L’americano Loren Chasse è sicuramente uno degli artisti più importanti, a livello mondiale, legati alla relazione ambiente/suono. La sua capacità di ascoltare, l’abilità nel trasformare l’oggetto in “strumento musicale” sono, probabilmente, alcune delle caratteristiche che maggiormente identificano il suo lavoro.

Se i field recordings sono sempre più comuni nella musica “sperimentale”, Loren Chasse non si limita ad un uso estraneo del suono, ma riesce, con i suoi microfoni, a fotografare in modo rappresentativo gli spazi acustici in cui lavora.

Chasse è capace di spostare i confini “tradizionali” dell’arte rendendo molto poco cristalline, ammesso che in questo caso esistano, le differenze tra musica e sound art. Oltre alla sua attività come musicista e alle numerose collaborazioni che lo coinvolgono è anche insegnante alla San Francisco School District dove organizza workshop sulla capacità d’ascolto e sulla creatività ad esso collegata.

.

Luca Bergero: Nel 2004 ho avuto la possibilità di assistere a un tuo concerto, mi piacque molto il tuo “immergerti” nel pubblico, cancellare la distanza tra te e l’ascoltatore. Mi puoi parlare di come sviluppi le tue performance live? Quale grado di flessibilità lasci ad ogni evento in relazione al rapporto con il pubblico?

Loren Chasse: Le mie performance sono molto legate all’uso dello spazio come ‘strumento’. Solitamente c’è una piccola distanza tra me e l’ascoltatore perché i suoni che mi piace fare sono generati da delicati gesti fisici che devono essere osservati da vicino. Spesso i suoni vengono amplificati solo acusticamente, dalla sala, e sono relativamente calmi. I suoni della sala e del pubblico sono sempre inclusi nel ‘mix’. Lavoro in prossimità delle orecchie di ogni ascoltatore in modo da ottenere una sorta di intimità per ogni suono, qualcosa di individuale, magari anche privato, per ogni orecchio nella sala.

Mi rendo conto di non poter veramente ‘comporre’ una performance prima che essa accada. Al massimo posso ‘coreografare’ i miei movimenti nello spazio, pensando a questo cammino come allo spazio stereofonico su cui intendo investigare. Cerco al massimo di riconoscere un set di possibilità per lo spazio e la situazione della performance: quello che mi prefiggo è che alcune di esse effettivamente accadano. Al concerto a cui hai assistito ho notato che alcuni bambini nel teatro mi seguivano mentre mi muovevo tra diversi oggetti sistemati sul pavimento. Mi guardavano molto da vicino, con l’affascinate disattenzione propria dei bambini, e volevano imitare i miei gesti e toccare gli oggetti quando avevo finito di usarli. Appena si sentirono a proprio agio, si unirono a me mentre agitavo della ghiaia o contorcevo del legno.

.

Luca Bergero: Molte delle cose che ho letto su di te parlano della tua concezione dei microfoni come estensioni delle orecchie. Da quando hai iniziato a lavorare con i field recordings com’è cambiato il tuo sentire quotidiano? Riesci a separare completamente i momenti in cui hai la possibilità di catturare i suoni dagli altri?

Loren Chasse: Uso tanto il microfono e prendo ispirazione da una certa inutilità nella registrazione del suono. Il momento non suona mai così bene una volta che è stato registrato. Questo è il motivo per cui nelle performance mi piace creare un’esperienza d’ascolto naturale, non mediata dalla tecnologia. Solitamente uso un microfono per registrare il suono delle mie azioni in modo che dopo la performance il pubblico possa ascoltare una versione registrata di quello che hanno sentito e di quello che mi hanno visto fare. Nei miei lavori registrati mi piace ottenere i suoni nel modo in cui vengono trasformati ed esagerati dall’ambiente, magari anche dando una qualità fisica che implica qualcosa sulla situazione e sulle circostanze in cui erano stati realizzati o trovati.

.

Luca Bergero: Ogni ambiente ha caratteristiche sonore particolari. Come relazioni e modifichi l’audio allo spazio in cui hai occasione di proporre i tuoi lavori? I lavori che crei per le gallerie d’arte ti richiedono un approccio diverso?

Loren Chasse: Non so dire se realmente faccio distinzione tra lavori per le gallerie d’arte e lavori per altri luoghi. E’ sempre relativo allo spazio specifico. Sono delle scale? Balconi? Finestre? Cancellate? Legno? Pietra? Moquette? Metallo? C’è un accesso alle sale adiacenti? Ci sono sedie fisse nel luogo? Gli spettatori possono muoversi liberamente nella sala? Sicuramente, una differenza relativa al tipo di luogo della performance che può influenzare il mio approccio potrebbe essere una sorta di ‘speranza’ che un particolare tipo di pubblico possa venire all’evento. Ci sono molte ‘subculture’ nei luoghi in cui miei lavori vengono accolti e devo riconoscere che alcuni spettatori sono più ‘innocenti’ di altri, oppure hanno una maggiore esperienza o per lo meno un’esperienza differente.

Luca Bergero: Parte dei tuoi lavori coinvolgono i bambini. Che tipo di reazioni hanno verso i progetti che presenti loro? In che modo la relazione con degli ascoltatori “puri” influenza il tuo lavoro?

Loren Chasse: Lavorare con in bambini mi da la libertà di sfruttare più possibilità. Non sono auto-consapevoli e così mi rendo conto di diventare a mia volta meno auto-consapevole. I bambini non cercano e non ascoltano una ‘personalità’ all’interno del lavoro, hanno bisogno di una gratificazione immediata dei loro sensi; così tendo a essere più fisico nel mio approccio e per creare il suono cerco di usare oggetti, che sono molto più affascinanti. Tengo inoltre molto in considerazione il fatto che i suoni non siano troppo ‘violenti’ o forti per le orecchie dei bambini.

.

Luca Bergero: Quanto sono importanti le collaborazioni nel tuo percorso artistico? In quale modo il confronto con altri musicisti/artisti interviene nella crescita e realizzazione di nuovi progetti?

Loren Chasse: Le collaborazioni possono essere molto appaganti. E’ una relazione che impone delle limitazioni, a volta eccitanti ma a volte anche frustranti. Per me le collaborazioni sono più di successo quando ho un’amicizia o almeno una relazione personale, che va più a fondo della subcultura della soundart. Ultimamente sono più interessato a lavorare con persone di altri settori, le cui motivazioni possono essere leggermente differenti dalle mie. Attualmente sono coinvolto in un progetto con un’organizzazione di Londra chiamata Proboscis. Sono interessati nella ‘pratica’ della libera distribuzione la quale può portare a prospettive-spesso attraverso la creatività-di lavorare in nuovi settori.

Proboscis tipicamente mette insieme artisti e persone coinvolte in diversi settori, economia, neurologia, educazione, cartografia, comunicazione, etc. con la speranza che i due campi vengano reciprocamente ispirati nell’innovare nuove pratiche e sviluppare nuovi criteri decisionali. In particolare il mio progetto comprende il lavoro con una scuola pubblica, nel mappare il vicinato in accordo con le esperienze sonore degli studenti. Inoltre, stiamo analizzando delle ‘tipologie’ di spazi sonori a Londra e il modo in cui la gente ascolta i propri ambienti nella vita quotidiana.

.

Luca Bergero: Qual’è, se esiste, il limite tra musica e “sound art”?

Loren Chasse: Penso che il limite immaginario cambi continuamente. Le mie attività in gruppi come Thuja, The Child Readers, The Blithe Sons and Of (anche chiamato Jewelled Antler music) non sono più così separate dalle attività svolte a mio nome. E’ piuttosto una divisione tra la cultura della ‘sound art’ e la cultura della musica alternativa/sperimentale/psichedelica (quanti nomi!), ma ora ci sono festival ed eventi (anche in grandi musei) che invitano artisti da entrambi i ‘campi’. Così in realtà questo confine si dissolve, i due mondi, ascoltando e riconoscendosi “nell’altro”, iniziano a mescolarsi.

Luca Bergero: Quali sono i tuoi impegni attuali? Hai in programma di tornare qui in Italia?

Loren Chasse: Ogni estate faccio un giro dove mi invitano. Ho dei buoni amici a Torino (un gruppo chiamato My Cat is An Alien) e spero d’incontrarli di nuovo e di collaborare con loro. Inoltre vorrei andare a trovare di nuovo qualche amico a Milano e Udine. Questi incontri potrebbero portare a delle collaborazioni…La prossima estate immagino avrò delle possibilità in Estonia e Lettonia, lavorerò con alcuni amici in Svizzera e in Spagna. Suppongo andrò dove mi porterà il vento!.


www.23five.org/lchasse/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn