L’imminente uscita dell’album Live At Sonar di Miss Kittin ci dà l’occasione per una breve riflessione sul ruolo dei dj set (più o meno live, più o meno artefatti) immortalati e commercializzati su cd che affollano il mercato discografico. Può un dj set essere considerato un live a tutti gli effetti alla stregua di un concerto dove ci sono musicisti che producono musica attraverso strumenti (che siano acustici, elettrici od elettronici)?

In fondo un dj set altro non è che una sequenza di dischi altrui più o meno mixati. Nel caso di Miss Kittin il live in questione è stato registrato dal vivo durante l’esibizione al Sonar dello scorso anno e successivamente editato in alcune parti per alcuni problemi di licenze e autorizzazioni su alcuni brani. Già il fatto che un live non venga riprodotto nella sua integrità ma accorciato in alcune parti lascia lo spazio a qualche incertezza concettuale sull’operazione. Ma se il dj è considerato a tutti gli effetti un musicista (anche dal sindacato musicisti in Inghilterra) dobbiamo, per forza di cose, considerare a pieno diritto il suo semplice mixaggio una performance live.

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Il caso di Miss Kittin è piuttosto particolare perché oltre a mixare la dj nata a Grenoble (Francia) si diletta anche a sfruttare il suo ruolo di cantante improvvisando diversi karaoke dal vivo. La sovraincisione di una voce umana su una sequenza di brani mixati crea un effetto live più percepibile, con le imperfezioni vocali del caso e il rientro del rumoreggiare del pubblico presente nel microfono.

L’asse del dj set si sposta decisamente verso la dimensione del concerto quando Miss Kittin dialoga con il pubblico al microfono e quando un incidente tecnico fa saltare un disco ripetutamente con la nostra eroina che blatera qualcosa al microfono per camuffare l’accaduto. Tutto ciò ci riporta indietro nel tempo, quando i dj set si ascoltavano solo nei club e le “casettine” vendute direttamente dai dj o da qualche bancarella illegale a Rimini come a Camden Town in piena esplosione house erano l’unico modo per ascoltare le gesta di dj leggendari. Poi quando l’industria si è accorta che i dj set registrati illegalmente nei club avevano un mercato è corsa ai ripari producendo infinite compilation d’autore.

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Basti pensare alle varie serie legate ai più importanti locali di tutto il mondo come la serie del Fabric oppure alla serie Dj Kicks della !K7 per capire la portata anche commerciale di tale fenomeno. Da non sottovalutare inoltre il fatto che non sono rari i casi di compilation mixate che vendono molto di più che gli album prodotti dagli stessi dj. Ma se all’inizio di tutta questa storia i dj set erano rigorosamente la riproduzione live di una performance a due piatti e un mixer (e qualche volta un campionatore da pochi secondi), con il passare del tempo il cd mix è diventato sempre più una pratica da studio, dove i software di editing si sono sostituiti a mixer e piatti e le licenze di brani mirati hanno preso il posto della spontaneità della selezione.

La mistificazione in studio di un dj set è una pratica deprecabile perché non ci racconta lo stile di un dj, forse ci suggerisce la sua idea artistica, ma stilisticamente non ci dice quasi nulla. Provate a mettere a confronto il live di Larry Levan al Paradise Garage e uno qualsiasi di cd mix usciti negli ultimi anni per capire quale differenza intercorre tra un’esperienza live trasferita su cd e un dj set pianificato a tavolino per il formato cd.

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Certo ci sono le eccezioni. Nel ’97 i Coldcut sono riusciti a con 70 Minutes of Madness a ridefinire il concetto stesso di cd mix, sfruttando appieno le potenzialità del turntablism. Exhibitionist di Jeff Mills (anche nella sua versione dvd) mostra la tensione, gli errori di chi ama esibirsi con un feeling live, mettendosi a nudo, addirittura in vetrina. Excess Luggage di Laurent Garnier è invece la trasposizione quasi perfetta di feeling diversi per live dj set in città diverse, anche se il mixaggio è probabilmente ricostruito in studio.

In altri casi l’editing forsennato al computer, utilizzato soprattutto per ottenere mixaggi perfetti o per camuffare in post produzione eventuali errori, è stato comunque utilizzato in modo creativo. L’esempio più lampante è quello di 2Many Djs e il loro As Heard on Radio Soulwax part.2 del 2002, che riesce a ricreare comunque una sorta di feeling live nonostante una selezione palesemente editata e studiata nei minimi dettagli in studio. La compilation si apre comunque con una versione live di “Peter Gunn” di Emerson Lake & Palmer, quasi a voler sottolineare la volontà mi mantenere una sorta di kaos live ben organizzato.

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2 Many Djs riescono comunque laddove aveva parzialmente fallito Liam Howlett dei Prodigy con The Dirtchamber Sessions Vol.1 del ’99, esperimento di mash up totale che si perdeva talvolta in un mero esercizio di stile, svelando la meticolosa pianificazione della selezione. Questa idea di scaletta più o meno pianificata apre una serie di interrogativi sui meccanismi di fruizione di un live set. Nel caso di un normale concerto il pubblico sa bene che la band andrà ad eseguire i pezzi in un certo ordine, magari allungandone alcune parti o tagliando qualche brano dalla scaletta, ma comunque verrà seguito un canovaccio predefinito. Nel caso di un dj set invece la scaletta non dovrebbe mai essere predefinita perché il dj dovrebbe seguire il flow della pista, cercare di raccogliere gli input emozionali dal pubblico e scegliere la sequenza dei brani in tempo reale, con continui ripensamenti e scelte dell’ultimo secondo.

Quando invece si compila un cd mix la selezione non tiene conto delle reazioni del pubblico, è una selezione da ascolto anche quando si tratta di musica da ballo. Un dj set registrato dal vivo è invece una testimonianza di quanto accaduto, forse solo un feticcio per chi quel giorno c’era. Non è nostro intento scoprire cos’è meglio o cos’è peggio ma prendere coscienza che il dj set su cd è un lavoro da studio, non è quasi mai la fotografia dello stile di un dj. Non ci dice molto dell’essere dj, talento creativo che si può esprimere solo nel momento della performance davanti a un pubblico.

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