Si appena conclusa l’ultima edizione dello Share Festival 2006 che quest’anno ha avuto il piacere di accompagnarsi alle acclamate Olimpiadi Invernali di Torino. Cresciuto di notorietà, sia a livello locale che nazionale, e attratto l’interesse delle istituzioni, lo Share è stato ospitato questa volta nei saloni della prestigiosa Accademia Albertina di Belle Arti del capoluogo piemontese.

Tema di questa seconda edizione, svoltasi in contemporanea ai Giochi Paraolimpici, è stato Il limite valicabile, declinato in tutte le sue possibili sfide e varianti in riferimento, non solo alle sperimentazioni di frontiera dei temerari artisti elettronici ma anche all’esemplare coraggio dei sportivi paraolimpici.

Il superamento del limite, tra artista e fruitore, tra corpo e interfaccia, tra codici alfanumerici e contenuti sovversivi o simbolici, tra diritti d’autore e libera condivisione, non a caso sembra il punto di convergenza delle varie declinazioni dell’universo creativo digitale. Lo Share quest’anno ha avuto il merito di affrontare l’argomento a trecentosessanta gradi ponendo l’accento sia su tematiche e questioni sollevate dall’uso creativo delle tecnologie, che sulle varie tappe della sua articolazione storica relativamente allo sviluppo tecnologico.

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Incontri con eminenti rappresentati della cultura digitale e dibattiti non sono mancati per affrontare la questione da diverse angolazioni. Molto articolato quest’anno il festival si è diviso in tre grandi categorie: Pioneers, Shifted e Onezeroworld, in cui, seguendo una linea cronologica, si è passati da un tributo ai due pionieri, Nam Jun Paik , padre delle video arte, e Le Corbusier, autore della prima opera multimediale della storia, alla presentazione di artisti contemporanei più maturi fino alle sperimentazioni più audaci e meni catalogabili. Non è mancata la presentazione di progetti artistici che utilizzano licenze Creative Common o attivi sul fronte del copyleft.

Shifted, corpo centrale della parte espositiva del Festival, si è suddiviso in tre diverse percorsi tematici: Borderline , curato da Simona Lodi, attento particolarmente al tema dell’interazione uomo-macchina; Radical Software, a cura di Domenico Quaranta e dedicato alle varie possibilità sovversive di utilizzo del software e Un-limited cinema rivolto alla presentazione dei nuovi linguaggi del web-cinema re-media, a cura di Luca Barbeni.

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Sul versante radical software presenti i fedelissimi Molleindustria, [epidemiC], Ubermorgen.org. Assolutamente da giocare è il McDonald’s Videogames, della game factory italiana Molleindustria, in cui vestendo i panni di un amministratore della McDonalds si è chiamati a gestire l’intera catena di montaggio della multinazionale, scoprendone tutte le magagne ed i giochi di potere.

Del collettivo [epidemiC], è stato presentato AntiMafia, un software dall’intelligente perversa raffinatezza. Antimafia, basato su un sistema peer to peer, consente di condividere azioni di disturbo mediatico senza bisogno di alcun intervento da parte dell’utente o leader che coordini l’azione. Potrebbe essere comodo, peccato che sia lo stesso attivismo a venirne danneggiato privato della componente umana, ma soprattutto della sua stessa “radice”, l’attività: è il software che si “attiva” e fa praticamente tutto.

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Animato delle stesse provocazioni e certamente non politically correct, è GWEI (Google Will Eat Itself), progetto presentato da Ubermorgen.com e realizzato in collaborazione con Alessandro Ludovico e Paolo Cirio di cui DigiMag si è occupato nello scorso numero di Marzo.

Sempre della stessa sezione, interessante è anche Scream di Amy Alexander , un piccolo software, che attivato se ne sta buono sulla barra delle applicazioni fin quando la macchina non ci fa arrabbiare, a quel punto il computer non può che urlare con la nostra stessa estenuata “angoscia”.

Dall’area Borderline, ugualmente ironico e simpatico, è il piccolo Nervous, di Bjorn Schulk , un oggetto audiocinetico interattivo sensibile alla presenza e al tocco del visitatore. Quando ci si avvicina Nervous, dotato al suo interno di un Theramin, uno dei primi strumenti elettronici della storia, comincia a diventare nervoso, a fare beep e a muoversi freneticamente. Molto carino, anche per la forma, rotonda e di peluche.

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Divertente, ma allo stesso tempo molto complesso è il progetto degli 02L- Unità zero, costituito da attuatori (pedane) che calpestati attivano, attraverso una ricerca nel database audio-video, sequenze sonore e di videoclip riprodotte rispettivamente dai diffusori acustici e proiettati quindi sullo schermo. Le pedane sono cinque ed è così possibile da parte del visitatore, o dei visitatori, dilettarsi nella propria performance di DJ e VJ usando solo i propri piedi ed il proprio ritmo.

Da Un-limited Cinema segnaliamo ocular.com di Jeoff Lillemon , un artista surreale che si esprime attraverso quadri cinematici; The Collective Intelligence Project, del gruppo italiano Multiforma (vedi articolo di NetArt di questo mese) , e Imagepirate, di Antonio Mendoza, un video realizzato remixando spezzoni di grandi film della storia del cinema e linee audio di grandi musicisti.

Sono progetti realizzati per la rete e che riflettono sullo statuto e le possibilità espressive del web, quindi vi invito ad andarli a visitare sui loro rispettivi siti (sotto troverete gli indirizzi). Paese ospite quest’anno dello Share: la Slovenia.


www.toshare.it/

http://epidemic.ws/antimafia/

www.molleindustria.it

www.02L.net

www.gwei.org

http://scream.deprogramming.us/

www.oculart.com/http://www.oculart.com/

www.imagepirate.com

www.mutaforma.com/collective/index.htm

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