Chiristina Kubisch a Torino è un’occasione importante per tentare di avvicinarsi al lavoro di uno dei punti di riferimento indiscussi nel campo dell’arte visiva legata all’audio. E silenzio negli angoli, la personale dell’artista tedesca, è stata ospitata presso la galleria e/static (Digimag#11) dal 1/4/06 al 13/5/06.

Incontrare di persona Chiristina Kubisch, nel contesto dell’inaugurazione della sua mostra, offre la possibilità di cogliere come dietro un intenso lavoro di ricerca ci sia la regia di una persona che, a un primo approccio, appare estremamente semplice e cordiale, la sua disponibilità nell’accompagnarmi nell’opera e il tentativo di introdurmi ai concetti superiori alla pura estetica sono stati un’interessante occasione di riflessione.

La luce. Fonte quotidiana a cui molto spesso viene prestata poca o superficiale attenzione. Cosa succederebbe se ognuno di noi si fermasse a osservare la mutevole poetica della luce? Chiristina Kubisch l’ha saputa cogliere, rendendo la luce l’attrice principale di molti lavori sviluppati negli ultimi anni. Un’arte pulita, minimale, che, con la sua immediatezza, riesce a portare la natura all’interno del processo artistico, rendendo evidente, allo spettatore, ciò che evidente talvolta non è più.

.

Dieci cellule solari, esterne alla galleria, catturano la luce. Come sottolinea l’artista, l’energia luminosa, sotto varie forme e caratteristiche, è sempre presente. I pannelli raccolgono l’intensità della luce pomeridiana in una giornata di sole, la rarefazione in una giornata grigia, la variabilità del crepuscolo. Variazioni significative che vanno ben oltre la divisione sole/nuvole.

Le cellule paiono chiamare la luce a rivelarsi all’interno della galleria, rendersi evidente, sincera. La capacità di materializzare un fenomeno naturale talmente semplice quanto meraviglioso è probabilmente uno degli aspetti dell’opera che più colpiscono lo spettatore.

.

La luce rapita dalle cellule viene trasferita a una serie di circuiti elettronici in grado di trasformare il segnale generato esternamente in segnale audio. Nessun computer, ma la possibilità di controllare, attraverso di essi, alcuni parametri musicali capaci di rendere il risultato finale ancor più sorprendente. Chiristina Kubisch crea un ponte tecnologico tra la realtà fenomenica nascosta e la realtà artistica. Una realtà talvolta resa ‘fredda’ da un approccio troppo tecnico e privo di sentimento.

Un cerchio. Semplice con l’eleganza tipica della semplicità, caratteristica di tutta la produzione di Chiristina Kubisch. Dieci speaker aperti, collegati singolarmente ai circuiti elettronici. A primo sguardo l’opera ricorda un orologio che, invece di scandire il tempo in ventiquattro ore attraverso dodici punti, viola le regole dividendolo in solo dieci. Un orologio che rispecchia fedelmente il passaggio dal giorno alla notte. Ma l’intenzione non era forse originariamente questa, i suoni in una giornata dal cielo grigio torinese, mi destano da questo richiamo della mente, suoni brevi, acuti, alcuni appena percepibili, ma in grado di mutare in intensità e presenza in una giornata di sole.

.

Un secondo lavoro dedicato al silenzio era ospitato dalla galleria. Una serie di pannelli di plexiglass con bianche frasi sul silenzio disposta su un muro di e/static. Attraverso la luce e grazie alla distanza tra le lastre ed il muro candido l’ombra si proietta. Il messaggio di Chiristina Kubisch si svela. Un’ulteriore conferma di quanto la raffinatezza e l’efficacia espressiva siano spesso distanti dalla complessità.

Lavori caratterizzati da una maturità e completezza affascinanti, con una capacità naturale di colpire e sorprendere. Chiristina Kubisch è riuscita, un’altra volta, ad ottenere un’arte limpida, distante dalla schematizzazione e dalla ripetitività.

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn