Tutti i giorni lasciamo involontarie, quanto copiose, tracce del nostro passaggio e delle nostre azioni. Infatti le nuove tecnologie, oltre a estendere le nostre possibilità, ci rendono più visibili, più identificabili. Telecamere a circuito chiuso, telefoni cellulari, satelliti, personal computer, sono tutti dispositivi che permettono di monitorare le nostre azioni e i nostri spostamenti; quindi, in qualche modo, consentono di “spiarci” costantemente.

Con l’andare del tempo il giudizio di molti sulle telecamere di sorveglianza è cambiato, e quella che inizialmente sembrava soprattutto una tecnologia lesiva nei confronti della privacy, si è trasformata per molte persone in una fonte di sicurezza, almeno psicologica, per la sua presunta potenzialità deterrente nei confronti di azioni criminali in contesti diversi.

In particolare, dopo l’11 settembre 2001 è stata di molto incrementata la richiesta di installazione di telecamere di sorveglianza come misura preventiva in caso di terrorismo. La presenza di telecamere in certe aree è quindi talmente massiccia, che esse non possono neppure essere mappate. Ed è aumentata la domanda di utilizzo di software di riconoscimento del volto per accrescere le prestazioni di tali apparecchi.

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Le telecamere implementate con algoritmi di intelligenza artificiale, in particolare di biometric facial imaging , permettono di confrontare le immagini delle persone riprese con fotografie di terroristi e criminali presenti in banche dati costruite appositamente.

Queste tecnologie hanno costi enormi di installazione e di manutenzione, e sono richiestissime, pur non rivelandosi sempre efficaci nella prevenzione di crimini, creando anzi falsi allarmismi. E’ palese l’inutilità del loro utilizzo in caso di particolari attacchi terroristici, che giungano ad esempio dal cielo, ed è molto alta la possibilità di creare tragici incidenti dovuti a un’erronea identificazione, come è accaduto l’anno scorso a Londra nel caso del giovane brasiliano freddato nella metropolitanma da agenti di Scotland Yard e risultato totalmente estraneo al mondo del terrorismo.

Amy Alexander, Jesse Gilbert, Wojciech Kosma, Vincent Rabaud, Nikhil Rasiwasia, si prendono in qualche modo gioco di queste tecnologie, demistificandole e mettendole in discussione attraverso i loro stessi meccanismi, reinventando il loro utilizzo in modo creativo; e criticando così implicitamente tutto un preciso sistema di difesa/controllo.

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Il progetto SVEN – Surveillance Video Entertainment Network , aka AI to the People mette in discussione in modo ironico un certo tipo di utilizzo della tecnologia, che si intromette nella nostra vita e pretende di poter qualificare una persona in base ad alcuni parametri stabiliti. E si domanda se la tecnologia che viene impiegata per scoprire se sei un criminale possa invece essere utilizzata per rivelare se tu possieda invece eventuali talenti.

Il gruppo di persone che ha dato vita a SVEN agisce tramite un sistema in grado di creare video performance in tempo reale. Il sistema consiste concretamente in una telecamera, un monitor, e due computer che possono essere sistemati in spazi pubblici, ovunque ci si possa aspettare vi sia una telecamera di sorveglianza.

La telecamera riprende lo spazio, e uno speciale algoritmo installato in uno dei due processori individua i passanti che compaiono nella ripresa, e ne rileva alcune caratteristiche. Nel caso in cui l’aspetto delle persone riprese si avvicini ad alcuni parametri fissati, che dovrebbero farle assomigliare per esempio a potenziali rock star, la normale visione standard della telecamera viene interrotta, e viene quindi avviata un’applicazione di video processing in tempo reale, che ricevute le immagini della telecamera, le elabora per generare immagini simili a quelle dei video musicali, e le monta assieme alla musica. Il video risultante viene quindi mostrato sul monitor nello spazio pubblico.

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SVEN è un work in progress che promette ulteriori sviluppi: fra questi l’idea di montare la telecamera su una piattaforma mobile, come ad esempio un furgone. Uno dei prossimi appuntamenti nei quali sarà possibile vedere l’installazione è ISEA 2006 (San Jose, CA, US).

Questo progetto, con la sua carica critica, sembra avvicinarsi al lavoro dei Surveillance Camera Players. Il gruppo, formatosi nel 1996 a New York, manifesta in modo ironico la sua opposizione contro le telecamere di sorveglianza, ritenendole dispositivi lesivi dei diritti umani di base, e inutili nella prevenzione nella lotta al crimine. Gli SCP creano e inscenano performance adattate all’esecuzione dinanzi a telecamere a circuito chiuso negli spazi pubblici. La loro prima piece è stata Ubu Roi di Alfred Jarry. Le ultime performance includono 1984 di Orwell e Aspettando Godot di Beckett. Ci sono affiliati del gruppo SCP in diversi stati nel mondo. Il 19 e 20 marzo SCP ha preso parte alle giornate internazionali contro le telecamere di sorveglianza.


http://deprogramming.us/ai/

http://deprogramming.us/

http://www.notbored.org/the-scp.html

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