Che cos’è naturale e cosa artificiale? quale connotazione acquisisce questa distinzione oggi, ammesso che essa sia possibile? Che cosa può l’uomo di fronte ad una natura che sfugge ormai al modello riduzionista e in cui l’uomo appare sempre più un’eccezione?

Cimentarsi nella ricerca di una definizione esauriente di questi due termini appare un’impresa quanto mai rischiosa e forse sterile se astratta dalla consapevolezza di un universo in divenire che non esaurisce il suo mistero nel tentativo di dominio o di comprensione tipico delle singole discipline del nostro sapere scientifico e umanistico. Questa sembra essere la conclusione cui giunge Riccardo Notte alla luce di un affascinante studio condotto su uno dei grandi miti dell’ultramodernità dal titolo provocatorio: You, Robot, antropologia della vita artificiale, in cui affronta con arguzia e rigore scientifico le origini di un archetipo contraddittorio e a tratti inquietante, passando dalla robotica all’intelligenza artificiale con uno sguardo acuto che unisce ricerca scientifica e visione filosofica, analisi antropologica e studio sociologico.

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“Il robot infatti è un’immagine carica di connotazioni non sempre univoche. La sua splendente pelle d’acciaio, il suo sovrumano “sangue” elettrico, le sue fulminee facoltà mentali non inquinate da vizi, da passioni e dall’intenzionalità che orienta le azioni nel bene e nel male, esibiscono una modalità dell’essere paragonabile alla condizione semidivina. In un secolo e oltre di storia l’immaginario robotico è passato dalla “macchina supplente” alla prefigurazione di un nuovo stadio evolutivo dell’umanità.”

Una riflessione dovuta, in un’epoca che eredita un immaginario tecnologico popolato di cyborg, umanoidi, mutanti, e ne traduce in parte concretamente gli esiti senza tuttavia poterne prevedere le conseguenze. Una vera è propria metamorfosi, una promessa o una minaccia dai tratti comunque epocali. L’umanità robotizzata del futuro è insomma nella percezione diffusa, e c’è chi autorevolmente dà per scontata siffatta transizione, mentre i robot proliferano nelle fabbriche, nei negozi di giocattoli, nei laboratori, nelle case, nelle strade e nei mezzi di comunicazione. Biorobot, gel-robot, nano-robot e robot insettiformi che sciamano; tutto lascia supporre che il ventunesimo secolo sarà il tempo dell’integrazione fra uomini e robot. Ma i dubbi non mancano.

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In You, Robot l’autore muove dall’analisi del programma cibernetico per mostrare che esso mira a ridefinire lo statuto dell’essere umano. L’espansione dell’artificiale sembra infatti inconcepibile senza una preventiva “artificializzazione” dei rapporti umani. Ma quali le finalità dell’alterazione dei modelli comportamentali e cognitivi preesistenti? E quali gli effetti etici e sociali? E perché scrittori, filosofi e artisti che si sono cimentati col mito dell’uomo artificiale da tempo lanciano messaggi preoccupati, che smentiscono l’intenso attivismo ideologico delle tecnoculture?

Una ben nota scuola di pensiero sostiene ad esempio che la vita organica e la tecnologia stanno formando una nuova e superiore sintesi. Eppure l’evidenza dei fatti mostra il contrario: la discontinuità ontologica dell’artificiale si insinua tra la rete degli esseri viventi e ne frantuma le connessioni. L’unica relazione compatibile è semmai la rete artificiale, stesa intorno all’uomo come un habitat psicosensoriale concreto, lanciato in insondabili profondità future. Ma anche in questo caso il distacco dalla rete naturale planetaria è un destino annunciato, già in parte attuato, e pagato a caro prezzo.

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In realtà, parte del fascino del simulacro robotico, puntualmente amplificato dai prodotti della cultura popolare, deriva dal mito dell’affrancamento dalla catena delle esistenze effimere; è il progetto di una singolare, ambigua “stasi dinamica”. Il robot, emblema antropomorfico dell’artificializzazione, seduce perché promette nuove strategie dell’immortalità. La letteratura fantascientifica (ma non solo), e poi il fumetto, il teatro, il cinema e le arti figurali da oltre un secolo hanno modellato i vari sensi in cui si articola questa originaria intuizione. Molte proiezioni inconsce, classificate dall’autore, illuminano aspettative e timori derivanti dalla progressiva artificializzazione dell’umano: la forma contemporanea e futura di disumanizzazione.

In conclusione, il robot compendia una peculiare fuga dalla “terrestrità”, ma governata dalla tecnologia. Di più: la robotizzazione dei rapporti umani promette un nuovo paradiso, una nuova utopia, una aspirazione che eliminerebbe l’instabilità, l’incoerenza, l’incertezza, l’indecidibilità e l’insieme di fluttuazioni cui è sottoposta la contemporaneità, in procinto di naufragare nella periferizzazione illimitata dell’umano.

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L’uomo “artificiale” è dunque l’immagine onirica di un ente meta-umano, virtualmente stabile, la cui presenza diventa nuovo centro e nuova circonferenza nel mondo moltiplicato dalla pressoché infinita capacità di espandersi, di approfondire, di decentrare operata dalla tecnica. L’artificializzazione esprime tutta la forza di questa utopia concreta, e acquista un suo indefinibile ma inquietante fascino ogni giorno che passa.

L’autore: Riccardo Notte (Napoli, 1958) è docente di Antropologia culturale all’Accademia di Brera, a Milano. Muovendo dalle sue prime ricerche di logica e di epistemologia, sotto la guida di Michele Malatesta, presso l’Università “Federico II” di Napoli, dalla fine degli anni ’80 ha iniziato ad approfondire le ricadute sociali, politiche e culturali delle nuove tecnologie di comunicazione. Tra l’88 e il ’95 è stato redattore del bimestrale “Mass Media”, e ha collaborato a vari periodici italiani e stranieri. Intensa, quantunque collaterale, la sua esperienza di critico d’arte e di storico dell’arte e numerose le sue collaborazioni nell’organizzazione di mostre nazionali, tra le quali la XIV Quadriennale di Roma. È autore, fra l’altro, di Millennio virtuale (Roma, 1996), La razza stellare (Roma, 1999), La condizione connettiva (Roma, 2002) e di You, Robot. Antropologia della vita artificiale (Firenze, 2005).

 

 

Riccardo Notte
You, Robot. Antropologia della vita artificiale
Vallecchi, Firenze, giugno 2005
pp. 174
€ 18,00

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