Dalle installazioni che sfruttano la tecnologia mobile alle opere per iPod, il video diventa sempre più interattivo. Si aprono nuove possibilità di produzione e fruizione che ancora una volta stimolano le pratiche artistiche legate all’”immagine in movimento”. L’evoluzione è sempre più visibile: nelle singole opere, nelle mostre e nei festival.

Come in Hosts, l’installazione dell’inglese Martin Rieser, che ultimamente ha animato gli spazi dell’Abbazia di Bath con video proiettati su 5 megaschermi. Il pubblico, indossando delle targhette a ultrasuoni e delle cuffie wireless, si poteva muovere all’interno dell’installazione; fermandosi di fronte a uno schermo, “attirava” le proiezioni di personaggi che indirizzavano frasi a ognuno e lo seguivano nei suoi spostamenti attraverso l’abbazia.

Un’ulteriore sviluppo prevedeva poi, attraverso il GPS, la possibilità di attivare le apparizioni video in diversi punti della città e addirittura di far creare al pubblico un avatar 3D inviando una foto attraverso il proprio dispositivo mobile.

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Trasportabili sono anche le opere presentate lo scorso dicembre alla mostra PodART al Fine Art Space di New York: una serie di artisti che vanno da Marisa Olson al duo MTAA, hanno “salutato” l’avvento del video su iPod con dei prodotti pensati per essere visionati (e venduti) solo sull’ultimo modello del dispositivo mobile di Apple.

E progetti come Odys for your iPod di Nathaniel Stern, lontano dalla logiche del mercato e più vicino allo spirito dello sharing, diventano i simboli di quella che potrebbe diventare una videoarte interattiva e “take-away” alla portata di tutti. Odys è una serie di sei video poemi scaricabili da un sito dedicato, in cui il protagonista, Odys appunto, tenta di ricostruire il proprio passato in maniera frammentaria: un passato che lo spettatore deve aiutare a mettere insieme, ogni volta colmando i vuoti narrativi in maniera personale, in un rapporto che diventa quasi intimo attraverso la fruizione su iPod.

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E le manifestazioni legate al video non sono sicuramente da meno: d/Art/2006, festival australiano dedicato alle arti video e digitali, dal 15 aprile al 6 maggio presenterà all’interno del proprio programma anche una selezione di lavori realizzati con tecnologie mobili. Mentre The Flux, un’organizzazione americana indirizzata alla promozione dei giovani filmmakers, ha lanciato il primo iPod Film Festival, con votazioni online aperte agli utenti del sito che si chiuderanno il 15 aprile.

Da una parte, dunque, la possibilità di interagire a distanza permette l’ampliamento dello spazio vissuto dallo spettatore nelle installazioni, dall’altra la riproducibilità tecnica connessa alla trasportabilità stimola la creazione di una “galleria personale” che può essere fruita dovunque. E che sta portando all’aumento di una community di utenti che non solo scaricano i video, ma che utilizzano strumenti -scaricabili a loro volta dalla Rete- per crearne altri e metterli a disposizione di terzi. In un circolo virtuoso che sembra inarrestabile….


www.digicult.it/digimag/article.asp?id=300

www.martinrieser.com/Hosts.htm

www.31grand.com/podart.html

www.theflux.tv/ipodfest

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