La loro home page parla chiaro. Qui non si usano DRM, niente porcate digitali per proteggere eventuali diritti d’autore. E per essere ulteriormente digital-sostenibili, tutta la musica acquistata è compatibile con qualisasi ipod, lettore mp3 o diavoleria elettronica disponibile sul mercato, la cui isteria mette oramai a dura prova la pazienza di vecchie e nuove generazioni.

Queste sono solo alcuni dei tratti caratteristici di un progetto tanto ambizioso quanto pioneristico nell’attitudine e professionale nella realizzazione. Si tratta di BeatPick, giovane netlabel londinese (ma creata e gestita da italiani) che vanta nel suo ricchissimo rooster di artisti, musicisti come Tobor Experiment, Groove Generator, FRD, Double6, Synthead e molti altri (vedere sul sito beatpick.com la lista di artisti, dal rock al jazz, dall’elettronica alla sperimentale, dalla dance all’hardcore, dalla downtempo all’hip hop) che hanno avuto modo di farsi conoscere e apprezzare all’interno di quel vitalissimo mondo della musica indipendente che circola liberamente in Rete, fatto di mailing list e podcast, netlabel e progetti audio condivisi.

BeatPick è quindi una netlabel, una realtà a bassissimo budget che diffonde e distribuisce musica free in Internet, allo scopo di usare la Grande Rete come strumento di promozione e cassa di risonanza per diffondere a quanta più gente possibile e nel modo più economico possibile, la musica dei propri artisti. E fino a qui niente di nuovo, per lo meno per chi sa che la musica di oggi (e quella di domani, of course) non è solo CD e DVD, filesharing e battaglie sui diritti legali spsso fini a se stesse.

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Ma ciò che ha solleticato la mia attenzione è stato l’approccio del tutto inedito adottato da questa netlabel:un modo di utilizzare Internet a 360 gradi, andando oltre le normali attività di una label digitale, utilizzando non solo il sito web quindi in maniera dinamica e completa (da non perdere per esempio il blog interno in cui vengono fornite tutte le informazioni e le novità su temi della free music in Rete), ma agendo anche come promotore e centro nevralgico di ulteriori iniziative.

Per esempio la possibilità di acquistare direttamente i diritti di riproduzione di un brano in funzione del tipo di licenza d’uso (notevole la varietà di licenze e la semplicità di acquisto dei diritti come si può vedere cliccando qui – http://www.beatpick.com/licence.php?cPath=23&products_id=50) e dell’utilizzo commerciale che ne viene fatto (sempre sotto licenze Creative Commons), la possibilità di commissionare musica e progetti agli artisti della label, lopzione di poter ascoltare i brani prima di un eventuale acquisto, l’apertura imminente di altri BeatPick locali primo tra tutti una versione cinese, i progetti aperti con televisioni satellitari, radio e podcast internazionali tra cui il Digipod (www.digicult.it/podcast) che potrebbe portare presto a interessanti sviluppi.

Anche il rapporto tra i labeller e gli artisti è piuttosto raro e al passo con i tempi: nessun contratto capestro, la possibilità di recidere i rapporti nell’arco di 30 giorni, divisione 50 e 50 dei guadagni, la possibilità non indifferente di diffondere la propria musica in modo mirato e professionale attraverso canali specifici. Abbiamo parlato di questo e molto altro con David, uno dei membri fondatori di BeatPick, per dimostrare come si possano mettere in pratica i dettami di una corretta e moderna etichetta di produzione/distribuzione in Rete, che sappia soddisfare le esigenze libertarie di una nuova generazione di music addicted ma che sappia anche difendere i diritti e le esigenze degli artisti.

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Marco Mancuso: Mi racconti come e quando è nato il progetto di BeatPick?

David: BeatPick.com è stata lanciata lo scorso febbraio 2006 in risposta a un crescente senso di insoddisfazione sentito dagli amanti della musica e gli artisti verso le grandi case discografiche. Il nostro obiettivo era, e rimane, quello di creare una piattaforma dove artisti emergenti e affermati possano mantenere tutti i vantaggi di essere indipendenti, ma dove gli e’ possibile usufruire allo stesso tempo dell’aiuto di una etichetta per la promozione, pubblicazione e tecnologia web di cui hanno bisogno. L’idea è che sia possibile aiutare artisti e band con il marketing, la vendita dei diritti d’uso e la distribuzione dei loro album/ep offrendo loro un servizio che sia equo e che non li costringa ad accettare lunghi contratti esclusivi.

Pensiamo inoltre che sia possibile dare fiducia alle persone e quindi non usiamo DRM. Offriamo l’ascolto gratis dei nostri album per intero e diamo il permesso di copiare la musica comprata un ragionevole numero di volte.

Marco Mancuso: Con quali artisti avete incominciato e come li avete convinti della bontà dl vostro progetto?

David: Abbiamo cominciato con 30 artisti/band selezionandoli da oltre 1000 album che abbiamo ricevuto durante i 3 mesi prima che BeatPick.com aprisse. Avendo a disposizione un gran numero di contatti nell’industria della musica non è stato difficile attrarre l’attenzione di musicisti indipendenti. Inoltre abbiamo creato un sito con molte informazioni su quello che facciamo e di solito gli artisti che ci contattano sono già convinti di aderire alla nostra iniziativa.

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Marco Mancuso: Cosa significa all’atto pratico fondare e aprire una netlabel, quali vantaggi e quali svantaggi rispetto a una label tradizionale?

David: Una netlabel significa moltissimo lavoro. Siamo un piccolo team e tendiamo a lavorare quasi 12 ore al giorno e spesso anche al weekend. Bisogna essere sempre efficienti e rispondere alle email nel tempo più breve possibile specialmente se si lavora nel campo dei diritto d’uso per film e tv.

Gli artisti a BeatPick.com hanno a loro disposizione una piattaforma da dove possono distribuire digitalmente la loro musica e venderne i diritti d’uso. I nostri artisti beneficiano anche della pubblicità online, online viral advertising e podcast, oltre alla possibilità di collaborare a distanza su nuovi progetti. Al contrario di una record label tradizionale dove gli artisti percepiscono solo una piccola percentuale dei profitti che vengono pagati solo dopo che le spese sono state coperte, a BeatPick.com gli artisti dividono 50/50 i guadagni e tutte le spese sono a carico nostro. In una record label tradizionale, gli artisti sono legati a lunghi contratti esclusivi, mentre a BeatPick.com firmano un contratto non esclusivo che può essere terminato in ogni momento.

Nel campo della compravendita dei diritti d’uso tagliamo fuori gli intermediari, i publisher di musica e gli avvocati che assottigliano il guadagno degli artisti. Creiamo quindi una procedura più amichevole, semplice, automatica e trasparente. Servono solo pochi minuti per comprare il diritto ad usare la musica per film e tv; la musica può essere testata gratis prima che il progetto diventi commerciale e le produzioni possono richiedere tutto il nostro catalogo da avere a disposizione; è possibile richiedere lavori su commissione e aiutiamo con il taglio e looping delle tracce. In questo modo vogliamo attrarre professionisti, art houses, piccole e medie produzioni e dare un giusto guadagno agli artisti.

Incoraggiamo anche l’uso gratuito della nostra musica per progetti non commerciali e podcast. Pensiamo che ogni cosa che possa far entrare la nostra musica in progetti in via di sviluppo possa in futuro risultare in una crescita delle nostre vendite.

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Marco Mancuso: Dalla mia esperienza direi che si tratta di un approccio del tutto corretto. Quali potenzialità e quali vantaggi vi offre la Rete nonchè l’arrivo di linee sempre più veloci?

David: Tutto il nostro business è impostato sapendo che la rete e le linee saranno esponenzialmente più veloci. Su broadband riusciamo a offrire una varietà di formati musicali compreso file WAV che sono molto grossi. In più possiamo offrire streaming di mp3 a 128kbps di interi album oltre che una compravendita dei diritti d’uso della musica completamente online. Tutto ciò sarebbe impensabile con linee a 56kb e molto difficile anche con le prime broadband.

Marco Mancuso: Come si muovono le vostre partnership in Rete e non?

David: Spendiamo molte ore al giorno sistematicamente perlustrando la rete per cercare persone o organizzazioni con cui ci piacerebbe lavorare. Le contattiamo e vediamo se ci sono opportunità che possano interessare entrambe le parti. Da qualche mese stiamo anche ricevendo un grande aumento delle proposte di partnership, da parte di agenti che si occupano della vendita dei diritti d’uso, da siti che si occupano di fare music reviews e da varie accademie di film ed università.

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Marco Mancuso: Come vi muovete all’interno del complesso mondo della musica online? I vosti contenuti sono free e sotto licenze Creative Commons, come pensate quindi di fare un minimo di business con il vostro progetto e come pensate di gestire in questo senso i vostri artisti?

David: Il nostro modello è innovativo in quanto non pensiamo che sia solo equo ma che sia anche sostenibile a lungo termine economicamente. La vera svolta è creare un sistema che sia equo per tutti i partecipanti nell’industria della musica ma anche proficuo per gli artisti.

L’idea è creare un modello che sia comparabile al modello di business che usano le aziende di software con lo shareware. Fare provare un prodotto base per poi fare un guadagno con versioni superiori. Quindi i nostri mp3 128kbps sono gratis da ascoltare ma le versioni ad alta qualità sono a pagamento. Il diritto d’uso per la musica è gratis per progetti non commerciali e podcast ma a pagamento per progetti commerciali. In questo modo cerchiamo di avere un giusto equilibrio tra pubblicità virale e vendita del prodotto. L’inganno delle grandi case discografiche è far credere che quello che sia giusto per le grandi star della musica sia corretto anche per tutti gli altri partecipanti. L’industria della musica ha diversi segmenti che hanno diverse esigenze.

Marco Mancuso: Quali progetti avete per il futuro?

David: In futuro vorremo avere una stretta collaborazione tra persone nel campo del’audiovisual e i nostri artisti, creando un pool di risorse dove artisti che lavorano in diversi campi possano collaborare tra loro senza conoscersi. Inoltre vorremmo offrire al pubblico le singole parti delle nostre canzoni creando un bacino di samples ad altà qualità che possano essere usati in diversi modi.

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Marco Mancuso: Quale sarà i futuro della musica online e in generale dovrà potrà arrivare il fenomeno di crescita delle netlabels, dei podcast e delle radio online o in generale dei progetti di condivisione di musica in Rete?

David: L’internet è il presente ed il futuro della distribuzione musicale. Entro 5-10 anni i vinili ed i cd saranno relegati a prodotto di nicchia con la gran parte delle persone che scaricheranno musica da internet. Questo processo democratizzerà l’industria della musica e contrasterà il monopolio delle grandi case discografiche. Crediamo che l’industria della musica stia cambiando in meglio. Un artista può ora decidere di rimanere indipendente ed avere la sua musica masterizzata, prodotta, pubblicata, distribuita e pubblicizzata senza mai consultare un avvocato o un rappresentante di una etichetta discografica. Questo è un passo verso l’avere maggiore efficienza ed equità nel mercato della musica.

Stiamo assistendo a un aumento della competitività e della diversità che può intaccare la maniera in cui le grandi case discografiche fanno business. Noi prevediamo che le music majors, i publishers e le collecting society come la SIAE dovranno adattare il loro business per servire solo il mercato delle star. Una grossa percentuale di artisti verranno serviti da etichette simili a beatpick.com e giocheranno un ruolo sempre più importante nell’industria della musica con alcuni artisti famosi che decideranno di non firmare per una major.

Prevediamo anche uno scenario dove artisti da ogni parte del mondo collaboreranno semplicemente incontrandosi online attraverso piattaforme a loro disposizione. E non è cosi difficile immaginare un futuro nel quale persone inizieranno a formare band senza mai incontrarsi.


www.beatpick.com/

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