Boris Muller è un artista/designer con base a Berlino con alle spalle studi in computer related design sia al prestigioso College of Art and Design di Brema che alla Royal College of Art di Londra. Attualmente professore di interaction design e di interface design progamme, Boris divide la sua vita tra occupazione professionali in giro per l’Europa (a cavallo tra 2001 e 2002 passo anche dall’Italia presso l’Interactin Institute di Ivrea) e attività artistica.

All’interno della sua articolata attività e vasta produzione (impressionante il numero di lavori svolti, sia a livllo di grafica generativa che a livello di interattività, che potete facilmente trovare e osservare sul sito sito contenitore), in particolare colpisce la sua proffonda consapevolezza del design in relazione alle metodologie procedurali. Artista multimediale assolutamente completo che ha fatto del dialogo profondo con la natura formante di una macchina computazionale la sua dote migliore, Boris ha nel suo portfolio un raro caso di lavoro procedurale commissionato per una campagna pubblicitaria. Ad oggi, per molti artisti, una sorta di sogno difficilmente realizzabile, considerando l’ancora debole interesse delle agenzie di comunicazione verso l’arte genrativa o la sperimentazione grafica che non sia quella su base Flash.

Ho chiesto a Boris di parlarmi della sua vita creativa e del suo pensiero riguardo ai concetti di generative art.

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Fabio Franchino: “Parlami delle tue influenze creative e della tua idea di arte Generativa.”

Boris Muller: “Sicuramente John Maeda ha avuto un grosso impatto sul mio lavoro. Ricordo ancora quando ho visto Flying Letter e Reactive Square per la prima volta. Altre influenze le ho avute dai lavori di precursori quali Frieder Nake e Georg Nees. Penso che uno dei più interessanti e fondamentali concetti che riguardano l’arte generativa sia il fatto che molto poco è stato fatto ancora con l’uso del computer.

Il concetto centrale del design generativo è infatti la visualizzazione dell’algoritmo. Al posto di creare un artefatto, l’artista stabilisce una serie di regole e relazioni che possono essere applicate in differenti situazioni; il risultato in questo caso può essere senza limiti. Il computer è semplicemente un buon strumento per ottenere una grande varietà di risultati, tuttavia è assolutamente possibile creare artworks generativi senza l’uso del calcolatore. Un esempio calzante di questa considerazione si trova sul libro “Programme Entwerfen” dove vengono analizzati gli ornamenti delle finestre di un convento di Basilea. In ciascuna finestra l’ornamento è chiaramente univoco, tuttavia le regole del disegno dell’ornamento sono le medesime, adottano lo stesso algoritmo. Possiamo affermare dell’esistenza di arte generativa almeno 700 anni fa. Penso sia quindi importante, per chi lavora con i media digitali, spostarsi da un approccio basato sugli oggetti artistici a un approccio di tipo procedurale o generativo, quantomeno per le possibilità creative amplificate che questo tipo di metodologie offre”.

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Fabio Franchino: “Ho trovato molto interessante uno dei tuoi lavori, Poetry on the Road. E’ di fatto uno dei rari esempi di opera generata in un contesto pubblicitario. Come è successo tutto questo?”

Boris Muller: “Come al solito, la fortuna gioca un ruolo importante. L’agenzia che mi ha commissionato il lavoro, è in realtà di un mio grande amico. Penso comunque che questo lavoro funzioni bene anche dal punto di vista concettuale. L’idea semplice di convertire del testo in un immagine, immagine che si presenta come una struttura naturale, ha molte similitudini con l’idea della poesia. E di questo erano d’accordo anche gli organizzatori della manifestazione.”

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Fabio Franchino: “Pensi che il modello generativo porterà dei cambiamenti consistenti nella produzione creativa dei prossi anni o rimarrà relegato in un ambito puramente sperimentale e di nicchia?”

Boris Muller: “Penso che il design generativo giocherà un importante ruolo nel prossimo futuro. L’attuale generazione di studenti di design ha accesso ad un nutrito gruppo di strumenti e risorse che permettono loro di sperimentare con l’approccio generativo. Questa situazione porta già di per sè un’influenza per i futuri sviluppi nel mondo del design.”


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