La collaborazione artistica tra Hans Schabus, artista austriaco che indaga soprattutto lo spazio, e The Very Pleasure, duo composto dagli austriaci Oliver Welter, cantante della band Naked Lunch e Fritz Ostermayer, ha prodotto un interessante evento negli spazi del laboratorio del Teatro alla Scala.

Sulla parete di un enorme hangar veniva proiettato il video realizzato da Hans Schabus, Val Canale, mentre The Very Pleasure suonavano “al piano superiore” (una sorta di soppalco che copre una parte dell’area dell’hangar), quasi invisibili al pubblico, che doveva alzare lo sguardo e spostarsi lungo le pareti per poterli vedere mentre suonavano. Le canzoni erano tutte incentrate sul tema della montagna, sia cover che pezzi originali.

Il video proiettato è un viaggio lungo il confine tra Italia e Austria, la Val Canale appunto, incastrata in mezzo alle montagne. L’artista ha ripreso dall’elicottero tutto il confine in un lunghissimo piano sequenza, senza interruzioni; il risultato è un lavoro che ha un che di ipnotico e trasmette senza ombra di dubbio la sensazione del viaggio, dell’ andare verso qualcosa, del muoversi, partire ma senza sapere dove si arriverà. La performance di The Very Pleasure era sicuramente un commento sonoro assolutamente pertinente, una musica seria ed ispirata come spesso le band nordiche sanno fare.

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Il risultato finale è un evento performativo di grande impatto e coinvolgimento per lo spettatore; la grandezza della proiezione e il suono che avvolgeva tutto lo spazio (vuoto) proiettavano in una dimensione riflessiva e intensa. Un vero e proprio viaggio metaforico per lo spettatore. Riprendere il confine geografico e politico tra Austria e Italia, è inoltre un simbolo del viaggio dell’artista tra Vienna, luogo dove vive, e Milano, luogo dove si è svolta la proiezione.

Non è la prima volta che Schabus si riferisce al tema del viaggio. In un suo precedente lavoro, Western ha infatti ripreso il suo viaggio a bordo di una piccola barca, costruita da lui stesso, lungo i canali sotterranei di Vienna. Il risultato è una romantica avventura tra sogno e realtà. Un’esperienza vissuta in prima persona dall’artista. Shabaus è quindi artista che indaga lo spazio, che soprattutto cerca di ridefinire lo spazio, anche appunto viaggiandoci attraverso; il punto di partenza dei suoi lavori è quasi sempre la storia dei luoghi nei quali dovrà intervenire.

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Per la Biennale di Venezia 2005, Schabus ha presentato Das Letzte Land, coprendo il padiglione austriaco con la ricostruzione di una montagna; la forma era quella di un modello computerizzato, una montagna tecnoide quindi. All’esterno estremamente ostile, quasi inespugnabile, era invece accessibile all’interno, e salendo lungo un sistema di scale si poteva arrivare alla cima dove da una finestra si vedeva tutta Venezia. Il suo intento era quello di far emergere soprattutto l’opera e non lo spazio (pubblico in questo caso, e con un passato a dir poco importante) dove questa veniva esposta. Per questo la decisione di “coprire” il padiglione; entrando poi dentro ci si accorgeva che comunque l’opera era anche lì e non solo nel rivestimento.

Schabus si impossessa dunque dello spazio per ricrearlo, impone dei margini e dei limiti sempre diversi allo spazio in cui si può agire ed entrare fisicamente, dando così una maggiore consapevolezza e percezione dello spazio “intorno”, percepito come una sorta di “outer space”, fuori dai confini e dalle strutture.


www.biennale-schabus.at/

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