Dopo Geert Lovink, Meet the media Guru incontra Jaron Lanier, personalità eclettica e studioso specializzato nell’esplorare e portare alle sue estreme conseguenze le frontiere della realtà virtuale. Lanier, autentico genio informatico, è uno dei pionieri della Realtà Virtuale , ossimoro che egli stesso ha coniato nei primi anni Ottanta, e Co-ideatore del celebre DataGlove, il guanto interattivo per entrare nella realtà virtuale.

Da tempo responsabile scientifico della National Tele-Immersion Iniziative, Lanier si occupa di sviluppare applicazioni avanzate per Internet2 , la rete del futuro, e per il teletrasporto , che è, nel suo pensiero, il naturale sviluppo della realtà virtuale.

INTERNET 2: DALLA REALTA’ VIRTUALE AL TELETRASPORTO è dunque proprio il titolo dell’incontro che il 9 maggio si è tenuto presso la Mediateca di Santa Teresa a Milano in cui Lanier ha illustrato i risultati della ricerca sul concetto di Tele-Immersione a cui si dedica attualmente: ovvero come far comunicare le persone a distanza riproducendo le caratteristiche della conversazione vis a vis?

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Secondo lo studioso infatti, le tecnologie di videocomunicazione avrebbero fallito la loro missione. A suo parere videochiamare non avrebbe sufficiente appeal e al di là di un primo momento di autentico entusiasmo non resterebbe altro, intervenendo una specie di assuefazione al mezzo. L’effetto sorpresa a suo dire non è sufficiente perchè questa tecnologia possa persistere. Mancherebbero infatti nelle comunicazioni video quegli elementi che caratterizzano la comunicazione dal vero. Cioè quell’insieme di segnali che il nostro corpo invia al proprio interlocutore, il cosiddetto linguaggio non verbale. Un linguaggio fatto di espressioni certo, ma anche di gesti, di movimenti, quasi di danze rituali che possono dire molto della conversazione in corso pur senza che se ne conoscano i contenuti.

A partire da questa considerazione Lanier tenta il recupero della realtà virtuale prefigurando un sistema in grado di “riprendere” il soggetto da più punti di vista, i quali, elaborati opportunamente, sarebbero in grado di restituire la nostra complessa mimica contribuendo in maniera significativa al miglioramento delle nostre comunicazioni a distanza. Lanier ha quindi ha presentato il Cocodex, un software in via di perfezionamento che consentirà di trasmettere, in tempo reale attraverso le reti del futuro, una quantità enorme di informazioni e “ambienti”, consentendo la comunicazione e l’azione simultanea di persone e gruppi lontani nello spazio.

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Lanier non sembra affatto cambiato, così come sembra assolutamente inalterato il suo interesse per la realtà virtuale e per le sue applicazioni che tuttavia non sembrano riuscire ad imporsi oltre la fede nelle sue possibilità. Eppure Lanier disconosce questa posizione. Più che alla ricerca sui dispositivi di cui pure si occupa, il suo interesse si dedica ai risvolti filosofici e le prospettive sociologiche che consentono di definire la questione in senso molto più ampio e complesso, nell’ottica di un anti-totalitarismo cibernetico.

Ciò che sembra stare alla base del pensiero di Lanier è quello che potremmo definire “tecno-umanesimo” lontano dalle istintive logiche di adattamento che sembrano identificarsi con le politiche economiche dei colossi informatici. Ciò che conta non è la tecnologia in sè, ma l’interattività intesa come la capacità di ridurre lo scarto tra realtà e immaginazione. Una comunicazione post-simbolica sempre più libera e aperta. La questione sarebbe tutta da discutere.

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Lanier resta in ogni caso una delle voci più autorevoli di questa discussione, e lo ha dimostrato il fitto dibattito seguito alla sua lecture. Al di là del titolo altisonante infatti, Meet the media Guru è sì un programma annuale di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale, ma si rivolge tanto al mondo professionale quanto al largo pubblico, in un clima disteso e partecipato. Un’esperienza non nuova, ma efficace nel perseguire la proposta sul territorio milanese di un confronto costante con le voci più qualificate nel panorama internazionale della cultura digitale, analogamente a quanto accade in Face Au Present, la rassegna del Centre Pompidou di Parigi, con cui l’esperimento milanese si confronta.

Il prossimo appuntamento quindi in ottobre con Golan Levin Membro dell’Aesthetics + Computation Group del MIT che utilizza le tecnologie digitali in modo creativo, evidenziando la relazione uomo – macchina ed esplorando l’intersezione tra comunicazione astratta e interattività. Attualmente impegnato in una tournee in Giappone, Golan Levin torna in Italia dopo anni per presentare il suo ultimo progetto, in un coinvolgente incontroperformance , che fa leva su elementi teatrali, di elettronica e computergrafica.


www.meetthemediaguru.org

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