Nato a New York, Arthur Clay vive a Basilea in Svizzera. E’ un artista poliedrico che utilizza musica, video e performance creando opere originali anche per la danza e il teatro, attraverso assemblaggi self-made con media acustici ed elettronici.

Ha partecipato a festivals internazionali in Europa, in America e in Giappone riscuotendo ovunque consensi unanimi per il suo lavoro che si muove parallelamente tra l’attività di compositore e quella di inventore/scienziato. Arthur Clay è un artista che non si limita infatti ad assemblare i media a sua disposizione, ma inventa e disegna ogni volta nuovi strumenti musicali del tutto unici e originali.n Air Bow (uno strumento a corde virtuale), Mirrorum (un generatore ottico di suono) o Spaceball (un controller per live video ed elettronica), sono esempi perfetti di integrazione tra arte, tecnologia e nuove forme di intelligenza artificiale, capaci di creare un dialogo diretto con l’utente mostrando le possibili direzioni e contaminazioni, anche morali oltre che artistiche, di un domani già alle porte.

Lo stesso tipo di approccio si osserva nel corso delle sue performance: dal Going Publik rappresentato all’ultima Digital Art week a Music for Seven Strings, da Suitcase Concerts a Music Light, da Electronic Arts Performance a Surreancè. In tutti questi progetti e in molti altri, Arthur Clay mantiene inalterato il suo spirito di ricerca delle possibili forme di interazione tra performer, strumentazione analogica e tecnologia digitale, ricercando in questo quanto più possibili forme di automazione tecnica ed estetica consentite dall’uso dei computer.

Quest’anno a luglio, Arthur Clay ha organizzato a Zurigo insieme a Jürg Gutknecht e Stefan Müller Arisona , la Digital Art Week il cui report è presente nel numero scorso di Digimag: un evento di una sttimana fatto di incontri tra esperti internazionali che esplorano il legame tra arte e tecnologia e che ha avuto come tema d’indagine il perfoming surround. Abbiamo avuto modo di intervistare l’artista americano (che ha risposto dall’areoporto di Manchester durante ill periodo di attesa di un aereo per Berlino), parlando non solo del suo lavoro e del suo approccio artistico alle nuove tecnologie e alle forme di intellignza artistica artificiale, ma anche del suo ruolo di organizzatore e quindi di osservatore della scena internazionale grazie alla sua esperienza all’interno della Digital Art Week.

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Bea Bonfanti: Puoi spiegarmi quando e come nasce l’esprienza dela Digital Art Week e il tuo ruolo all’interno dell’evento?

Arthur Clay: Ho iniziato il programma circa due anni fa, perche’ ho un profondo interesse per le macchine come strumento artistico. I computers sono solo le macchine piu’ facili da adottare col presupposto di creare arte. Il mio impegno come Art Director ha avuto molto a che fare con la ricerca di modi per scavalcare i limiti stilistici in termini di “genere” e i limiti di ruolo in termini di artisti che si occupano anche di ricerca. Quest’anno il programma riflette questo. Sia a mia ‘opera GoingPublik per “distributed ensemble” e “wearable computers”, sia China Gates, un gioco d’insieme ottenuto suonando gongs secondo istruzioni inviate tramite gps, sono esempi di come un artista possa creare lavori impregnati dal concetto base intrinseco alla tecnologia usata.

Bea Bonfanti: Ringraziandoti della tua disponibilita’ nell’aver accettato un’intervista, vorrei chiederti qualcosa riguardo al tuo passato: dove nasce e da cosa e’ condizionato il tuo interesse per l’arte, in particolare l’arte legata alla tecnologia?

Arthur Clay: Il mio interesse per l’arte e per la tecnologia ha la stessa intensita’ ma origini del tutto diverse. L’interesse per l’arte, nella mia vita, e’ un fattore acquisito. Mio padre, a modo suo, era un artista e quindi nella nostra casa, l’essere creativo era parte della crescita. Non ricordo un solo momento della mia vita – per quanto lontano possa ricordare – nel quale qualcosa, non solo di artistico ma di creativo in genere, da me creato, fosse ispirato dal malumore. Il mio interesse per la tecnologia si colloca un po’ di anni fa quando i computer gradualmente diventarono di uso diffuso. E’ semplicemente un’equazione: se devi fare un lavoro per una orchestra, studi gli strumenti dell’orchestra così come se vuoi usare un computer per fare arte in qualsiasi modo, devi studiarlo come se fosse uno strumento con capacita’ estetiche espressive. Il suo successo, applicato a una opera d’arte, dipendera’ dall’abilita’ tecnica e dal processo estetico. Niente e’ da sottovalutare!

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Bea Bonfanti: Durante la DAW a Zurigo ho assistito alla tua performance Going Publik. Posso sapere tecnicamente come funziona il progetto e cosa succede quando gli attori si staccano tra di loro per ricomporre e suonare il proprio trombone?

Arthur Clay: Going Publik è una collaborazione tra scienziati e artisti. Un lavoro di sound art per ensamble, che introduce uno strumento di sintesi di punteggio in tempo reale (RSS), utilizzato come controller. Mediante l’utilizzo di strumenti hardware wearable, di software e di avanzate teorie sulla diffuzione del suono, è possibile tracciare il movimento e quindi il suono dei vari tromboni dell’ensamble, determinando in questo modo un cambiamento del punteggio del gioco. Ogni attore-musicista ha infatti dei sensori motion-tracking sul suo corpo: quando l’attore si muove il punteggio – che lui puo’ vedere tramite un display indossato sopra la sua testa – cambia in base ai movimenti. Quando gli attori non si stanno muovendo come un gruppo, i cambiamenti sono indipendenti l’uno dall’altro, ma quando si muovono insieme con un passo e modi simili, modificano in questo senso il risultato.

Bea Bonfanti: In questo live, i performers vestiti da militari suonano dei tromboni vagando in una stanza. Mi interesserebbe sapere qualcosa in piu’ riguardo le tue scelte di espressione estetica.

Arthur Clay: E’ risaputo che i tromboni – come altri strumenti a fiato – sono usati dai militari per fare la loro musica. L’uso di uniformi camuffate non solo da’ alla performance un “look” unico, ma e’ un commento all’uso della tecnologia nell’industria della Difesa, al quale il lavoro rivolge un certo interesse. Si puo’ arrivare alla conclusione che la stessa tecnologia possa essere usata sia dall’arte che dalla industria della Difesa militare.

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Bea Bonfanti: Puoi spiegarmi anche qualcosa sul software usato e altri accorgimenti tecnici nel progetto Going Publick?

Arthur Clay: Il software e’ una applicazione scritta da Thomas Frey e l’ hardware e’ il Q-bic computer, che e’ un computer in miniatura Swiss made. Il software cattura i movimenti dei giocatori e genera dei punteggi con i quali loro devono giocare. L’hardware rende cio’ possibile, in quanto e’ l’unico hardware indossabile, con una VGA output collegato a un display sulla testa.

Bea Bonfanti: Quali sono i progetti per il tuo futuro?

Arthur Clay: Il mio prossimo progetto e’ quello di dedicare maggiore tempo alla mia famiglia. Dopo 5 anni in giro per il mondo, presentando progetti artistici, e’ l’ora di portare dei fiori a mia moglie e portare il mio bambino al parco.


http://mypage.bluewin.ch/a-z/artclay/seite_eng.htm

www.fylkingen.se/hz/n5/clay.html

http://weblogart.blogspot.com/2006/07/huddle-goingpublik.html

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