The mess is the message – la confusione è il messaggio. Così la rivista Wired descrive la situazione dell’online video ad oggi. Un’esplosione di aggregators , portali che raccolgono e ridistribuiscono i materiali video più disparati, e di singoli siti che vanno dai vlog all’animazione sperimentale, dai videoarchivi ai notiziari.

Lungi dall’offrire solo “recuperi” a pagamento delle serie televisive o di produzioni ad alto costo, la Rete, grazie alla connessione sempre più veloce, è diventata un Far West virtuale aperto ai nuovi pionieri della comunicazione video.

Nella maggior parte dei casi l’unico comune denominatore che li distingue dai prodotti per schermo televisivo è la brevità, indotta sia dal medium che dal budget limitato, ma anche da una grammatica comunicativa sempre più spesso fondata su elementi concentrati, non dispersivi. Il panorama è affollato e oltremodo variegato nei propositi e negli esiti, come in ogni zona libera che si rispetti.

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I veterani come Happy Tree Friends (www.happytreefriends.com), esserini selvaggi prodotti da Mondo Media e animati in Flash con colori confettati, dopo un esordio sul portale dedicato vengono trasmessi anche in TV, mentre JibJab (www.jibjab.com) continua a fare satira sul presidente Bush, generosamente sponsorizzato -paradossalmente- da ogni tipo di prodotto del libero mercato del mondo occidentale e citato anche da CNN.

Diverso è il discorso per Amanda Congdon, diventata un fenomeno di culto solo grazie al passaparola degli utenti Internet, che dal suo vlog www.rocketboom.com dispensa informazioni e commenti a costo di produzione zero.

Altro antieroe della Rete, tra le valanghe di animazioni e video d’autore, è Jerry, nominato fra l’altro agli Emmy Awards per piattaforme non tradizionali (computer, cellulari, iPod). Sul sito www.itsjerrytime.com racconta, partendo da una serie di stills animate con After Effects, le “storie vere” dalla sua vita di tutti i giorni. Le piccole, grottesche paranoie dell’americano single medio vengono magistralmente rappresentate attraverso corpi assemblati in stile collage e attraverso ambienti tipici –la casa, la strada, un ristorante- resi claustrofobici dall’affastellamento di particolari sproporzionati e di prospettive falsate.

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Gli scontri con il tirannico padrone di casa, la caccia alle tarme, la nuova fidanzata appassionata di arti marziali (che lo minaccia di spezzargli il collo in un momento di eccessive effusioni), gli scherzi telefonici di due vecchiette sono piccoli assaggi delle psicosi collettive di individui urbanizzati e soli, amaramente reali nella loro ossessiva surrealtà. La resa visiva a metà tra il cartone animato per bambini e il videodiario (Jerry è praticamente l’unica voce narrante) è il tratto che distingue Jerry in quella che sta diventando una galassia sterminata in continua espansione, assolutamente incontrollabile.

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