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Minimalist Monday Alla Tate Modern

La Tate Modern di Londra, santuario dell’arte contemporanea, ha appena accolto nei propri spazi una serie di eventi volti a celebrare arte, musica, danza e film. UBS Openings: The Long Weekend, questo il nome del primo festival di eventi dal vivo. Un programma ricco, intento a coprire le quattro giornate, da venerdi’ 26 a lunedi’ 29 maggio con eventi gratuiti durante il giorno, svoltisi all’interno e all’esterno dell’edificio e concerti serali a pagamento, nella magnifica Turbine Hall.

Ogni giornata e’ stata caratterizzata da un aggettivo ‘artistico’, cosi’ il venerdi’ e’ stato all’insegna del futurismo, il sabato del surrealismo, di seguito la domenica dell’astrattismo e per finire il lunedi’ del minimalismo. Un festival che ha soddisfatto le esigenze di tutti con attivita’ di ogni tipo: talks, una rampa per gli skaters sistemata all’esterno dell’edificio, workshops ed attivita’ per le famiglie, spettacoli di danza, proiezioni e l’apertura di nuove collezioni acquisite dalla Tate Modern.

I momenti caldi di ogni giornata – e ce n’era bisogno visto che il tempo da queste parti continua ad essere inclemente e regalarci pioggia, nuvole e vento autunnale – arrivavano la sera con gli eventi di musica e immagini dal vivo.

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Il Futuristic Friday ha visto in scena Dj Spooky musicare il bellissimo film tedesco di Walter Ruttman del 1927, Berlin, Symphony of a Great City. La sera successiva, per il Surreal Saturday una proiezione del capolavoro dadaista di Hans Richter, Dreams that Money Can Buy accompagnato da musica dal vivo di The Real Tuesday Weld. La domenica, Abstract Sunday, ha avuto come protagonista il fenomenale sassofonista jazz, Courtney Pine, ad accompagnare la proiezione del film sperimentale Borderline di Kenneth MacPherson.

Il lunedi’ di bank holiday, giorno di festa nel Regno Unito, Minimalist Monday ha concluso degnamente il lungo weekend con un evento eccezionale di musica e visuals Ultra: Extreme Economy in Electronic Music and Visualisation che ha riunito tre ‘mostri’ della musica elettronica: Robert Henke in arte Monolake, alva noto (Carsten Nicolai) e Ryoji Ikeda.

I tre artisti, tre diversi approcci al modo di visualizzare la musica, si sono esibiti uno dietro l’altro senza intervalli di sorta, come a formare un corpo unico e completo all’interno della serata conclusiva del festival.

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Il lunedì minimalista arriva come una sorta di riflessione e constatazione del momento attuale del Minimalismo che si trova oggi nella sua forma più estrema, nella sua espressione di elementi ridotti all’osso, in favore di impulsi elettronici e toni digitali. A scavare indietro nel tempo per ritrovare i primi vagiti minimalisti bisogna risalire agli anni Sessanta dove personaggi quali Phillip Glass, Steve Reich e Terry Riley, veri e propri pioneri, cercarono nuove forme espressive basate appunto sull’economia degli elementi musicali e l’utilizzo di registratori a nastro per creare strutture ripetitive (loops). Anche gli anni Ottanta vedono protagonisti una serie di artisti elettronici sperimentali alla ricerca di nuovi linguaggi estetici. La forma Ultra-Minimalism si definisce gia’ dalla meta’ degli anni Novanta e una delle sue branchie espressive ha visto il suo consolidamento fino ad arrivare ai giorni nostri.

In piu’ il dialogo tra la musica e la sua visualizzazione e’ piu’ che mai vivo, non risulta essere piu’ un elemento aggiuntivo quanto piuttosto una parte complementare della performance dal vivo. La tecnologia contemporanea permette una sofisticazione di mezzi prima impensabili; grazie ai nuovi software e’ possibile manipolare in tempo reale suoni ed immagini con una interazione a due, anche a distanze chilometriche. Un esempio in questo senso e’ stata la prima performance live della serata di lunedi’ ad opera di Monolake aka Robert Henke che ha presentato Atlantic Waves IV.

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Prima ancora dell’inizio del live, mentre ancora gli ultimi arrivati si sistemano sui propri cuscini rossi, distribuiti all’ingresso della sala, sullo schermo gigante, posizionato al centro della Turbine Hall, campeggiano su sfondo nero alcune brevi informazioni in evidenza sul margine superiore. L’orario nello studio di Berlino, un’ora avanti rispetto a quello inglese, scorre davanti ai nostri occhi e cosi’ pure altre informazioni tecniche come l’intervallo di tempo che decorre fra lo stimolo e la risposta.

Per l’intera durata del suo set Monolake utilizza una schermata nera sulla quale si anima un’astratta struttura grafica, costituita da quadratini colorati a simboleggiare le note. Il cursore agisce in tempo reale, accendendo e spegnendo i suoni, crea strutture musicali complesse. I quadratini, celesti e gialli suonano al passaggio di una barra verticale di quadratini rossi che scorre dalla sinistra alla destra dello schermo. Assistiamo a una improvvisazione in diretta, mentre l’artista e collega Torsten Proefrock, nello studio di Berlino, si scambiano anche brevi note di saluto.

Il titolo della performance deriva dall’interfaccia utilizzata per creare appunto esibizioni dal vivo improvvisate mettendo in comunicazione le diverse parti in tempo reale. Il primo tipo di performance in questo senso avvenne per il Mutek festival nel 2002 e le due parti erano costituite da Monolake a Berlino e Deadbeat a Montreal, connessi via internet. La struttura grafica utilizzata diventa in questa speciale performance uno degli elementi della composizione. Parte visiva e sonora si equivalgono e il musicista ha la possibilita’ di rendere lo spettatore/ascoltatore complice attento nel processo creativo.

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La progressione avviene con cambiamenti evidenti sullo schermo. La versione presentata alla Tate e’ stata disegnata esclusivamente per questa serata e i suoni sono stati creati utilizzando uno dei primi strumenti elettronici computerizzati, il Synclavier del 1982. Sara’ presto possibile accedere al software insieme alla documentazione e i campioni usati per questa esibizione.

La performance Atlantic Waves, come suggerisce la cartella stampa, ‘non e’ un concerto ma un happening artisco improvvisato in tempo reale, un’esperienza di costruzione e decostruzione di colore, struttura, timbro e ritmo’. La conclusione avviene mentre lo schermo e’ invaso da elementi sempre piu’ grandi e colorati. Un messaggio comunica all’altro di chiudere i vari canali, ‘mute all steps’.

In questo caso non ci sorprende tanto l’interazione a distanza, che ormai grazie a internet e sistemi ad esso collegati ci rende la cosa alquanto familiare, ma piuttosto come il processo artistico creativo diventi alla portata di chi sta di fronte a guardare. Anche quella fragile barriera fra spettatore e artista, che spesso caratterizza le esibizioni di musica elettronica, viene qui a decadere.

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Di seguito, dopo brevi momenti di silenzio, Carsten Nicolai sale sul piccolo palco, piu’ simile ad un altare dove inneggiano strumentazioni dietro quale l’artista scompare. L’artista ci presenta un set molto sofisticato, xerrox. L’apertura, sia per i suoni che per le immagini, costituita da minuscoli elementi bianchi sistemati al centro su schermo nero, richiamano l’idea di un alveare in fermento. Espressioni di vita si susseguono in una costruzione complessa, dallo scrosciare dell’acqua all’esplosione di fuochi d’artificio, il tutto inserito in un’idea di ambiente che forma la nostra vita di tutti i giorni.

Nel progredire della performance, il segnale distorto, richiama tentativi di ricezione, come se si ricercassero segnali da altri pianeti. Mi chiedo se questo e’ lo stesso suono che creano i pianeti nel loro movimento nello spazio. Rimango affascinata da questa idea e contemporaneamente mi sdraio a terra, come tanti altri attorno a me, lasciandomi pervadere da suono e immagini. Improvvisamente i puntini bianchi diventano milioni tanto da illuminare la sala. Il suono si fa cosi profondo che pervade tutto. Pulsare e’ il verbo che mi viene da usare per descrivere il set di alva noto, il cuore vivo dell’universo pulsa durante questa esibizione.

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L’ultimo dei tre artisti, il giapponese Ryoji Ikeda, arriva subito dopo. Il suo lavoro come quello di alva noto è stato prodotto dall’agenzia inglese Forma, una delle principali agenzie produttrici di progetti contemporanei cross-artform che lavora con artisti e festivals internazionali. Dopo pochi minuti dall’inizio della performance di Ikeda, penso immediatamente di trovarmi di fronte al re dei dati, delle trasmissioni e dei numeri. La costruzione del suo spettacolo si svolge perfettamente, come la dimostrazione di un’equazione matematica. Non a caso il titolo e’ proprio datamatics (prototype).

Una perfezione sonora e visiva che arriva quasi alla sublimazione di un aiku giapponese, rendendo visibile ‘l’invisibile multi-sostanza dei dati che permeano il nostro mondo’. Il mondo fluttuante, che rende l’idea di incertezza e transitorieta’. Si passa per codici morse e segnali grazie a un’elegante proiezione dinamica in bianco e nero, per finire nella galassia. Nel suo viaggio le linee si incrociano, danno vita a dimensioni, sembrano un assemblarsi di edifici in 3D. Infine non piu’ codici ma nomi mostrano in quali punti dell’universo si trovano le stelle e ne spiegano le caratteristiche. Le scene finali raggiungono ulteriori dimensioni, tanto che la conclusione della performance di Ikeda ci lascia tutti senza fiato.


www.monolake.de/

www.alvanoto.com/

www.ryojiikeda.com/

www.forma.org.uk/

http://www.tate.org.uk/modern/

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