Pfadfinderei, per chi frequenta il mondo dell’audiovisivi e del vjing, non è un nome che ha bisogno di molte presentazioni. Per chi invece non è avezzo a muoversi per club e festival o semplicemente non presta troppa attenzione agli schermi che lo circondano quando va a ballare nei club (chi era presente al Sonar di quest’anno sappia che i Pfadfinderei erano lì con voi, dietro gli schermi del SonarCLub nella notte di sabato), semplicemente tenga presente che Pfadfinderei è un collettivo di ben sette graphic designer, video artisti e programmatori con base a Berlino. Nato nel 1998 è allo stesso tempo uno studio di design ed una delle crew di visual artist più note ed acclamate al mondo.

Creatori dell’immagine grafica dell’etichetta berlinese B-PitchControl, rappresentano sicuramente una realtà storica nel panorama internazionale del vjing, vantando la partecipazione a festival e manifestazioni di ogni calibro. Il loro stile unisce dinamicamente grafica vettoriale, typography e motion graphics in una combinazione unica. La lunga collaborazione con Modeselektor li ha portati recentemente alla pubblicazione sull’etichetta parigina Dalbin del progetto audio-video Lab-land.

Li abbiamo intervistati in occasione dell’UltraBeat Out festival, tenutosi al Palazzo dei Congressi dell’Eur il 3 ed il 4 dello scorso giugno.

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Silvia Bianchi: In Italia siete ormai molto conosciuti e apprezzati. Tutti dicono di conoscervi molto bene, il vostro percorso e le tappe fondamentali della vostra carriera, ma in realtà non è sempre così per cui una prima domanda sempre molto interessante è: come nasce il progetto Pfadfinderei?

Pfadfinderei: Pfadfinderei nasce in realtà come una print design agency che produce loghi, flyer e cover per una piccola casa discografica indipendente di Berlino. La sua attività cresce all’inizio degli anni novanta, in un momento di grande fermento per la scena visual Berlinese, in cui rappresentavamo una sorta di seconda generazione di video artisti, fortemente ispirati dall’architettura industriale e da una Berlino cantiere a cielo aperto. Questo spiega perché il nostro linguaggio è spesso così definito ed incisivo. Non cerchiamo di fare nel video mash-up o di utilizzare sample, abbiamo provato negli anni a distinguere il nostro stile diffondendo un’estetica Pfadfinderei, questo è l’obiettivo delle nostre produzioni.

Silvia Bianchi: Com’è la scena berlinese in questo momento?

Pfadfinderei: La scena è molto viva, ci sono un sacco di vj che sono emersi in questo ultimo periodo ma c’è anche una storia forte alle loro spalle iniziata dopo la caduta del muro. Quando nel 1989 il muro venne giù, un sacco di club nacquero nella zona est di Berlino, grazie all’abbondanza di spazio dovuta alla disponibilità di interi palazzi ed enormi spazi vuoti trasformabili in club; si impose così una nuova idea di club differente e innovativa rispetto a quella affermatasi negli anno ’70 e ’80 in altre città europee quali Parigi o Londra. C’era così tanto spazio che c’era necessità di visualizzare questo spazio, era necessario fare qualcosa con quelle stanze che erano spesso state vuote per più di vent’anni. Nacque così la prima generazione di visual artist che lavorava sopratutto con diapositive e monitor, visto che l’acquisto dei proiettori all’epoca non erano spesso affrontabile.

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A metà degli anni 90 si affermò una seconda generazione di visual artist caratterizzata dall’utilizzo del laptop come strumento di lavoro e influenzata dalla computer- graphic e dalle nuove tecnologie. Noi apparteniamo proprio a questa seconda generazione che ha cercato di spingere in qualche modo le cose in avanti. Al momento c’è già una terza generazione di video-artisti: a Berlino le crew di vj sono più 50 e tutti sono in contatto tra di loro, si riuniscono ogni settimana e c’è una cultura molto viva rispetto a queso fenomeno. La chiave di tutto è proprio lo spazio, i club non sono chiusi e saturi, non c’è competizione tra vj perché c’è spazio per tutti. Ogni luogo vuoto è potenzialmente un club e nel momento in cui lo diventa c’è bisogno di un dj, di qualcuno che si occupi degli interni, di qualcuno che provveda ai visual: puoi uscire ogni settimana ed avere un club nuovo da visitare dove vedere cose impressionanti, permettendoti di scoprire sempre cose nuove.

Silvia Bianchi: Qual’è la vostra relazione con l’audio-video e quella invece con il vjing?

Pfadfinderei: Ci siamo formati in una serie di party che prese inizio quattro anni fa in un club chiamato Kurvenstar; lì facevamo il nostro show con i nostri musicisti, con alcuni dj, con alcune band e live act e uno di questi era Modeselektor. Ogni giovedì a Berlino potevi vedere audio-visual performances, in realtà il club era un club hip-hop ma ai proprietari piacque il nostro lavoro e riservavano il giovedì sera a Lab-style. Lì è cominciata la nostra collaborazione con Modeselektor; più tardi ci contattò da Parigi Eric Dalbin e ci chiese di produrre un dvd di 60 minuti, che contenesse il nostro lavoro e quello di Modeselektor. Questa è stata la nostra prima produzione: ci siamo chiusi in studio e per due mesi abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di Labland. Per questo album abbiamo creato anche uno stage show che abbiamo portato in tour in Francia e Germania.

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Labland è un audiovideo nel vero senso della parola, perchè abbiamo fuso insieme le radici da cui proveniamo musicalmente e visualmente, e quella con Modeselektor è sicuramente la nostra collaborazione preferita. La cosa che differenzia tutto questo dal live da club è che questo prodotto è visual-music, il che significa che immagini e musica crescono allo stesso momento, il musicista e l’artista video lavorano allo stesso tempo in campi differenti per ottenere un risultato unico; è come un ping-pong in cui il musicista fornisce al video-artista una traccia e questo gliela rende con i suoi visual, permettendogli di rielaboare la traccia ancora, in modo da modellare nel modo migliore audio su video e viceversa.

Allo stesso tempo per noi è molto importante lavorare con dj nuovi, con cui non abbiamo mai suonato prima, perchè arrivi, fai il check, ed è come se tu lavorassi a un audio-video on-demand: il tuo compito è rieleaborare quello che senti nel dancefloor e trasferire la musica all’interno delle immagini. Ieri, ad esempio, il live con Brinkmann è stato perfetto.

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Silvia Bianchi: Avevate già lavorato con Thomas Brinkmann?

Pfadfinderei: No, in realtà no. Ma lo stile della musica si adattava perfettamente a noi. E’ come se fosse sempre una prova. Se sei un buon vj il tuo lavoro è quello di ascoltare la musica e trasformarla in immagini; la decisione di quali immagini usare e di che ritmo scegliere sta nella bravura del vj, che deve nel live essere capace di sentire e reagire.


www.pfadfinderei.com/

www.dalbin.com/en/

www.myspace.com/pfadfinderei

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