ad alcune clip ed effetti più che ad altri. Ad esempio ho un paio di clip, di un mio amico che balla come un matto davanti al bluescreen, che riesco a manipolare a tempo con la musica: ogni volta il pubblico si scatena con lui! Le persone si agitano anche quando Carlo riprende il pubblico, che si vede proiettato e manipolato dagli effetti sui maxischermi.

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Elena Vairani: I tuoi programmi futuri sia come regista che come vj?

Nate Taylor: Ho sempre sognato di realizzare un lungometraggio e alla fine sto trasformando questo sogno in realtà. La mia casa di produzione, la Full Stealth Films (www.fullstealthfilms.com), sta attualemente raccogliendo i fondi per finanziare un film indipendente, che prevedo di iniziare a dirigere all’inizio del 2007. Ho un paio di piccoli lavori di regia all’orizzonte ora, ma la mia priorità è il film.

Per quanto riguarda il vjing invece, voglio continuare a fare gig sempre più importanti e complessi, magari fare anche un piccolo tour, line up e tempo permettendo. Sto cercando di incorporare Ableton live nei miei live set, come sequanziatore midi per controllare i software di vjing. Inoltre alla gente piace tanto la telecamera live di Carlo, per cui ho in programma di integrare altre telecamere al mixer, posizionate in posti interessanti e inusuali. Che ne so, per esempio sulla corda di una chitarra.


www.fullstealth.com/

www.fullstealthfilms.com

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