Partiamo dalle presentazioni. The Dumpster è un progetto online lanciato il giorno di San Valentino, che visualizza, con un’interfaccia accattivante realizzata con Processing, una impressionante mole di dati risucchiata dall’universo dei blog e relativa a gente – di solito adolescenti – che è stata lasciata nell’ambito di una relazione affettiva.

Il suo autore è Golan Levin, che ha concepito e realizzato il progetto con Kamal Nigam e Jonathan Feinberg, due programmatori di alto livello (il primo lavora per Intelliseek e Google, il secondo per IBM). Accompagnato da un testo di Lev Manovich, The Dumpster è supportato da Intelliseek e costituisce il primo frutto di una join venture tra Whitney Museum e Tate Online destinata a produrre altri due progetti online (The Battle of Algiers di Marc Lafia e Fang-Yu Lin e Screening Circle di Andy Deck, in programma per marzo). Come dire, un progetto coi numeri, che si presta a essere analizzato non solo nello specifico dei suoi contenuti, ma anche come vero e proprio fenomeno. L’interfaccia fornisce infatti diversi livelli di accesso a una massa di dati veramente enorme: qualcosa come 20.000 casi di storie d’amore interrotte, avvenuti nel 2005 e raccontati nei blog.

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Nella parte centrale volteggiano circa 200 bolle, con un colore che varia dal blu scuro al rosso acceso; se ne selezioniamo una, diventa gialla, mentre sulla destra dello schermo compare il testo corrispondente e attorno a essa si raccolgono le bolle più luminose (che raccontano storie simili in qualche cosa a quella selezionata). La barra sulla sinistra mostra, nella forma di puntini luminosi, tutti i contenuti del database, mostrandoci la posizione relativa di quello da noi selezionato; in basso, una Timeline individua la data della “rottura”, e visualizza il numero di rotture avvenute nello stesso periodo.

Come nota Manovich, il social data browser di Levin consente una navigazione tridimensionale, ed è, già in questo, un passo in avanti enorme rispetto alle tradizionali modalità di visualizzazione dati. Sempre secondo Manovich, il progetto – descritto come un ritratto di gruppo aggiornato ai tempi del data mining, dei database e della videosorveglianza – costituisce il punto d’incontro fra la tradizione del romanzo e quella dell’analisi sociologica, fra Tolstoj e Durkheim.

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In linea di principio, non potremmo che concordare con lui. Personalmente, dispiace un po’ che questi dati “sporchi”, grondanti umanità, siano tradotti in un’interfaccia fredda, immacolata, impeccabile, che sembra aver poco a che fare con la materia grezza cui attinge, che l’analisi sociale e la ricerca sociologica che stanno dietro al progetto diano vita a un database costruito su una serie di luoghi comuni sull’amore e che infine manchi il riferimento alla fonte originale, e quindi la possibilità di seguire le vicende umane a cui qui si accenna, cui si sarebbe potuto provvedere tramite un semplice link.

In altri termini, mi sembra che i materiali archiviati in questo immenso database meritassero qualcosa di più caldo e umano della leziosa interfaccia astratta di The Dumpster; e che la sintesi tra forma romanzesca e analisi sociologica descritta da Manovich si risolva a discapito della prima. Il ritratto collettivo manca ancora di un volto, e deve ancora conquistarsi l’umanità della Karenina evocata da Manovich. Forse Golan Levin non ne ha colpa. Forse è solo troppo presto, e i nuovi media devono ancora conquistarsi quella complessità che permetterà di raggiungere gli ambiziosi obiettivi alla base di questo progetto.

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Ma c’è dell’altro. Vi accennavo prima parlando di fenomeno: The Dumpster sembra essere un esempio perfetto del tipo di media art sostenuto oggi dal “gotha” dell’arte digitale, qui schierato quasi al completo. È un progetto complesso, che ha richiesto un lungo periodo di elaborazione e il sostegno di grandi strutture come Intelliseek e BlogPulse; esteticamente raffinato e piacevole, coniuga un riferimento evidente alla grande tradizione astratta a una immediatezza che lo rende accessibile a un vasto pubblico (cui ammicca anche il lancio fissato per il 14 febbraio); non c’è traccia di ingenuità, di quell’approccio DIY che ha caratterizzato per tanto tempo la sperimentazione in Rete.

In altre parole, è un interessante progetto mainstream, con i pro e i contro che questo comporta. Nessuna critica in questo: solo la presa di coscienza di un fenomeno in atto, iniziato già da tempo, attraverso un progetto emblematico. Un progetto che merita soprattutto di essere letto, offrendo una variegata e spassosa antologia dell’amore amaro ai tempi di Internet. Un esempio? Leggete questa: “ok me and my girfiend recenty broke up ya see i think it was cuz we have diferent signs see im a sagitarius and she was a whore tune in for next weeks”.


www.tate.org.uk/netart/bvs/thedumpster.htm

http://artport.whitney.org/commissions/new_commissions.shtml

www.intelliseek.com/

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