C’è un software musicale che, più di altri, da qualche anno sta cambiando il modus operandi della musica elettronica. Il software in questione si chiama Live ed è prodotto dalla software house berlinese Ableton, fondata nel ’99 dai programmatori/ingegneri del suono Robert Henke e Gerhard Behle, anche noti come musicisti sotto il nome di Monokale.

I fan del duo sanno che fin dal ’95 i Monolake hanno creato un loro sound minimalista, piuttosto distinguibile, fatto di ricerca di nuove possibilità espressive attraverso la musica elettronica, mettendo sullo stesso piano strumenti vintage, software e computer. Oggi Henke procede in solitaria con i suoi Monolake mentre Behle é più concentrato a tenere le redini di Ableton, anche se il contributo creativo di Henke è ancora fondamentale per lo sviluppo di nuove “feature” del rivoluzionario software, oggi giunto alla versione 5.03.

Dal 2001 ad oggi Live è passato infatti dalla sua prima rudimentale e molto limitata incarnazione, all’attuale futuristica versione che rappresenta lo stato dell’arte in materia di tool per la creazione, la produzione e l’esecuzione di musica elettronica (e non solo). Buona parte della rinomata scena electro techno e house berlinese ruota intorno all’utilizzo di questo sequencer, su questo non c’è dubbio. Live è lo strumento di svolta creativa del musicista elettronico nel 2006 proprio come i MiniMoog negli anni ’70 e le 303, le 808 e le 909 e i campionatori Akai negli ’80.

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Ma andiamo per ordine. Live 1.0 era stato pensato semplicemente come un software che permettesse la gestione “dal vivo” di loop audio e di semplice effettistica (delay, riverberi, equalizzatori) per poter integrare un musicista elettronico in una band, liberandosi dalla schiavitù delle “sequenze” imposta da software pensati per lo studio come Pro Tools, Cubase, Sonar e Logic. C’è da dire che tutti questi illustri e potenti sequencer sono sempre stati progettati con un approccio lineare più vicino a quello che può avere un ingegnere del suono per il mixaggio della traccia finita piuttosto che con un approccio più caotico e destrutturato che può avere un musicista nelle fase di composizione. La principale differenza tra Live e gli altri sequencer oggi in circolazione sta proprio nel differente approccio alla composizione, in qualche modo legato alla sua origine di tool per eseguire musica dal vivo piuttosto che crearla a tavolino.

La possibilità di tagliare, “loopare”, ricombinare ed effettare in tempo reale (senza premere il tasto stop) dà la possibilità al musicista armato di laptop di fare “jam” infinite con band al completo. Proprio come un bassista, che può aggiungere groove alla propria parte aggiungendo o togliendo qualche “slap” o qualche “pennata”, il neo musicista elettronico può fare lo stesso con i suoi suoni.

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Dall’improvvisazione possono nascere nuove idee proprio come quando una band prova diverse soluzioni nella struttura dei brani. Sfruttando il suo caratteristico flusso ininterrotto di possibilità di (ri)combinazione Live diventa così uno strumento flessibile per stimolare la singola creatività, anche aldilà delle competenze musicali o tecniche. Non è un caso che uno dei suoi creatori, Henke, non sia un musicista nel senso classico del termine in quanto non è in grado di suonare manualmente alcun strumento.

La creatività con Live è sempre stimolata attraverso dei processi azione-reazione, si tratta quasi di un videogioco con un alto coefficiente di interattività. Non dimentichiamoci mai che suonare è un po’ come giocare, non a caso in inglese “play” significa sia “giocare” che “suonare”. Quello che Ableton ha capito ed applicato, rispetto agli altri produttori di sequencer è che la fase creativa non dev’essere mai sacrificata o subordinata alla difficoltà di utilizzo del mezzo. Anche un certo minimalismo grafico dell’interfaccia, apparentemente solo un vezzo estetico, è al servizio dell’immediatezza d’uso: un cursore è poco più che una linea verticale, un crossover è una linea orizzontale, un panpot è un cerchio e così via. Anche la doppia vista grafica con la finestra con i campioni verticali e la consueta visione delle tracce orizzontali (con i controlli però a destra piuttosto che a sinistra) sono rappresentativi di uno stile diverso, di un modo di pensare più naturale, meno imbrigliato nelle consuetudini. In pratica una corrente di pensiero esplicitata in un software di produzione musicale.

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Con le release 2.0 e 3.0 Live ha cominciato a trasformarsi in un ottimo tool per creare musica oltre che per suonarla, ma è stata la versione 4.0 che ha segnato un vero e proprio punto di svolta per Ableton. Con Live 4.0 si è introdotta la possibilità di poter gestire strumenti virtuali esterni e di editare ed utilizzare il midi con la stessa leggerezza con cui si gestiva l’audio con le versioni precedenti. Live 4.0 fatto esplodere il potenziale di Live, portandolo a diventare il cuore pulsante di ogni nuovo musicista della laptop generation. L’introduzione del mini campionatore “simpler” e della drum machine fai da te “impulse” davano la possibilità agli utenti di costruirsi le proprie ritmiche e le proprie linee melodiche e di integrare qualunque soft synth in modo assolutamente naturale.

L’attuale versione 5.03 è di assoluta potenza, con tutte le features che soddisfano il musicista elettronico contemporaneo. Forse è iniziata una nuova era nella composizione elettronica e non è un caso se dai Daft Punk ai Nine Inch Nails, dai Telefon Tel Aviv a Scanner, dai Mogwai ad Akufen tutti riconoscono l’impatto creativo che Live ha avuto sul proprio approccio alla composizione. Il futuro è qui, liberiamoci degli orpelli e liberiamo la nostra creatività.


www.ableton.com

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