Manipolatori anarchici di narrazioni, le Mikrosolke nascono dall’incontro di Unz, Tatiana e MM. Molto difficile spiegare (e capire) cosa fanno. Diciamo subito che non esiste una “ricetta Mikrosolke”: è infatti un progetto di improvvisazione che viene fuori dal divertimento, anche malsano, nel costruire ponti fragili (e fradici) tra mondi audio e video.

Gli spettacoli delle Mikrosolke sono una ventata di aria fresca nel mondo delle performance audiovisive italiano, ultimamente orientato in modo inquietante ad atmosfere lounge e fondamentalmente inoffensive. Anche il loro modo di presentarsi sul palco è fuori dagli schemi: alla postura algida tipica dei laptop performers di Tatiana e Unz fa da controcanto la fisicità imprevedibile di MM (membro anche di Mercoledì e Newtone 2060) che tra urla e sudore a volte sembra letteralmente scopare con lo strumento (che può essere un mixer e un paio di giradischi rotti, un pianoforte, dei dia-proiettori) ed altre volte sembra invece sul punto di decollare.

Il loro spettacolo è una scheggia d’underground sporca ed infetta, dalla traiettoria imprevedibile, che è in grado di portarti in alto verso spazi lirici e acidi o di farti sprofondare nella brutalità che fa sanguinare le orecchie. Abbiamo chiesto a Unz e Tatiana di raccontarci un po’ il loro modo di lavorare, concentrandoci più sulle questioni relative alla performance che non sulle tecniche e le scelte estetiche. Nel loro lavoro è infatti piuttosto chiaro che queste siano in secondo piano e che quello che conta sia l’energia del live.

.

Bertram Niessen: Come costruite il vostro percorso narrativo? Viene prima un canovaccio o vi mettete al lavoro in laboratorio e poi sviluppate il tutto? Un’altra cosa che m’interessa molto è capire come riuscite a trovare l’equilibrio tra sperimentazione e fruibilità…

Tatiana: In realtà penso non ci sia una vera risposta a nessuna delle due domande, in quanto il nostro è un rapporto casuale, più umano che di collaborazione. Non abbiamo incontri fissi, non lavoriamo costantemente, non c’è un progetto o un’idea di carriera, e non ci sono meccanismi logici di produzione. La stessa entità “mikrosolke” non ha un’ identità stabilità, ma vive di un tempo e di uno spazio assolutamente indefiniti. Finché qualcuno di estraneo non me l’ha comunicato non sapevo neanche di farne parte. Lo stesso per l’idea di fruibilità. Non ce ne preoccupiamo. Non c’è differenza tra un utente contento e uno scontento. Quello che esce dalle nostre performance va sempre bene. Buona la prima. Tant’è vero che raramente, anzi, finora mai, c’è stata la riproposta di un lavoro in una seconda occasione.

Unz: Credo che la verità come al solito stia nel mezzo. Un canovaccio esiste, di massima, sempre modificabile ma dei punti di partenza li dobbiamo avere tutti; poi il momento del lab e dell’unione delle cose è fondamentale per avvicinare le diverse idee e i diversi punti di vista che si sono andati a creare nel momento della “produzione solitaria”.

.

Bertram Niessen: Ad esempio, le scelte di unz in termini di suoni non sono certo per tutti i palati, eppure quello che viene fuori può essere goduto anche dai non “addetti ai lavori”…

Tatiana: Per quel che mi riguarda non ci è dato di capirlo.

Unz: Credo di avere la parte più costruita dei tre, quella che se vuoi è più controllata è ben cadenzata; .la scelta e la creazione dei suoni è sempre legata a una ricerca emozionale personale sul progetto più che da esigenze di carattere tecnico musicali.

Bertram Niessen: Come vi regolate nelle performance? Ho visto molte volte MM con i Newtone 2060 e con i Mercoledì, e so che per lui non è facile contenere l’esuberanza perfomativa. In che modo vi mettete d’accordo?

Tatiana: In nessuno. Ognuno di noi ha un qualcosa con cui fare i conti. Che sia esuberanza, che sia schizofrenia, ansia o paura. Abbiamo sicuramente una collaborazione molto emotiva e sensibile. Il trucco penso sia catalizzare tutto nella maniera giusta. Tant’è vero che parliamo più dei nostri stati d’animo che della struttura del lavoro. E a conferma di questo, dopo anni di rapporto con Mimmo e Nunzio, sono convinto del fatto che suoniamo bene solo quando riusciamo ad entrare tutti e tre nello stesso stato mentale. Non siamo fatti per programmare un esibizione, ma per suonare quando ce la sentiamo. Come dice Mimmo non siamo gente che può pensare di alzarsi e andare a lavorare al mattino, conducendo una vita “normale”. Quando sentiamo il bisogno di nasconderci in un angolo al buio, la realtà esterna si annulla e non siamo in grado di fare nient’altro.

Unz: DI base non ci mettiamo d’accordo, lasciamo che l’esuberanza di MM abbia libero sfogo, cercando di volta in volta di seguire le varie onde che si creano durante l’esibizione e di riuscire a dar spazio a tutto quello che ci siamo prefissati. In fin dei conti è solo una questione di tempistiche e poi c’è sempre il mixer…

.

Bertram Niessen: Mi pare di capire che, con il vostro nuovo lavoro sul tango, abbiate rimescolato le carte per quello che riguarda tecniche e tecnologie che impiegate. Potete parlarmene?

Tatiana: Io l’ho fatto perché qualcuno mi ha detto che stavo diventando noioso e visto che avevo anche altre cose in mente ho pensato fosse il momento giusto. Infatti è stato divertente fare qualcosa di completamente diverso. Compreso il cambio di ruoli che ha visto Mimmo, di solito produttore di suono, questa volta produttore di immagini.


www.mikrosolke.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn