Il soggiorno, in inglese living room, è qualcosa dal significato incredibilmente affascinante se ci si sofferma col pensiero anche solo per un attimo. Il termine stesso inglese ‘living room’ ha un impatto immaginifico molto forte: è la ‘stanza dove si vive’, quel luogo dove famiglia e amici spendono tempo insieme, la stanza dei racconti, delle storie con le quali intrattenersi, la stanza del caminetto dove il nucleo familiare si raccoglie; quello stesso spazio nell’abitazione dove ha fatto la sua prima apparizione lo schermo televisivo e dove, forse, il tubo catodico ha sostituito le chiacchiere quotidiane; la sede dello stereo e della musica per alcuni, delle fotografie e dei ricordi per altri, lo spazio-estensione del corpo umano.

Un luogo dunque in trasformazione con il passare del tempo, che pur cambiando gli stili, gli oggetti di design e l’arredamento, rimane sempre il nucleo vivo e pulsante di ogni casa, in ogni epoca ed ad ogni latitudine geografica. Una strada affascinante, un’idea che ha stimolato ulteriormente le menti del collettivo inglese The Light Surgeons tanto da arrivare, quasi attraverso un percorso naturale, a Domestic Archaeology, un’installazione concepita in collaborazione con il Geffrey Museum di Londra.

Il progetto, una riflessione sugli spazi domestici dei londinesi, sarà accessibile ai sensi degli spettatori a partire dal 25 di aprile fino al 28 di agosto proprio all’interno del museo.

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The Light Surgeons nascono nella metà degli anni Novanta come un collettivo di artisti provenienti da un diverso background, ma con passioni in comune come il cinema, la grafica e la musica. Il lavoro in ambito audio-video, altamente innovativo, vede i tre ragazzi esprimersi attraverso l’uso di diversi media, in analogico e in digitale, che vanno dal video alla fotografia, dal film in 16mm alla musica, il tutto inserito in un discorso interdisciplinare, con un approccio di ricerca documentaristica sulla società contemporanea (Vedi anche articolo The Light Surgeon DigiMag 05)

Il fondatore e direttore di TLS, Chris Allen è accompagnato al momento da altri due artisti : l’inglese Robert Pyecroft-Rainbow ed il norvegese Brede Korsmo con i quali esibisce internazionalmente istallazioni e performance audio-video. Quanto al Geffrye Museum, che si trova sulla Kingsland Road a Shoreditch, il quartiere più vibrante della scena trendy inglese, è un museo abbastanza unico, focalizzato nella storia delle abitazioni e dei giardini della classe media inglese dal 1580 ad oggi. Una simile indagine sulle abitazioni inglesi, attraverso mostre permanenti e mostre temporanee, è accompagnata da ulteriori attività del museo stesso come ricerche, pubblicazioni e programmi educativi.

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L’intervento dei ragazzi di TLS ha già preso vita con l’organizzazione di workshops ed incontri sull’argomento e con un primo esperimento in tal senso risalente al 2004 con un’installazione chiamata The Living Room ed esibita al Watermans Art Centre di Brentford. Inoltre, proprio in questi giorni, esattamente il 24 di febbraio, un estratto del progetto complessivo, Parlez-vous? è stato presentato all’interno di Transvision friday late, una serata organizzata da onedotzero negli spazi meravigliosi del Victoria & Albert Museum.

In questo caso le sale del museo hanno accolto live performances ed istallazioni create mantenendo un dialogo attivo con le opere esposte. Infatti Parlez-vous? di TLS è stato allestito all’interno della stanza numero 54 del museo, The Parlour room, 11 Henrietta Street, all’interno delle British Galleries. Si tratta di una stanza arredata in stile settecentesco e rivissuta in chiave contemporanea; vi si accede solo in pochi alla volta e da subito ci si sente immersi in un gioco di incroci audiovisivi.

Un proiettore manda sulla parete immagini di alcuni soggiorni londinesi mentre il commento sonoro degli stessi padroni di casa ripercorre significati e contenuti legati alla living room.

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L’aspetto narrativo dell’intero progetto assume un valore incredibile se si pensa che sono infatti i racconti, le storie vissute dei singoli proprietari di casa che ci trasportano nel ‘sentire’ quotidiano e, nel contempo, ci spingono a riflettere su ciò che ognuno di noi condivide. Mentre si è all’interno della piccola stanza, le confessioni della gente attraggono tutta la nostra attenzione: uno degli uomini intervistati si accanisce contro la presenza della televisione nel soggiorno, afferma di non averla mai avuta, perché preferisce piuttosto ascoltare della musica in completo relax; un altro ancora commenta la presenza di fotografie e poster appesi alle pareti del proprio soggiorno, immagini legate al music business da cui proviene, laddove i ricordi si susseguono velocemente alle immagini; una donna invece insiste sull’importanza della living room come punto aggregante per la famiglia indugiando in una riflessione sulla scelta del colore delle tende.

I dettagli sono studiati in ogni possibile variazione tanto che in angolo del soffitto vediamo un pezzetto di cielo percorso da nuvole minaccianti pioggia, mentre, di fronte allo spettatore, uno schermo piatto, posizionato a terra, manda immagini di un fuoco scoppiettante. Il risultato è strabiliante tanto che ci si sente veramente in un ambiente caldo ed accogliente.

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In seguito, con l’esibizione di aprile all’interno del Geffrey Museum, prenderanno vita proiezioni su larga scala, oggetti e sculture realizzate durante i workshops e uno spazio suddiviso in due ambienti distinti: The Parlour (salotto) che si soffermerà più sul senso familiare ed intimo del salotto domestico e The Annex (annesso) che rifletterà invece sui rituali domestici e sulle living rooms contemporanee, viste come luoghi in cui gli oggetti elettronici come computers e tv sono una presenza costante. I due ambienti saranno collegati da un corridoio che li separa, dominato da fotografie e stampe, a ricreare ancor più l’impressione del focolare domestico.

Data la varietà delle espressioni possibili legati a un simile spazio, l’installazione stessa sarà di tipo multisensoriale, prevedendo infatti l’utilizzo di un insieme di elementi come vecchie fotografie, sculture, immagini video, suoni ed odori. Attraverso l’indagine condotta su uno spazio abitativo tanto significativo come il soggiorno, i ragazzi di TLS intendono quindi riflettere su alcuni aspetti significativi dello stile di vita della società inglese attraverso il corso delle generazioni.

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Domestic Archaeology è una sorta di investigazione documentaristica molto attenta in cui i londinesi si mettono a nudo all’interno dei propri nuclei abitativi, pronti a denunciare stili di vita, riflessioni sul vivere quotidiano, legami di generazione in generazione, gusti e consumi. Il salotto, investito di un nuovo carattere, diventa il luogo dove la società si riflette. Il tipo di approccio e di comunicazione avvengono su un duplice scambio fra il museo, come una camera di un appartamento, e la stanza, come un museo; il privato entra a far parte del pubblico. I visitatori entreranno al Geffreys museum, contraddistinto dal suo approccio all’abitazione di tipo sociale e antropologico, e si troveranno invece, coinvolti in uno spazio comunque familiare. Le diversità etniche e culturali che caratterizzano Londra rendono a mio avviso ancora più seducente il progetto. In più, gli spettatori saranno in grado di interagire con l’istallazione divenendo in un certo qual modo parte attiva e partecipante. Inoltre, grazie alla produzione di un dvd e al website, sarà possibile limitare le barriere per chi non potrà fisicamente visitare il museo e accedere in ogni caso al progetto.

Ancora una volta TLS confermano la loro capacità di portare avanti, contemporaneamente al processo creativo, una comunicazione diretta con la mente del visitatore, chiamato a riflettere sugli stimoli ricevuti e ad esaminare gli spazi del proprio vivere quotidiano, nell’insieme dei suoi multipli significati. E’ questo il degno progetto artistico di una dellemente più sensibili e creative degli ultimi anni, Chris Allen.


www.domestic-archaeology.com/

www.thelightsurgeons.co.uk/

www.geffrye-museum.org.uk/

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