Può un dittatore essere simpatico, indurre fiducia e avere anche la faccia pulita? Molte sono le risposte possibili e francamente io per primo mi troverei in imbarazzo nel dare una risposta precisa. Ma se nel mondo reale esiste una seria difficoltà nell’individuare un soggetto che risponda a tali caratteristiche, nel mondo virtuale, quello di internet si intende, il giochino ha un esito leggermente diverso.

Dopo una riflessone nemmeno tanto profonda e prolungata, è facile infatti individuare in Google, l’arcinoto e super diffuso motore di ricerca in rete, il pretendente numero uno al ruolo di Grande Dittatore di Internet. E’ vero direte voi, il search engine californiano non è l’unica corporate del mondo business It che persegue strategie di sviluppo aggressive e conclude partnership dagli esiti esplosivi nelle borse di tutto il mondo. E’ però sicuramente vero che almeno 3 fattori lo contraddistinguono dai suoi competitor diretti: immagine chiara e pulita, potenza e magnificenza dei propri servizi e centralità di business verso l’advertising.

A ben vedere un altro fattore rende Google un fenomeno piuttosto unico e per molti versi allarmante: è l’unico vero soggetto di Internet in grado di creare consenso attorno a un determinato contenuto della rete, sulla base di algoritmi di calcolo e strategie di ranking create e sviluppate secondo criteri totalmente autonomi.

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Un “mostro” di tale entità non poteva lasciare indifferenti a lungo alcuni dei protagonisti più intraprendenti e fieri dell’attivismo mediatico internazionale, soggetti che hanno speso gli ultimi anni combattendo costantemente per un uso della rete quanto più democratico e trasparente possibile. Sto parlando in particolare del duo austriaco Ubermorgen (Hans Bernhard e Lizvlx, il primo fondatore anche del gruppo Etoy e insieme autori di progetti seminali come il Vote -Auction del 2000 e l‘Injuction Generator del 2002) e del progetto GWEI – Google Will Eat Itself, sviluppato in collaborazione con i nostri Paolo Cirio (membro del collettivo epidemiC anch’esso autori di progetti storici primo tra tutti il virus biennale.Py) e Alessandro Ludovico, fondatore e direttore dal 1992 del sito web e della rivista Neural.

Il nome stesso del progetto dice tutto in modo programmatico: se Google appare invincibile e troppo grande per poterlo sconfiggere, l’unico modo per poterlo fermare è sfruttarne le sue stesse dinamiche fino a indurlo a “mangiarsi” da solo, comprando quote delle sue azioni (gestite per mezzo della società GTTP Ltd. [Google To The People Public Company]) per mezzo di denaro ricavato con i suoi stessi meccansimi di advertising online. Il progetto, come affermano più volte i suoi autori nel corso di questa lunga intervista, è un’opera di arte concettuale creata, più che per raggiugnere effettivamente il suo utopistico scopo, per indurre tutti a una riflessione più profonda sulle insidie nascoste dietro i pixel di uno dei soggetti virtuali più diffusi nel mondo reale.

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Mk: Parlando di Google, voi autori del progetto GWEI parlate di, cito testualmente, “una forma di dittatura all’interno della net economy”, e lo descrivete molto bene come un “mondo di efficienza (tecnica) e ricchezza (di contenuti e servizi), nonché di velocità ovviamente, un mondo luminoso a partire dal design dell’interfaccia per arrivare a servizi come le News o la ricerca di Immagini”. Al contempo è indubbio che Google stia sviluppano una forma di monopolio nel mondo dell’High Tech e si stia comportando come una reale (e virtuale) corporation. Qual è la vostra opinione riguardo al successo e alla strategia di comunicazione di Google nei confronti soprattutto degli altri motori di ricerca o di multinazionali del mondo It come Microsoft, Aol etc…

Hans Bernhard: Google ha utilizzato la conoscenza accumulata dall’avanguardia economica di internet. Coloro che arrivano dopo hanno spesso un serio vantaggio sui primi pionieri, in qualsiasi contesto. Google ha messo insieme un’invenzione tecnologica di assoluto valore e un modello di business super- chiaro e pulito. Avevano in altre parole il prodotto giusto al momento giusto e nello stesso tempo hanno aprofittato della crisi degli altri motori di ricerca, delle loro scarse energie e dei loro piani di business andati ormai in fumo. Da allora fino ad oggi si sono sempre impegnati per rimanere i leader del gruppo (la competizione in questo senso ha sottostimato di molto il valore della “ricerca”), per essere considerati come l’interfaccia chiave per l’accesso dell’informazione in rete. Pensa in questo solo alla guerra tra browser che hanno combattuto Microsoft e Netscape, invece di combattere sul fronte molto più importante della guerra per i motore di ricerca.

Alessandro Ludovico: Google è semplicemente il meglio

Paolo Cirio: Google è un parassita di un banale algoritmo software che permette di indicizzare il web. La tecnologia che usa Google dovrebbe essere di pubblico dominio, in modo simile ai principali protocolli e standard.

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Mk: Nella vostra presentazione, descrivete molto bene un altro meccanismo nascosto e complesso: il database di Google, che lavora per collezionare e archiviare dati personali e sensibili degli utenti in funzione delle loro ricerche e richieste fatte al motore, è uno dei metodi di profilazione più efficaci di internet. Pensate in tutta sincerità che Google possa vendere questi dati ad altre compagnie per le loro stratege di marketing? E, nel caso, come potrebbero gli utenti impedire ciò pur utilizzando un servizio utile come un motore di ricerca?

Hans: No, non penso che Google venda o venderà mai i suoi dati. In realtà potremmo dire che già vende questi dati, non tanto come dati nudi e crudi, quanto come “advertisment knowledge”. Google necessita infatti di molti dati allo scopo di generare molto denaro nel proprio business principale: la pubblicità. Ed è questo ciò in cui Google riesce meglio di tutti ed è per questo che GWEI – Google Will Eat Itself è indirizzato esattamente verso questo obbiettivo e non verso i risultati delle ricerche e/o altre stronzate semantico-poetiche.

Paolo: Sì, il data mining è a mio avviso il prossimo grande business della comunicazione digitale. Effettivamente l’incrocio dei dati derivanti dai nostri comportamenti sui motori di ricerca, dai siti che visitiamo, dagli acquisti elettronici che facciamo e dal tracciamento dei nostri dispositivi mobili, sarà il vero e proprio boom del cosiddetto smart marketing; con la conseguente perdita di ogni forma di privacy. Google conosce già tutto delle nostre vite private, analizzando le query attraverso il motore di ricerca e spiando i messaggi privati attraverso il servizio di Gmail. L’unico modo per contrastare questo processo è di fare cose strane e diventare assolutamente inusuali. Quanto più “rumore” si diffonde nei loro data base, tanto più difficile è per loro capire chi sei; essere liberi oggi significa essere imprevedibili.

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Mk: Leggendo ancora sui vostri testi relativi al progetto, voi scrivete che “la posizione di Google è predominante nel momento in cui entra in un nuovo business con un nuovo servizio”. E’ l’effetto Google affermate: “creare consenso attorno a un nuovo business in modo tale che esso raggiunga immediatamente la posizione dominante”. Mi potete spiegare meglio questo concetto? Pensate che internet sia realmente la copia del “mondo reale” in cui ci sono dinamiche analoghe e in cui il più grande soggetto in circolazione è in grado di creare consenso attorno a qualcosa? E’ un po’ allarmante…

Hans: Google entra in un nuovo settore del business online a intervalli regolari. Facendo questo essi diventano automaticamente i leader di questo nuovo settore. Al contempo comprano la compagnia numero uno in quel settore e sviluppano il miglior servizio si possa immaginare. Questa è la semplice strategia di Google. Il problema è che è vero che distribuiscono prodotti di qualità, ma al contempo costruiscono il proprio monopolio in un modo assolutamente aggressivo. Questo non perché non ci sia competizione ma perché il collante della maggior parte delle loro attività è la pubblicità, e questa è la loro competenza principale.

Alessandro: E tutto ciò non sembra essere intenzionato a fermarsi, per cui è meglio reagire piuttosto che allarmarsi.

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Mk: Quanto Google può essere realmente pericoloso secondo voi? Voglio dire, pensate che Google o altre grandi compagnie coinvolte nelle sfere dell’infotainment in rete lavoreranno e maneggeranno le nostre coscienze, nonché le libere informazioni, come le grandi corporation televisive di oggi?

Hans: Google afferma che loro stanno solo fornendo informazione. Con questa mentalità loro decidono però quali risultati mostrare e quindi cosa effettivamente noi utenti vediamo alla fine di ogni ricerca, e questo lo fanno su base giornaliera. Se fossero più aperti e onesti sulla loro posizione, potremmo anche dialogare con loro, ma a loro effettivamente non interessa, non ne sono coscienti. Per cui la mia proposta è di trasformare Google in un’istituzione pubblica controllata da un governo: il “Bureau per i motori di ricerca e le intenzioni digitali” (BSDI) potrebbe essere il nome di dipartimento all’interno delle Nazioni Unite che lavori a questo scopo. In alternativa a questo, se Google e i suoi azionisti si dovessero opporre a questa idea, potremmo obbligare l’intero staff di Google a dosi giornaliere di LSD per creare il caos di massa…questo potrebbe realmente servire allo scopo.

Alessandro: Direi che internet non è collegato alla televisione. Se pensiamo a come lavora internet, o si studiano le sue evoluzioni nell’ultimo decennio, ci rendiamo conto che esso è completamente diverso nelle sue dinamiche. E questo Google lo ha capito molto bene.

Paolo: Su internet la gente ha il potere. Quindi, la legge di Darwin dell’adattabilità all’ambiente di una tecnologia o una corporation, è fondamentalmente determinata da quello che la gente vuole. Io spero però che con GTTP Ltd, Google diventerà Open Source e auto organizzato da una comunità simile a internet, in maniera assolutamente democratica.

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Mk: Venendo al vostro progetto GWEI, volete raccontarmi come e quando è partito?

Hans: GWEI – Google Will Eat Itself e il suo meccanismo è stato ufficialmente realizzato il 3 Marzo 2005 a Johannesburg e a Bari. Il processo di creazione è però iniziato al Read_me 2004 software art festival che si era tenuto dal 23 al 27 Agosto 2004 ad Arhus in Danimarca. Quindi, il processo di incubazione ha richiesto più di 6 mesi, per focalizzare i principi fondanti di Google, per ridurre e rimuovere tutto il materiale fuorviante e per pensare insieme alla storia. Quindi, nel Marzo di quest’anno, l’attuale programmazione e produzione è partita, e la prima versione del sito web è andata online, esattamente il 3 Aprile del 2005. La prima quota di Google è stata poi acquistata il 19 Aprile 2005. La Prima è stata al The Premises Gallery a Johannesburg il 2 Aprile 2005, mentre le prime emails informali agli opinon leader attorno al mondo furono mandate subito dopo il lancio del sito web per un periodo di due mesi circa. La prima press release ufficiale è datata 26 Dicembre 2005.

Quindi, GWEI è stato praticamente non esistente, per lo meno ufficialmente, anche se nel frattempo abbiamo ottenuto una menzione d’onore al Prix Ars Electronica, una Rhizome.org Comission, abbiamo partecipato al runme.org di quest’anno e siamo stati nominati per il premio Transmediale del 2006 e per quello del Viper Festival 2006. Uno dei nostri obbiettivi primari, parallelamente al continuare il progetto online, è di trasformare il materiale raccolto sul progetto in un’opera d’arte per gallerie e musei. GWEI è un’opera d’arte altamente concettuale; la visualizzazione di GWEI in diagrammi non solo spiega il meccanismo ma rappresenta infatti il progetto in una forma pura ed estetica. L’uso di proiettori nell’installazione inoltre (ogni proiettore è singolo nel colore e nell’intensità della luce), produce una “sensitive do-it-yourself light-sculpture into the white-cube” – www.gwei.org/exhibitionswww.gwei.org/diagrams

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Mk: voi parlate di hackerare l’auto referenzialità di Google e, muovendovi come parassiti, di lavorare contro le dinamiche di Google e di succhiare contenuti e denaro dagli utenti, dando indietro ai pubblishers piccoli quantitativi di denaro ricavati proprio grazie ai servizi di pubblicità di Google. Come, tecnicamente, avete lavorato su GWEI? Potete spiegarmi come funziona?

Hans: Il sistema lavora in modo semplice come prevede il concept stesso, che è poi il vero motivo del suo successo tecnico, di media e di business. Noi utilizziamo semplicemente una serie di circa 40-50 Google Adsense-accounts. Questi account consentono di portare questi piccoli Google advertisments sul proprio sito web. Ogni qual volta uno dei visitatori al tuo sito web clicca su uno di questi advertisments, tu guadagni un po’ di soldi, che puoi monitorare tramite un sistema di informazioni e accounting interno a Google, dove si possono vedere le statistiche e seguire il proprio bilancio. Google ti paga in contanti o in bonifici bancari mensilmente. Con il denaro che quindi noi guadagniamo da tutti questi account, compriamo regolarmente delle quote di Google; al momento possediamo circa 40 Google-Shares. Ma come raggiungiamo abbastanza clicks sulle nostre pubblicità per fare abbastanza soldi e poter comprare così le quote di Google? Paolo Cirio, ha creato un network di robots semi-intelligenti per cui ogni volta che un utente visita qualcuno dei nostri siti pubblici (per esempio lo stesso ubermorgen.com), il primo initiation-robot Al-Munba’ith (“quello che mente”) entra in azione e inizia una complessa manipolazione dialogando con “Alexander”, il triggering-robot, attivando alcuni dei siti web nascosti e quindi i loro Google advertisments. Attualmente Google identifica le truffe molto in fretta, ma noi abbiamo creato un vero e proprio network macchina-uomo per contrastare questo. Google Will Eat Itself lavora utilizzando un vero fenomeno sociale piuttosto che dipendere da un metodo puramente tecnico e quindi, proprio per la dimensione sociale sviluppata da questa tecnologia, Google non è in grado di combattere GWEI.

Paolo: Il software che ho sviluppato è composto da una serie di robots che lavorano su un network di siti molto ampio. In astratto è un vero e proprio generatore di comportamenti umani, ed è attivato nel momento in cui qualcuno visita uno dei nostri siti “esca”. Così quando viene innescato, esso genera click e impression proprio sui quei siti nascosti in cui ci sono i classici AdSense banners. Ogni qual volta qualcuno visita un sito web del nostro network, lui (o lei) non vede ovviamente nulla dei banner in questione e non ha alcun feedback visivo di ciò che sta accadendo, limitandosi a leggere i contenuti. Il tutto mentre i robots lavorano simulando il comportamento umano, essendo la fonte un vero unico computer con una vera e unica connessone che sta cliccando su un sito che però appartiene al nostro network nascosto.

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Mk: come è possibile per i publishers e gli utenti in genere entrare nel vostro network di siti nascosti e come funziona il GTTP?

Hans: noi lavoriamo insieme a utenti e artisti individualmente. Chiunque è interessato a collaborare ci contatta all’indirizzo magazine@gwei.org. GTTP – Google To the People è invece molto semplice, in quanto è sufficiente andare sul sito web, riempire il form e aspettare l’arrivo dello Share Certificate via posta. Questo può richiedere alcuni mesi perché il lancio ufficiale della compagnia sarà nel Giugno 2006 – http://www.gwei.org/gttp http://www.gwei.org/forum

Mk: quanto dovrebbe essere ampio questo network per poter distruggere questo complesso meccanismo di global advertisting (ho letto di una cifra pari a 3.443.287.037 milioni di anni…)

Hans: Non sono molto bravo in matematica, tutto quello che so è che dobbiamo creare un movimento globale di GWEI e che dobbiamo rimanere veloci e flessibili, come il Gigante stesso. Google si muove costantemente, condivide le sue quote, compra e vende compagnie e rimane al vertice essendo per prima cosa iperattivo. Siccome noi siamo un opera di arte concettuale, è molto più importante per noi infiltrarci nelle teste delle persone. Molte persone pensano che GWEI sia un progetto divertente; certo, lo è, ma al contempo è un progetto di ricerca e come dice Soren Pold: “questa è proprio critica cibernetica”. Siamo alla ricerca di legami intellettuali e concettuali e cerchiamo di trasfigurare un meccanismo complesso in un codice comprensibile.

Alessandro: Se tieni presente che è un pezzo di arte concettuale, esso può realmente cambiare il mondo (come ogni pezzo di arte concettuale) e non importa quanti milioni di anni ci metterà – http://www.gwei.org/text

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Mk: C’è nel sito una sezione molto divertente delle lettere ricevute da Google. Quale è la vostra impressione e opinione a riguardo?

Hans: Ci sono delle lettere standard di chiusura account fraudolenti. Google, come VISa o Master Card, convive e accetta l’esistenza di un certo numero di frodi anche se ovviamente le combattano per quanto possono. Anche se sappiamo che i click fraudolenti sono saliti almeno al 30%-40%, cosa che potrebbe rendere il programma di Advertisment del tutto obsoleto. – http://www.gwei.org/googleletters

Mk: Per concludere, come può un dittatore essere divertente secondo voi? Pensate ci possa essere un parallelismo tra Google e…per esempio…il primo ministro italiano Silvio Berlusconi?

Hans: I migliori dittatori sono sicuramente i migliori intrattenitori, i migliori coreografi del loro stesso spettacolo. Pensa alla Germania o all’Italia di 60 anni fa. Silvio Berlusconi non è certamente un grande intrattenitore in questo senso.

Lizvlx: Sono sicura che i dittatori sono divertenti non per intenzione ma principalmente perchè sono ridicoli. Google di per se stesso non è ridicolo, ma il mond in cui Google rappresenta il mondo digitale lo è. If Berlusconi is just as well ridiculous when he is representing – I leave that up to decide for our Italian partners….

Alessandro: Sicuro! Ci sono voci di una piccola ditta, (il nome non è ancora stato scoperto) controllata da una delle tante compagnie di Berlusconi, che sta sviluppando il codice del prossimo upgrade AdSense.

Paolo: Sì, direi che entrambi sono divertenti con lo scopo principale di ottenere consenso. Ma se Berlusconi ha il fascino del dittatore malvagio, Google comunica fiducia e divertimento e alla gente da un’immagine di se stesso assolutamente buona e onesta. Senza considerare che entrambi hanno il monopolio dell’informazione…


www.gwei.org/index.php

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