GleechtPlug è un software audio orientato alla produzione di sonorità gleecht e noise per mezzo di processi matematici. Il punto interessante è la modalità con cui lo strumento lavora e produce i suoni, una modalità comune agli artisti che abbracciano le metodologie generative nel campo della creatività sperimentale. Analogamente oM è un vero e proprio player di musica generativa, in grado cioè di generare autonomamente musica ambient che cambia a ogni ascolto, per esperienze di ascolto assolutamente uniche e irripetibili

Ho chiesto a Giorgio Sancristoforo a.k.a. Tobor Experiment, autore di questi due software, alcune delucidazioni sul suo lavoro e sull’arte generativa in generale, ottenedo alcune interessanti considerazioni su come potrebbe cambiare lo scenario musicale nei prossimi anni in funzione delle sperimentazioni e delle contaminazioni apportate dagli artisti del codice (generativi e non) alla musica elettronica, alla composizione digitale, alla fruzioni della musica stessa e non ultimo a quella sound art sempre più desiderosa di nuovi confini e stimolanti prospettive. Uno quadro, quello descritto da Giorgio Sancristoforo, nemmeno così sfocato nel tempo e al contempo assolutamente affascinante.

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Fabio Franchino: Parlami della tua attitudine come musicista e sviluppatore di software.

Giorgio Sancristoforo: Mentre costruisco un software faccio musica. La programmazione, se sono nel trip del digitale, è parte integrante del processo creativo. Il mezzo diventa il messaggio, o per lo meno è fuso in maniera quasi indistinguibile in esso. La creatività in quel senso, è come un oscillatore, è un circuito di feedback controllato. Hai un’idea di un dsp, lo butti in un software ed esso ti premette di creare degli oggetti sonori, poi quella “musica” ti guida a creare altro software. E’ quasi un moto perpetuo. Ma come ogni musicista ritengo essenziale anche l’ascolto, e quindi fra un software o la stesura di una linea di basso, ascolto centinaia di dischi.

Ma non mi ritengo un musicista professionista e non credo lo farei per lavoro. E’ una nicchia che mi sono scavato con gli anni e non intendo sbatterci troppo la testa. L’attività di fonico e di montatore mi prende già molto tempo. La musica è un cibo per lo spirito.

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Fabio Franchino: Personalmente trovo il tuo software molto interessante in situazioni di performance o installazioni live.

Giorgio Sancristoforo: L’obbiettivo di ogni software che scrivo è la performance dal vivo. Sia un live set che un’istallazione sono i punti cardine della strategia di programmazione. In questi termini potremmo parlare quasi di liuteria digitale. Mi piace immaginare quello che faccio come veri strumenti musicali e non come programmi di word processing. Spesso ricevo mail di artisti che usano il mio software e in tutta sincerità mi fanno molto più piacere quelle mail di un complimento per una canzone che ho scritto. Una cantante/songwriter francese, Teradélie, ha usato molto i miei plugins, e così tanti altri artisti in giro per il mondo.

Fabio Franchino: Cosa pensi del concetto di generative-art? Ti riconosci in qualche modo?

Giorgio Sancristoforo: L’arte generativa sfrutta un paradigma tecnologico che sarà responsabile di enormi cambiamenti in un futuro non troppo lontano. La produzione musicale elettronica ha raggiunto una certa saturazione. Un tempo era facile stare dietro agli artisti emergenti, oggi, il numero di persone coinvolte nella produzione musicale elettronica è enorme e i mezzi sono a disposizione di tutti. Certi generi musicali e tutta una serie di derivazioni di essi, saranno così probabilmente coinvolti da una trasformazione radicale.

In termini di innovazione tecnologica, i produttori di strumenti musicali hanno fatto poco. Negli gli anni abbiamo assistito alla nascita di nuove forme di sintesi del suono e alla rinascita di altre cadute in disuso, ma fondamentalmente, il processo creativo è rimasto immutato.

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Azzardo l’ipotesi che la prossima vera generazione di strumenti elettronici hardware, diciamo la groovebox del futuro prossimo, implementerà nuove forme di composizione musicale, piuttosto che nuovi banchi di suoni alla moda. Fin’ora si è dato grande importanza alla generazione del suono e nulla o pochissimo, al modo in cui i suoni vengono gestiti all’interno di una struttura musicale. Il giocattolo musicale di domani darà invece gran peso ai metodi compositivi e le tecnologie generative giocheranno un ruolo fondamentale in tutto questo.

E’ vero.. oggi cè una certa tendenza a scrivere il software, fra i musicisti elettronici. Ma sono sicuro che resterà quello che è, un fenomeno di nicchia, perchè l’accesso al know how che è richiesto per programmare anche una patch con un linguaggio grafico e semplice come Max è dipendente da una serie di conoscenze che scoraggiano in fretta molti, che si spaventano facilmente se sentono parlare della serie di Fourier o la frequenza di Nyquist.

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Gli inventori/musicisti rimarranno un’avanguardia necessaria, così come è sempre stato, ma il vero passo tecnologico lo faranno le grandi aziende che producono strumenti per la massa. Il mercato della musica elettronica è vario e fiorente, qualcuno prima o poi creerà macchine pro o semi-pro che implementano sistemi generativi, stà già iniziando oggi, basta guardare attentamente alcune features di Ableton Live.

Il fascino delle mani sulla macchina rimarrà intatto, perchè il livello della cura del dettaglio sarà sempre una scelta e un diritto del compositore; quello che cambierà, sarà il procedimento creativo. Invece di comporre strutture musicali come se stessimo disegnando ogni fotogramma di un film, curando ogni singolo particolare, i sistemi generativi ci permetteranno di creare “semi” (cioè sviluppare delle regole) che si evolveranno più o meno autonomamente.

La musica alternativa del futuro si comporterà come un essere vivente molto primitivo. In questo senso, avremo fra le mani, strumenti musicali davvero moderni (buffo,no?). Naturalmente non sto profetizzando la morte del pianoforte… ci mancherebbe, è come il computer, non ha sostituito la carta stampata, ma la gente lo usa tutti i giorni per fare cose incredibili.

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Ciò che sfumerà lentamente nell’obsoleto assieme al MIDI sono il CD e i file audio come l’mp3 o l’aiff. La musica elettronica non sarà più musica in scatola. La tecnologia generativa già ci permette tutto questo, è solo una questione di tempo, ma presto la musica “riprodotta” lascierà il passo alla musica “generata” in tempo reale. Oggi stesso, se un iPod potesse far girare un software prodotto da terzi e avesse una RAM decente, potrebbe far girare un software in grado di “generare” musica in tempo reale.

Immagino che il negozio musicale di domani venderà software assieme alla musica tradizionale. Pochi secondi e scaricherai sul tuo lettore una patch generativa che produrrà la musica ambient/etnica più bella che tu abbia mai sentito, la musica cambierà ogni volta ad ogni ascolto e potrai manipolare alcune semplici regole, per renderla ancora più tua, ogni acolto sarà unico, come in un live di musica Jazz.


www.gleetchplug.com/

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