Dal 26 al 28 maggio 2006, presso la Stanford University Law School si terrà un convegno dal titolo “Human Enhancement Technologies and Human Rights”

Le tecnologie del potenziamento umano coinvolgono studi neurali per il superamento di paralisi e di lesioni cerebrali; applicazioni nanotecnologiche per la cura di malattie genetiche, cardiache, virali, fino all’incremento di normali capacità sensoriali umane, quali l’udito, la vista, l’olfatto attraverso impiantazione di circuiti biodigitali all’interno dell’organismo; tali tecnologie comprendono altresì l’eterno sogno umano dell’allungamento della vita life extension) e i più conosciuti interventi biotecnologici sulla nascita degli esseri viventi.

Si capisce soprattutto da quest’ultimo esempio, come la posta in gioco sia alta. Siamo sempre sull’orlo del baratro dell’eugenetica, della interruzione dell’evoluzione umana attraverso un’accelerazione enorme della stessa; rischiamo la diffusione di tecnologie che potrebbero creare una generazione di super-ominidi, incrementati tecnologicamente, in grado di dominare le fasce più deboli della popolazione mondiale che non può permettersi tali tecnologie, con un livello di minaccia elevatissimo per la convivenza pacifica poiché la superiorità coinvolgerebbe la fisicità degli individui, un elemento che spesso prefigura uno scontro bellico.

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La conferenza Human Enhancement Technologies and Human Rights costituisce un tentativo di attivazione della discussione tra umanisti, “liberali cognitivisti”, “bodily autonomy”, attivisti politici ed esperti di legislazione bioetica. Lo scopo è quello di mettere alla prova il linguaggio dei diritti umani che può e deve affrontare le paure e le speranze che le nuove sfide tecnologiche generano.

Il comitato organizzatore vanta nomi di spicco della giurisprudenza interessata alle biotecnologie (Henry Greely J.D., professore in legge e direttore dello Stanford Center for Law and the Biosciences), della linguistica applicata al discorso scientifico (Dale Carrico, del Department of Rhetoric della University of California at Berkeley), dell’etica e delle libertà cognitive (Richard Glen Boire J.D., co-direttore e consulente legale per il Center for Cognitive Liberty & Ethics) e di esperti in studi futuristici (Nick Bostrom, famoso direttore del Future of Humanity Institute e Ph. Doctor al Department of Philosophy presso la Oxford University). Il principale contributo è però fornito dall’Institute for Ethics and Emergine Technologies (IEET, http://ieet.org/ ), grazie al direttore esecutivo James J. Huges e il suo fondatore, il già citato Nick Bostrom. La IEET è un’organizzazione nonprofit che intende promuovere “l’uso etico di tecnologie che hanno l’obiettivo di espandere le naturali capacità umane”: in pratica esamina e presenta testi e lavori di pensatori e scienziati transumanisti e propone discussioni sulle conseguenze sociali e politiche di tali applicazioni attraverso istanze etiche e legislative.

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Il programma del convegno è molto nutrito e va da sezioni tematiche più specifiche come la legittimità dell’uso di sostanze psicotrope per l’aumento di prestazioni intellettuali, le disquisizioni teologiche relative alle prospettive dell’allungamento della vita, il femminismo e la libertà procreativa attraverso tecnologie germinali, fino a discussioni con forte caratterizzazione biopolitica, come ad esempio la ricerca di una equità tra tecnologia e stato di potere, lo studio degli aspetti che coinvolgono il passaggio dai diritti umani a quelli della persona (coinvolgendo il tema principale che riguarda il libero arbitrio sulla propria vita attraverso l’utilizzo di tecnologie di prolungamento di essa), oppure la difesa o l’apertura della propria identità attraverso tecnologie “spersonalizzanti” – che per ora sono solo occasione di speculazione e non di realizzazione – quali l’uploading della propria mappa celebrale all’interno di grandi banche dati o la famosa tecnologia della clonazione.

Il convegno ruoterà attorno a uno dei concetti chiave della sociologia della scienza, ovvero il “black box”. In modo molto approssimativo possiamo affermare che il termine di “scatola nera” si applica a quelle conoscenze scientifiche che non possono essere aperte per diversi motivi. Il primo è che tali conoscenze potrebbero essere utilizzate per scopi bellici o comunque fini controproducenti alla ricerca e secondariamente perché, risultando incomprensibili, potrebbero generare fenomeni di opposizione e fraintendimento nell’opinione pubblica.

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Con le biotecnologie ci troviamo però di fronte a un problema fondamentale dell’informazione: poiché sono tecnologie che possono influire sulla vita stessa e quindi sul fondamento principale della nostra esistenza, lo stesso concetto di black box potrebbe risultare non etico o contrario non solo al principio della libertà di informazione, ma al diritto inalienabile di sopravvivenza degli individui. Allo stesso tempo, la pubblicazione di conoscenze bioetiche potrebbe comunque incentivare sperimentazioni clandestine di bioarmi. Tale dilemma è stato sintetizzato con maggiore cognizione di causa da Jason Pontin, editore della Technology Review , nell’articolo “The Loss of Biological Innocence” http://www.technologyreview.com/read_article.aspx?id=16437&ch=biotech.

La possibilità di mantenere questo dilemma carico di significati e allo stesso tempo di affrontare gli sviluppi futuri che le tecnologie di potenziamento ci offriranno, ci è data dalla capacità di delineare scenari evolutivi futuri, così come ha tentato Mike Treder in From Heaven to Doomsday: Seven Future Scenarios
http://ieet.org/index.php/IEET/more/treder20060218/, di prossima pubblicazione in Future Brief http://www.futurebrief.com/ . I sette scenari ( Stagnation, Slow Growth, Extinction, Enslavement, Status Quo, Uplift, e Nirvana ) sono solo abbozzati e vanno dal rischio dell’estinzione del genere umano fino al suo salto evolutivo quantico, vale a dire un miglioramento enorme e generalizzato delle condizioni di vita dell’umanità, attribuibile alla condizione postumana che prevede la piena integrazione della tecnologia nell’umano e il superamento della barriera tra organico e non organico.

Valga come conclusione provvisoria, e stimolo per future discussioni, che molte nostre categorie concettuali politiche e sociali come progressismo e conservativismo, democrazia o tirannia dovranno essere in futuro sempre più integrate e ridiscusse con i prefissi tecno- e bio-…cosa può contraddistinguere, ad esempio, il bioprogressismo rispetto al bioconservatorismo?.


http://ieet.org/index.php/IEET/HETHR

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