La galleria REDCAT di Los Angeles ha presentato appena una decina di giorni fa, la prima personale a stelle e strisce dell’artista marsigliese Mathieu Briand. Briand, che avevamo già visto lo scorso novembre in occasione della tappa milanese alla stecca degli artigiani di Emergency Biennale in Cecenia , lavora ad installazioni interattive in cui computer, musica elettronica, robot, video etc., compongono situazioni, ambienti, atmosfere per esplorare e stimolare il nostro sistema percettivo attraverso l’esperienza, il gioco, la presenza.

L’uso che Briand fa delle nuove tecnologie richiede tuttavia la partecipazione attiva del fruitore. Un po’ come accadeva proprio nei primi viaggi nella realtà virtuale immersiva, le sue installazioni funzionano “agganciando” il visitatore in una ambiente “altro” e giocando con il punto di vista del visore per mettere in discussione la realtà delle sue percezioni. Questo straordinario collegamento, questa porta, questa uscita dal mondo dell’utente attraverso i meccanismi tecnologici di Briand, rappresenta una risposta autonoma e personale per ogni “esploratore” alle dinamiche comuni della fruizione, in particolare della cultura rave e techno, e in una visione più ampia, alla lotta costante in atto per incrementare la nostra esperienza quotidiana con la tecnologia.

.

La mostra di Briand al REDCAT prende il nome dal titolo del romanzo di Philip K. Dick, Ubik (1969) e come il romanzo, esplora la percezione, la presenza, le aspettative e le utopie del futuro. Il romanzo di Dick è un’affascinante dimostrazione dell’insufficienza del pensiero lineare, riduzionista, razionale che ha dominato il secolo scorso e in quanto tale è il sintomo di un’apparentemente inspiegabile anomalia, di una spaccatura tra ciò che appare e ciò che potrebbe essere.

Così come Dick insidia la base del pensiero razionale – il rapporto causa/effetto – sostituendolo ad una pluralità di interazioni, eventi, percezioni che non conducono a un’unica soluzione necessaria ma a numerose soluzioni possibili, anche Briand propone un universo in cui non accade necessariamente ciò che ci si aspetta, in cui il proprio sistema di riferimento cognitivo è alterato, basato su leggi diverse da quelle che rendono la vita quotidiana un insieme percepito come coerente. L’effetto finale (?) è una mutazione profonda della nostra percezione del mondo, qualunque essa sia. L’ Ubiq di Briand è quindi un’odissea mentale che investe il corpo tutto, che scuote e pervade i sensi e dalla quale non è possibile riemergere senza trattenere la memoria fisica di un’esperienza straniante.

.

Per questa mostra Briand presenta diversi impianti incluso SYS*05.ReE*03/SE*1 \ MoE*2-4: quattro caschi su misura che alloggiano piccole macchine fotografiche e schermi video che gli ospiti della galleria possono indossare per osservare l’installazione. Un dispositivo di commutazione collegato ai caschi permette ai visitatori di scambiarsi le prospettive visive a vicenda.

SYS*011. Mie>AbE/SoS \ SYS*010 (la spirale) è un’installazione dotata di altoparlanti, piattaforme girevoli e di un mixer collegato a un sistema di editing che gli ospiti possono utilizzare per maneggiare i campioni originali generando nuove tracce sonore. E’ possibile anche mixare le proprie composizioni elettroniche con quelle originali dell’artista e incidere un nuovo vinile. Le copie del vinile saranno poi disponibili a prezzo di costo in galleria. Ubiq comprende inoltre il prototipo di una nuova video installazione che consente di osservare una simulazione in tempo reale della rotazione della terra; una parte del lavoro di Briand che studia il futuro fantascientifico promesso da Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio.


http://www.redcat.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn