Micha Klein, Olanda classe 1964 è considerato uno dei più conosciuti esponenti dell’arte e cultura digitale degli ultimi anni, genio della computer-graphic e pioniere del vjing, nell’accezione in cui lo intendiamo noi oggi.

Diplomatosi nel 1989 alla Rietveld Academy di Amsterdam, Micha Klein ha iniziato lo stesso anno ad esporre i suoi giganteschi pannelli fotografici, che impiegano diverse tecniche e stili digitali, nei principali musei e gallerie del pianeta. I suoi lavori attirano l’attenzione per i colori brillanti, le superfici lucide e raccontano un mondo che si rifà alla arte e cultura pop.

Nel 1998 il Groninger Museum lo onora con una retrospettiva dedicata alla sua produzione grafica e video degli ultimi dieci anni. Dal 2000 la collaborazione con Eminem e le animazioni per Swatch, Coca Cola e il film ‘Il giro del mondo in ottanta giorni’. Pioniere del vjing, Micha Klein ha iniziato a proiettare ai primi parties Acid House nel 1988, con i primi software dedicati e un Amiga. Ad oggi Micha ha lavorato nei club più prestigiosi del mondo, collaborando con i superstar dj’s.

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Elena Vairani: ‘Artista digitale negli ultimi dieci anni’; cosa pensi dell’eveoluzione che l’arte digitale ha avuto in questa decade?

Micha Klein: L’arte digitale è ancora nel periodo della sua infanzia, c’è l’innovazione tecnologica che procede a passi da gigante creando quelle nuove possibilità che sognavamo da tempo. E la tecnologia disponibile a basso prezzo dà la possibilità di essere più attivi, è una sorta di democratizzazione della produzione, nel senso che un artista può potenziare il suo lavoro grazie alle nuove tecnologie. Questo rende tutto molto interessante, perchè come artista sai che esistono ogni anno nuovi strumenti e possibilità che modificano sia il tuo modo di lavorare e che quello di distribuire il tuo lavoro. Vedremo sempre maggiore interattività e progetti di Realtà Virtuale, la tecnologia di visualizzazione 3D corre a velocità folle nell’innovazione. E l’arte diventerà sempre più immateriale, viaggerà in rete, come i sogni digitali…

Elena Vairani: L’obiettivo finale dell’Arte è sempre stato la ricerca e la rappresentazione della bellezza. Qual è la tua idea di bellezza? E che ruolo ha il colore nella tua idea di ‘bellezza artificiale’?

Elena Vairani: Ciò che noi percepiamo come bello in maniera classica spesso è qualcosa che ha a che fare con la proporzione della composizione ed il colore. Per me è affascinante vedere come funzionano questi elementi, per capirli e usarli per comunicare, vedere dove diventano universali e dove sono invece definiti culturalmente. Il colore è il principale strumento e la principale ispirazione del mio lavoro. Puoi usare il colore per suscitare emozione e sedurre.

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Elena Vairani: Sei considerato un pioniere del vjing; secondo te qual è il futuro di questa forma d’arte?

Elena Vairani: E’ stupendo vedere come il vjing si sia evoluto negli anni ed è davvero sorprendente vedere come le grandi aziende stiano lanciando nuovi equipaggiamenti per facilitare la crescita in questo settore. Stiamo vivendo in epoca multimediale, per questo non possiamo più vivere solo con la musica. I visual diventeranno parte integrante della cultura elettronica e in futuro i dj’s diventaranno Media Jockey. Il ruolo dei software di vjing sta diventando sempre più importante e può darsi che diventerà uno standard. Noi stiamo sviluppando il nostro software che apre nuove possibilità ai vj. Date un’occhiata a www.videoflux.com !

Elena Vairani: Tu rappresenti ‘l’artista contemporaneo ideale’, intendo che sei un artista capace di coniugare perfettamente arte e business. Credi che i brands e la grande industria possano essere considerati oggi nuovi committenti, dei ‘patroni’ per l’arte digitale?

Elena Vairani: E’ davvero difficile lavorare con grandi marchi e industria e non accetto tutto quello che mi propongono. La maggior parte dei brands viene da me perchè vuole un’immagine ‘hype’ , così io inserisco nuovi elementi e contenuti nella loro identità. A volte provo anche a parlare con loro e spiegare come dovrebbero trasformare la loro strategia per diventare una ‘perfetta compagnia’ ed essere più vicini ai consumatori e ai progetti della comunità. Dare qualcosa alla gente per arricchire se stessi senza colpe.

Credo che nel futuro le grandi compagnie saranno giudicate per questo. Per il mio primo spot Coca-Cola ho deciso di mettere un ragazzo con un a t-shirt di Che Guevara, una ragazza con una t-shirt ‘Make Love, Not War’ (appena prima della guerra in Iraq), e le ragazze leccavano i volti alternativamente uno e l’altro. La pubblicità è stata venduta in 25 paesi, soprattutto in Sud e centro America. E’ divertente forzare l’immagine di una compagnia in direzioni mai immaginate prima, è come sovrapporre il tuo livello di significato sopra gli altri. Comunque facendo spot e campagne pubblicitarie posso finanziare la mia arte e non dipendere da sussidi statali, avere più libertà.

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Elena Vairani: Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Elena Vairani: Sto lavorando a una nuova serie che suppongo sarà pubblicata in autunno. Sono coinvolto nella progettazione e realizzazione di un ‘città-spiaggia-ristorante’ sul ‘tetto’ di Amsterdam. Ho un’agenda abbastanza densa di appuntamenti come vj set e quest’estate presenteremo il nostro software per vj, Videoflux LIVE!.


http://www.michaklein.com/flash/index.html

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