Kinotek è un duo di video-performer con base a Roma, composto da Mattia Casalegno e Giovanni D’Aloia. La loro ricerca è improntata alla costruzione di ambienti immersivi audiovisivi tramite l’utilizzo dei linguaggi delle new media arts. Si muovono con disinvoltura tra i territori del vjing da club e delle performance più astratte, proponendosi di sperimentare modalità d’interazione diverse tra tecnologia e performers. Attraverso la stratificazione di sogni hi-tech e memorie analogiche, Kinotek propone degli sguardi contemporanei estremamente interessanti su mondi onirici possibili e non.

Soprattutto Mattia Casalegno ha assunto nel corso degli ultimi due anni un ruolo di crescente prestigio non solo in ambito nazionale ma anche internazionale, accompagnando spesso con i suoi visual le performance di Maurizio Martusciello aka Marutx_M, la cui attività a livello internazionale lo ha portato a contatto con moltissimi artisti anche non elettronici all’interno di contesti e festival di assoluto rilievo, primo tra tutti la scorsa edizione del Mutek.

E’ proprio con Mattia Casalegno, anche membro del gruppo elettronico minimale MetaXu e del collettivo di artisti elettronici italiani Avatar 41° che facciamo due chiacchiere per scoprire meglio il lavoro e l’estetica dei Kinotek.

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Bertram Niessen: Innanzitutto vorrei un po’ di informazioni su come lavorate e su quali software ed hardware usate. Inoltre, il contenuto video delle performance è materiale prodotto da voi si tratta piuttosto di un’operazione di found footage?

Kinotek: Per i progetti di live-media o per le collaborazioni più strette con musicisti, o in lavori ancora più specifici, preferiamo costruirci i nostri strumenti con programmi come Max/Msp/Jitter o Isadora; per il vjing da club invece ultimamente ci troviamo molto bene con il Modul8 della GargeCube, che usiamo con vari controller MIDI. In passato abbiamo usato molto il VDMX della Vidvox e siamo molto affezionati alla giapponese Composite Station, uno dei primi programmi di vjing usciti sul mercato. Come hardware usiamo vari mixer video come il Roland V4 e il Panasonic AVE5. Abbiamo anche un vecchio Panasonic mx12 che conserviamo e rispettiamo come un veterano di guerra. Per quello che riguarda i materiali, di solito finiscono nei nostri mixer sia materiali campionati qua e là, da film o da TV, che video scaricati dalla rete e materiale nostro, sia girato che in grafica.

Bertram Niessen: qual’è la modalità di interazione che usate dal vivo? Lavorate in più performers sulla stesso materiale, ci sono delle stratificazioni o ognuno segue un singolo output?

Kinotek: Ultimamente lavoriamo sempre meno insieme nella stessa consolle, spesso ci capita di avere più serate contemporaneamente e dobbiamo dividerci. Nelle occasioni in cui dividiamo la consolle si crea sempre un gran casino, ognuno finisce per mettere le mani su tutto ed esce un blob visivo informe e caotico!

Nel corso degli anni poi abbiamo sviluppato due stili personali, c’è chi ha un approccio più “grafico” e si concentra più sul ritmo, sulle forme, e a chi invece interessa l’aspetto più filmico, ponendo l’accento sui contenuti e sulla narrazione. La specificità di ognuno di noi è anche un po’ la forza di Kinotek, che sul piano visivo si caratterizza proprio per la sovrapposizione di forme grafiche e materiali filmici.

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Bertram Niessen: qual’è il margine d’improvvisazione che vi date? Lavorate su una partitura precisa, su un canovaccio di massima oppure è tutto aleatorio?

Kinotek: Per il “vjing da club” la libertà è massima; prepariamo i contenuti da utilizzare ma il modo in cui possiamo mixarli durante la serata è completamente estemporaneo e ovviamente dipende dall’energia della musica e dal pubblico. In altre occasioni invece è necessario prepararsi una “scaletta” più stretta, come nel caso di collaborazioni particolari con musicisti e performer, dove è utile fissare una struttura di massima.

Ad esempio, in un nostro ultimo progetto, WorldTour, presentato con Forrest Drum al Live Performers Meeting di Roma quest’anno, abbiamo suddiviso il materiale da utilizzare per ogni traccia audio, che veniva poi mixato e manipolato live. Invece in un progetto che presenteremo al festival Sensoralia in Roma il mese prossimo (1 aprile 2006) partiamo da del materiale già dato, un film muto inizio secolo (Gli ultimi giorni di Pompei) che “smonteremo” improvvisando.

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Bertram Niessen: le vostre scelte estetiche sono un mix interessante tra astrattismo grafico/architettonico e narratività cinematografica. Perchè questa scelta? E come dosate i vari ingredienti?

Kinotek:
I nostri stili personali, come già detto, vanno a formare la cifra visiva di Kinotek; più che una scelta è stata la diretta conseguenza del nostro lavoro comune e della nostra ricerca artistica, e forse la caratteristica di Kinotek risiede proprio nella capacità di aver creato quest’unione emergente dalle nostre due peculiarità estetiche.


www.kinotek.org

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