Avrete già sentito parlare della singolare convergenza tra dinamiche evolutive e informatica e probabilmente non vi è estranea la definizione di Alife (vedi articolo di Luigi Ghezzi nello scorso numero di Digimag 10_Dicembre05-Gennaio06), di vita artificiale, e forse neanche quella di algoritmo genetico. Parliamo della possibilità di applicazione di regole evolutive, ovvero comportamenti che implichino adattività e auto-conservazione, nel creare sistemi artificiali in grado di auto-regolarsi, crescere ed evolvere autonomamente alla stregua dei sistemi naturali.

Scienziati, biologi, ingegneri vi lavorano duramente avendo individuato in questa direzione di ricerca grandi opportunità, sia da un punto di vista teorico, nella conoscenza sempre più approfondita dei processi evolutivi, che da un punto di vista più eminentemente pratico, nella possibilità di migliorare sempre di più le prestazioni delle nostre tecnologie, sia hardware che software. Ma c’è una novità. Tale ricerca sembra non essere più appannaggio dei grandi cervelloni ma alla portata di tutti. Il progetto Darwin@Home lancia infatti questa provocazione.

Nato come loro affermano “sulle spalle dei giganti”, ci si riferisce in particolare a Thomas Ray e Karl Sims due guru dell’Alife e dei primi ecosistemi virtuali, Darwin@Home intende creare una rete di ecosistemi digitali su scala planetaria. La novità, appunto, e lo scopo del progetto, è l’osservazione dei processi evolutivi in ambiente virtuale consentendo a chiunque di poter interagire, contribuendo così a creare l’ecosistema stesso e le sue creature.

.

L’ipotesi che sottende al progetto è che lo spazio di computazione di un computer è in questo momento, o lo sarà tra breve, sufficientemente ricco e complesso da poter supportare una simulazione ragionevolmente attendibile dei processi e dei prodotti dell’evoluzione. La scommessa è di moltiplicare gruppi di lavoro indipendenti tra loro, i quali costruiscano nuove piattaforme di sperimentazione per testare l’ipotesi.

Sul sito Darwin@home.org è possibile visualizzare alcune piattaforme già realizzate per farsi un’idea più chiara di cosa significhi l’elaborazione di un ambiente virtuale in grado di evolvere in autonomia. Nella maggior parte dei casi si tratta di ecosistemi simulati in cui abitano singolari creature artificiali di cui si può seguire la nascita, l’evoluzione morfologica, i vari passaggi di crescita, verso un progressivo miglioramento delle loro prestazione, fino alla lotta per la sopravvivenza e la trasmissione alla prole delle conquiste evolutive.

.

Fluidiom realizzato da Gerald de Jong , uno dei più vivaci sostenitori del progetto, prevede l’evoluzione di strutture elastiche nella possibilità di aggregarsi sotto forma di creature in grado di acquisire via via addirittura capacità motorie. L’idea di Gerald è stata quella di considerare ciascuno di questi intervalli elastici, che costituiranno una creatura, come un muscolo animato da cicli di movimento random all’interno di un range prestabilito. Semplici regole iniziali affideranno al software autonomamente il compito di sbrigarsela da solo (in sintesi questo è il senso di ciò che si definisce come “algoritmo genetico”).

Ogni user è invitato a seguire via via l’evoluzione del software come in un bird-watching o con un clic ad andare all’esplorazione del luogo. Ma l’anima di Gerald e dei Darwin@Home si rivolge ai più audaci, a coloro che vogliano partecipare attivamente alla creazione di nuove creature e all’arricchimento della complessità della varie piattaforme. Se ne forniscono tutte le regole.

Altra piattaforma che è possibile visitare, o utilizzare sul sito dedicato al progetto, è Sodarace un forum di scambio e discussione degli appassionati costruttori di robots virtuali realizzati attraverso il programma Sodacostruction di Ed Burton basato sull’uso di applicazione di intelligenza artificiale. La finalità è mettere a confronto i risultati raggiunti dagli utenti e accrescere la conoscenze e possibili sviluppi nel campo dell’A.I.

.

Come avrete potuto comprendere il carattere del Darwin@Home è ludico e partecipativo, ed in effetti il progetto mira ad alleggerire la portata seriosa e tecnica di questioni che sembrano di appannaggio dei soli addetti ai lavori, scienziati occhialuti che giocano in solitaria all’interno dei loro gabinetti. Tale spirito è ereditato dalla rivoluzione dei grandi pionieri verso una diffusione più capillare dei risultati raggiunti dalla ricerca, spirito di condivisione, ricerca di interdisciplinarità

Darwin@Home, che ha un carattere sicuramente più giovane, nasce per filiazione dal progetto madre Biota.org, nodo fondamentale nel network dedicato alla ricerca evoluzionistica naturale ed artificiale. Biota.org merita sicuramente una visita, troverete lì i primissimi ecosistemi virtuali e esposte quelle questioni fondamentali su cui tutti dovremmo interrogarci, scienziati, smanettoni, semplici curiosi. Ma questa è un’altra stora…


www.darwinathome.org

www.biota.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn