Ebbene si, le creature meccaniche non smettono di esercitare il loro fascino, nonostante la digital culture sembri andare sempre di più nella direzione del visual, degli slittamenti semantici del web, o verso le poetiche combinatorie e sovversive dei codici informatici. Ma noi parliamo di robots che, al di là del successo della dimensione dell’immateriale, continuano a resistere e a stupire. La genia di Karel Capek insomma non fa che moltiplicarsi.

Questa volta le creature in questione sono i LemurBots, veri talenti musicali: robots in grado di sfidare qualsiasi grande musicista per velocità e precisione. I loro artefici avreste potuto incontrarli a Milano, o l’avrete fatto, probabilmente, ospiti del grande evento di cultura elettronica MixedMedia. Sono i Lemur ( League of Electronic Music Urban Robots), un gruppo popoloso di artisti ed ingegneri di Brooklyn.

L’opera, da loro presentata alla manifestazione dell’Hangar Bicocca, era ForestBots. Una suggestiva installazione interattiva composta da venticinque lunghi steli ancorati a dei piedistalli e terminanti con dei sonagli di plastica a forma di uovo. Gli steli, inarcati dal peso dei sonagli, sollecitati dai visitatori, erano in grado di emettere suoni di diversa armonia. E questo a seconda della massa e la posizione degli arbusti elettronici. Una vera e propria foresta robotica, ma intrisa di poesia e dal soffio musicale di una nuova spiritualità, diciamo pure elettrica.

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Ma ForestBots è solo uno dei numerosi Lemurbots progettati dal collettivo Lemur. Tutti controllabili via MIDI i piccoli o grandi robots vantano una grande versatilità e varietà sonora. Portiamone ad esempio qualcuno: GuitarBot , composto da quattro slide guitar, TibetBot formato da sei braccia robotiche che percuotono tre piccoli gong tibetani, !rBot che si presenta nell’aspetto come una conchiglia contenente dei sonagli in grado di emettere dei suoni solo aprendosi e chiudendosi. Sul sito del gruppo è possibile vedere ed ascoltare le loro acrobatiche esecuzioni. Questo tanto per farci un idea della particolarità del lavoro dei Lemur.

Il gruppo di Brookllyn, fondato nel 2000 dal musicista ingegnere Eric Singer, conta una schiera di talentuosi collaboratori, tra programmatori, video artisti, compositori, musicisti, anche selo zoccolo duro è composto dai magnifici cinque: Eric Singer , Jeff Feddersen , Milena Iossifova , Bil Bowen e Luke DuBois .

La filosofia e l’obbiettivo dei Lemur è apparentemente molto semplice. I ragazzi di Brooklyn si propongono di costruire strumenti musicali robotici in grado di suonare se stessi e dialogare con musicisti in carne e ossa, ma soprattutto capaci di fare cose impossibili a qualsiasi talento musicale umano.

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Ne è testimonianza uno dei loro ultimi progetti, veramente sorprendente. Dal 12 al 19 di Marzo è infatti andato in scena, alla National Gallery of Art, di Washington DC, la prima versione interamente meccanica del Ballet mécanique di Fernand Léger e Dudley Murphy. L’opera, musicata dal giovane americano George Antheil, aveva creato, nel corso delle sue svariate riproposizioni, non pochi problemi, legati alla difficoltà di esecuzione della partitura e alla sincronizzazione dei numerosi strumenti, alcuni veramente bislacchi. Ai Lemur è stato affidato il compito di risolvere l’annosa questione e permettere così, grazie alle loro creature meccaniche, di realizzare il sogno di Antheil: trovare un orchestra capace di eseguire per intero la sua straordinaria partitura, che voleva miscelati suoni dell’età industriale, musica atonale e jazz. Un’impresa assolutamente nell’anima dei Lemur.

Ma cerchiamo di approfondire con loro alcuni aspetti del loro lavoro. Li abbiamo intervistati. Rispondono Eric Singer e Jeff Feddersen, in differita, Eric da Brooklyn e Jeff da Milano.

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Teresa De Feo: Cominciamo dall’installazione presentata a MixedMedia, ForestBots. Analizzando il vostro lavoro sembrerebbe che ForestBot sia il primo bots a coinvolgere lo spettatore in modo interattivo. E’ stata una scelta occasionale o sarà vostra intenzione seguire la strada dell’interattività anche nei prossimi lavori?

LEMUR _ Eric: Gran parte delle nostre installazioni sono ormai interattive. Le nostre prossime installazioni saranno per esempio esposte all’ Schenectady Museum di New York, e sarà possibile da parte dei partecipanti controllare, interagire e suonare con i robots.

LEMUR _ Jeff: Ogni lavoro dei Lemur, nella natura delle propria implementazione tecnica, è aperto a differenti situazioni installative future, e come ricorda Eric, l’esplorazione di varie possibilità interattive è una di loro. In ogni modo, parlando di ForestBot il discorso dell’interattività è stato raggiunto partendo da questa premessa: creare qualcosa né di troppo semplice né di eccessivamente complesso per poter essere apprezzato. Questo, considerando la situazione in galleria, dove il tempo, di cui un visitatore dispone per fare esperienza di un opera, potrebbe essere limitato.

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Teresa De Feo: Molti dei bots, come TibetBot, !rBot, FrestBot mettono in gioco elementi semantici naturali e spirituali. Robotica e tecnologia, natura e spiritualità sono mondi molto distanti. Quale è secondo la vostra filosofia il terreno di incontro di queste due espressioni?

LEMUR _ Eric: Individualmente alcuni artisti del gruppo possono usare questi elementi per ispirarsi, ma in generale, la nostra filosofia è semplicemente creare strumenti robotici che suonino bene, si presentino bene e siano capaci di attuare nuove tecniche nel creare musica.

LEMUR _ Jeff: Un modo di guardare la natura è considerarla un sistema complesso consistente di semplici elementi. La ricchezza e la varietà della natura emerge dall’interazione delle istruzioni di base dei singoli elementi. Questo è il modello a cui mi piace riferirmi nel mio approccio con la robotica e il linguaggio dei computers. Io trovo anche da una sorta di scala naturale: l’ enormità e la lentezza della natura, la mia ispirazione. In ForestBots ho provato a portare qualcosa di tutto questo.

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Teresa De Feo: Mi sembra che il fine dei vostri robots musicali sia il superamento dei limiti della relazione tra musicista e strumento. Quale è il vostro sogno più audace a riguardo?

LEMUR _ Eric: Questa è solo una parte della storia. Noi non stiamo necessariamente cercando un superamento dei limiti umani intesi come estensione delle loro capacità. Gli umani sono capaci di fare alcune cose, i robots altre. Creando strumenti musicali robotici noi mettiamo nelle mani di compositori e musicisti umani nuovi mezzi, offrendo loro l’opportunità di creare musica seguendo strade nuove.

LEMUR _ Jeff: Questa è un argomento molto importante. Io sono un musicista e faccio musica anche con strumenti non robotici e non elettronici. I strumenti musicali hanno sempre rappresentato una tecnologia al perfetto servizio dell’arte. Mentre ogni strumento potrebbe avere limitazioni intrinseche, io non trovo che queste limitazioni inibiscano la libertà creativa in modo negativo; anzi potrebbero fare l’opposto. Potremmo considerare proprio le particolari difficoltà nella relazione tra musicista e strumento, quel qualcosa in grado di portare fuori qualità espressive altrimenti non utilizzate. Così nel fare robots con proprietà musicali e sonore, per lo meno nel caso del mio lavoro, io non sto cercando di fare strumenti migliori in termini performativi – velocità, maggior ampiezza del suono, etc. Infatti nel fare Forestbots ho avuto modo di incontrare i limiti della macchine ancora più da vicino. Sebbene la parte di lavoro di meccanica sia moderatamente semplice, il movimento delle parti flessibili è decisamente non deterministico; ci sono sottili movimenti che io posso solo controllare manualmente, cioè comportamenti che non possono essere programmati.

Ma certamente, ci sono cose che una macchina può fare che sono difficili da realizzare in qualsiasi altro modo. Una macchina può funzionare in una galleria o in un’installazione per un periodo di tempo molto esteso. E io posso accendere ForestBots e camminare tra gli steli, circondato dal suono prodotto dai loro movimenti nell’aria. Posso diventare insomma spettatore della mia stessa musica.


www.lemurbots.org/

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