Un nome rubato dall’immaginario cyborg: Intelligenza Collettiva. E’ la nuova frontiera raggiunta da Evilia di Leonardo e Daniele Tito, ideatori del progetto multimediale Mutaforma. Collective Intelligence (C.I.) utilizza le risorse audio e video che offre la rete e le manipola per dare vita a creazioni artistiche. Parola d’ordine: sharing. La condivisione diventa mezzo per accedere alla conoscenza individuale e trasformarla in risorsa collettiva. E gli artisti si trasformano così in hacker.

DIcono che il concetto portante del loro lavoro sia il ritmo, lo scorrere del tempo e la sua relazione profonda con il flusso di immagini, testi e suoni raccolti da interner, che come per esempio il progetto WJS di cui abbiamo parlato lo scorso numero di Digimag, viene interpretato come un enorme hard disk, un infitio data base, spesso libero da limiti autoriali e quindi accessibile per una reinterpretazione creativa dei suoni contenuti, nonchè per una importantissima ridsitribuzione di creatività e conoscenza, al di là di limiti territoriali e barriere geografiche. Niente di nuovo per carità, teorie e concetti già espressi e ripetuti da fior di filosofi e teorici di Interrnet e dei nuovi media, ma non sempre tramutati con efficacia dalla teoria alla pratica.

In questo può fare differenza il progetto Mutaforma se è vero che all’interno del sito sono quindi presenti molti lavori e molto diversi tra loro: da lavori video a lavori prettamente grafici, da narrazioni in rete a progetti audio-video interattivi sul web. Ho avuto modo di parlare con i due membri del progetto Mutaforma, per cercare di chiarire meglio il concetto di Intelligenza Collettiva e per capire il loro modus operandi, come attingono cioè alla rete per amalgamare i contenuti che danno vita ai loro progetti e come infine utilizzano le dinamiche di interner per diffondere e ridistribuire questi contenuti.

.

Beatrice Ferrario: Per costruire le vostre performance artistiche vi servite di file che trovate in rete e manipolate ex post . Quali sono i vostri obiettivi? C’è stata una musa ispiratrice?

Mutaforma: Essemzialmente ci occupiamo di audio e video e in questa forma cerchiamo di sperimentare o esprimere liberamente le nostre emozioni. Non abbiamo un obiettivo preciso a cui tendere, piuttosto un’idea su cui costruire un progetto che in corso d’opera può anche totalmente snaturarsi. Le contaminazioni, il divenire, il fluire del tempo e dello spazio sono temi che ci affascinano e perciò spesso nei nostri lavori rimane sempre qualcosa di aperto, un punto interrogativo da interpretare a proprio modo.

Per il progetto C.I. ci siamo ispirati al libro omonimo di Pierre Lévy, che intende la rivoluzione digitale come possibilità di amplificare le conoscenze tramite la condivisione. Le distanze geografiche si annullano a vantaggio di comunità virtuali che mettono a disposizione le proprie competenze per la crescita di ciascuno.

Beatrice Ferrario: In tal senso si potrebbe dire che C.I. è un nuovo modo di pensare Internet, perchè lo equipara a un enorme database?

Mutaforma: Internet è in fondo un grande database a cui ognuno sottrae pezzi di dati. Nel nostro caso abbiamo sfruttato le potenzialità della rete per rielaborare artisticamente dei file nati per qualcos’altro. Quasi nulla ha dei confini netti e precisi, ma grazie al codice binario tutto è manipolabile e ricategorizzabile.

.

Beatrice Ferrario: Entriamo ora nel merito delle performance. Sul vostro sito c’è il video di introduzione al progetto il cui titolo, “Man and Machine”, ci suggerisce già un’universo cyborg. Come avete fatto a costruirlo in fase di post-produzione?

Mutaforma: La nostra passione è anche il nostro lavoro, infatti abbiamo uno studio di produzione di audiovisivi e multimedia. Questo progetto, a differenza degli altri, non contiene spezzoni trovati in rete perché volevamo solo introdurre il tutto con una nostra presenza virtuale. L’idea del cyborg inoltre è funzionale a introdurre il tema del progetto C.I., Uomo e Macchina, su cui sono stati realizzati i video finali. Sono anch’essi liberamente scaricabili per essere manipolati a loro volta. Infatti, i noi desideriamo che il progetto continui e che quindi altri raccolgano l’invito a manipolare i video di Man and Machine e in generale di tutti i video di C.I.

Beatrice Ferrario: La licenza Creative Commons, che applicate ai vostri lavori, è da un lato il simbolo della filosofia del file sharing, dall’altro requisito imprescindibile perché le stesse vostre creazioni siano riutilizzate da terzi. E’ anche questa l’intelligenza collettiva?

Mutaforma: C.I. è stato rilasciato sotto una licenza Creative Commons proprio come ulteriore testimonianza del nostro intento. Anche se in realtà non applichiamo la licenza a tutti i nostri lavori, dipende dall’uso che vogliamo farne. Il nostro progetto è nato con l’idea che dovesse essere sempre in divenire costante, mutabile. La condivisione, la libertà di espressione, la facoltà di manipolare e di essere stuzzicati nella propria creatività è intelligenza collettiva, perché si crea conoscenza e sapere comune. Non esistono più differenze di cultura poiché ognuno può contribuire alla crescita della comunità virtuale.

.

Beatrice Ferrario: Nella vostra dichiarazione di intenti si nota una curiosa commistione tra l’artista e l’hacker. In che senso queste due figure arrivano a sovrapporsi in un progetto di Net art?

Mutaforma: Tutto l’universo simbolico è stato sensibilmente influenzato dalle tecniche digitali che negli ultimi anni hanno riscritto i valori e gli aspetti culturali dell’evento artistico e non solo. Il sistema binario ha dato una stessa sostanza a diversi modi di comunicare e ha permesso, oltre alla rappresentazione del pensiero visivo , anche la manipolazione di linguaggi prima lontani tra loro. La commistione tra artista e hacker è la concezione di un nuovo plasmatore di materia che raccoglie e riutilizza codici con propri rimandi e richiami simbolici.

L’eco continua di segni che richiamano immagini, esperienze e conoscenze, allontana da un originale che si confonde sempre di più con i suoi cloni rielaborati. L’unicità si perde a favore di un infinito amalgama semiotico. L’artista hacker quindi è conscio del continuo mutamento, del fatto che la sua ispirazione non è altro che l’unione di migliaia di pensieri immagini che a loro volta sono rielaborazione di qualcosa. L’artista hacker deve proporre nuove soluzioni, sperimentando la commistione dei linguaggi. Deve manipolare dati binari, violare regole e condividere le sue esperienze liberamente in favore di un sapere comune.


www.mutaforma.com

www.mutaforma.com/collective

www.mutaforma.com/collective/play_intro.htm

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn