Il teatro italiano ricomincia dalla Drammaturgia dello Spazio. Voglio cominciare con questa frase puntando i riflettori su un progetto nato nel 2003 grazie a due giovani friulani con alle spalle anni di ricerca artistica: Eva Geatti e Nicola Toffolini

Lei, performer della nuova generazione, si è “fatta” grazie a stagioni artistiche al fianco di alcuni gruppi già affermati come i Motus, Teatrino Clandestino, Masque teatro e Teddy Bear Company. Rappresenta a tutti gli effetti la carta vincente sulla quale puntare per un nuovo teatro in cerca di originalità, professionalità e creatività, ma Eva ha una marcia in più che diventa evidente quando riesce a toccarci l’anima e a coinvolgerci durante la messa in scena. Nicola è un artista conosciuto in ambito internazionale, già finalista del 6° Premio Cairo Communication, ha partecipato alle maggiori rassegne artistiche contemporanee come la Quadriennale di Roma, TECHNE 02 , il 42° Premio Suzzara o all’ Opel and the united arts for Europe; attualmente ha rivolto la sua attenzione al teatro di ricerca avendo competenze in diversi ambiti artistici fino al design e all’art Light.

Fra la collaborazione di Eva e Nicola nasce Cosmesi, un progetto artistico che ha rivoluzionato i “modi” del Teatro contemporaneo, collocandosi subito ai vertici del panorama italiano. Mettono in scena diversi spettacoli, Bionda I interno 5 è presente alla rassegna ENtoPAN al Foundry di Londra, Prove di condizionamento al Festival di Santarcangelo dei Teatri 2005 ed è ospite anche del Festival Giostra di Maggio 2005, di Bè Bologna Estate 2005, della rassegna Avostanis 2005.

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A Gennaio di quest’anno è avvenuta, presso il Teatro San Giorgio di Udine, la replica di uno spettacolo in bilico fra installazione e performance, fra gioco e tragedia, fra suono e silenzio, fra spazio artificiale e spazio in-naturale: Avvisaglie di un cedimento strutturale. Spettacolo vincitore del Festival Iceberg 2005 e replicato al Festival di Santarcangelo dei Teatri sempre nel 2005. Possiamo contemplare e ammirare questa performance a Roma, in occasione del Festival Ipercorpo a cura di Paolo Ruffini , esattamente il 19, 20, 21 e 22 Aprile presso gli spazi del Teatro SantaSangre-Kollatino Underground.

Avvisaglie di un cedimento strutturale riesce ad amare e poi a distruggere anche le cose che noi tutti sappiamo esserci amiche: la quotidianità, la familiarità, l’esperienza visiva ed introspettiva. Riesce a concepire dei processi instabili, ad orchestrare relazioni fra corpo e spazio senza bisogno del logos. E’ l’estetica innovativa che contraddistingue l’azione di Eva, il rosso e bianco hanno un forte impatto visivo e sensoriale, come del resto le bare, il telefono, l’ombrello, la torta o le tazzine hanno un forte significato intrinseco, o solamente concettuale.

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Il superamento del rapporto orizzontale platea-scena a favore di una prospettiva verticale non è una scelta casuale, come per un’architettura amica/prigione, per i neon freddi e asettici, così come per le piastrelle o i cubi/podio al centro del rettangolo scenico. L’abitare questo spazio significa esserne parte integrante, condividerne i pregi ed i limiti, dialogare con i dettagli e con se stessi. Siamo di fronte ad una nuova esperienza dello spazio proposta al pubblico e vissuta contemporaneamente dalla protagonista che prima si rispecchia e poi diviene vittima, e fa emergere, perché no, solitudini e malinconie della società odierna.

Se il richiamo all’interazione con il “proprio” spazio è frequente, si tratta però di una “intimità” vuota e truccata, perturbante oserei dire, dove più che rassicurare sollecita domande e problemi che non immaginavamo. E’ un ambiente artistico più che una scenografia. La percezione che conoscevamo all’inizio ci si rivolge contro schiacciandoci sotto il proprio peso nel finale; si passa dalla convivenza con al dover convivere per non….Nessuna interfaccia, nessun effetto speciale, nessuna multimedialità ridondante, in fin dei conti l’arte deve far dimenticare la tecnologia per una costruzione estetica ed etica.

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“Ora possediamo un nostro spazio, immacolato ed oblungo. Dove persone ed oggetti diventano presenze semplici, uguali e legate. Gli oggetti posti all’interno di questo perimetro sterile ci si spiegano davanti per delimitare e caratterizzare un ambiente simbolico. La persona, un abitante di situazioni, compone geometrie e costruisce dissonanze nello spazio, trasformandolo ed aprendolo alla decontestualizzazione. Lo spazio è comunque limpido, senza oscurità, un luogo di certezze e di semplici sicurezze che l’abitante gestisce con disinvoltura ed in assoluta solitudine. La routine scandisce il tempo di un’esistenza protetta e sicura fatta di movimenti precisi all’interno di un luogo perfettamente conosciuto. Situazioni standard.

Un gradevole ed apparente stato di quiete. Nell’attimo buio in cui tutto questo crolla, si modifica radicalmente il modo di stare ed il bisogno di appellarsi a qualcuno spinge alla parola. Tutto è grande e troppo complesso; quello che era familiare ora risulta mostruoso. Non c’è più modo di mantenere il contatto con tutto il resto. Da questo momento gli oggetti non sono più associazione poetica di pensiero, presenze omogenee alla persona ed allo spazio, ma diventano incastri macchinosi e cattivi compagni.”

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In questa installazione “asettica” è bello scoprire che la drammaturgia si trasfigura attraverso il gesto, i movimenti accuratamente coreografici, i simbolismi comunicativamente forti nonchè attraverso gli aspetti sonici e visivi. E’ un teatro-immagine in cui si evidenzia un aspetto quasi minimalista, e il ritmo fluido gioca a favore dell’attenzione dei fruitori.

La stupenda Eva gioca con la “nostra” solitudine ospitando immaginari personaggi, coprendosi dalla pioggia inesistente, vestendosi con l’apprensione felice di un primo amore, telecomandando un “oggetto” volante sopra il pubblico, toccando un alberello attraverso un foro artificiale che dà sul naturale o semplicemente introducendo, con morbosa precisione, oggetti quotidiani che diventano progressivamente estranei. Ecco quindi l’inquietudine del consumismo che prende il sopravvento o, più semplicemente, l’inquietudine della solitudine contemporanea. Ricominciamo dunque da Cosmesi, finalmente, per una nuova ricerca teatrale.

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