Rachel Greene è stata per dieci anni executive di Rhizome, nota piattaforma di new media art affiliata al New Museum of Contemporary Art di New York. Oggi ha lasciato il posto a Lauren Cornell, ma continua a curare esposizioni per la stessa organizzazione. Nel 2004 è uscito il suo primo libro dal nome Internet Art.

L’ultima esposizione curata da Rachel è stata Contagious Media, una monografica dei fratelli Peretti: Jonah, leader del Contagious Media Group di Eyebeam e la sorella Chelsea, performer; entrambi artisti con un’attenzione predominante per le dinamiche sociali. Jonah ha definito come contagiosa la pratica possibile attraverso i media di massa, dopo aver verificato che la sua richiesta e-mail, indirizzata alla Nike, di produrre delle scarpe dal nome Sweatshop (letteralmente vendi-sudore) ha avuto una diffusione mondiale tanto da essere riportata dai magazine di tutto il mondo.

L’ opera su cui la mostra focalizzava maggiormente l’attenzione era invece: BlackPeopleLoveUs.com, un sito in cui Sally and Johnny, una fittizia coppia di razza bianca-caucasica, inserisce e chiede contributi testuali e fotografici che trattano dell’amicizia con persone nere. L’esposizione non trattava comunque solo la rete Internet, ma abbracciava tutte le reti e i network: Rejection Line, ad esempio, consiste in un numero di telefono che una qualsiasi donna può utilizzare per manifestare il proprio rifiuto nei confronti di qualcuno che abbia tentato di rimorchiarla. La donna può quindi lasciare quel numero a persone indesiderate. A quel numero infatti risponde un messaggio registrato che dice: “The person who gave you this number does not want to talk to you or see you again. We would like to take this opportunity to officially reject you” . Più di un milione di persone dal 2002 hanno utilizzato quel numero, per chiunque ne avesse bisogno: 212- 479-7990.

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Mariarita Silvestri: Rhizome è il più grande database e uno dei più noti network di new media art. State lavorando per creare un vero mercato della new media art ne mondo? Se sì, in che modo?

Rachel Greene: Credo che Rhizome sia di aiuto alla creazione di un mercato innanzitutto perché crea un contesto critico e sociale per la media art e la sua conseguente diffusione nel mondo. Stiamo lavorando attivamente con venditori e altri tipi di istituzioni che si occupano di arte per creare un vero mercato dove si possa vendere e acquistare, ma penso che più che altro stiamo creando contesto e valore in un altro modo.

Mariarita Silvestri: Qual è la relazione fra Rhizome e il New Museum a New York?

Rachel Greene: Rhizome è un affiliato del New Museum che rimane un’organizzazione separata che fa il proprio foundraising. Noi abbiamo gli uffici gratis e paghiamo per certi altri servizi, ad esempio utilizziamo la loro amministrazione e il loro lavoro di foundraising, che sono servizi davvero di alta qualità. E’ davvero un’ottima situazione.

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Mariarita Silvestri: Quali sono i futuri progetti di Rhizome?

Rachel Greene: Rhizome compirà il decimo anniversario il prossimo anno quindi ci saranno un sacco di nuovi programmi interessanti, celebreremo dieci anni di attività e dieci anni dalla nascita della new media art. Quello di Rhizome sarà molto più un lavoro curatoriale che utilizzerà l’archivio Art Base come punto di partenza; inoltre avrete già notato la ristrutturazione della membership per cui le persone non devono più pagare per accedere all’archivio.

Mariarita Silvestri: Parliamo della tua mostra Contagious Media. Com’è stato il feedback dei visitatori?

Rachel Greene: Non ho ricevuto un feedaback diretto dai visitatori, ma è stato uno show molto interessante perché abbiamo usato degli attori che hanno coinvolto direttamente il pubblico. Abbiamo ingaggiato per esempio degli attori neri che andavano dai visitatori mentre stavano guardando l’opera BlackPeopleLovesUs.com chiedendo la loro opinione. L’abbiamo fatto perché pensiamo che le persone reagiscono a un’opera che riguarda le difficoltà interrazziali in modo differente se hanno una persona di colore vicino.

Abbbiamo avuto anche delle donne, alcune modelle e alcune attrici, che recitavano la performance della Rejection Line, che Jonah e Chelsea Peretti hanno fatto per dare alle donne la possibilità di reagire ai tentativi di corteggiamento esasperato e fastidioso da parte dei maschi. Così abbiamo assunto queste bellissime donne al New Museum e il loro lavoro era di essere molto gentili, parlare con chiunque arrivava, guardare gli uomini per poi dargli il numero della Rejection Line. Era uno show che riguardava le dinamiche sociali, non riguardava oggetti, perciò abbiamo pensato che fosse fondamentale attivare queste dinamiche.

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Mariarita Silvestri: Qual è il tuo rapporto con l’Europa? Hai mai curato una mostra là?

Rachel Greene: No, mi piacerebbe però. Non vengo in Europa per seguire la media art da diverso tempo per motivi personali, mi sono sposata e ho una famiglia e non è così semplice svegliarsi la mattina e partire così come facevo quando ero più giovane. Ma amo l’Europa e sono molto interessata a sapere che cosa fanno gli artisti dappertutto. Perciò mi auguro di tornarci presto.

Mariarita Silvestri: Cos’è per te l’arte?

Rachel Greene: L’arte può essere molte cose, per me l’arte ha molti significati. In termini di new media, l’arte offre un’opportunità di cambiamento, di intervento, critica o celebrazione, ma sono anche molto interessata all’arte tradizionale, pittura, ritratti, arte storica. Penso che l’arte possa essere un contesto sociale per la gente. Per esempio ho organizzato una mostra su Heath Bunting, che è un artista vero, per cui le istituzioni d’arte come il New Museum sono interessate a lui anche se non è famoso e non ha una galleria. E’ il tipo di lavoro e il tipo di intereventi che fa un artista che sono facilmente comprensibili dalle istituzioni che si occupano d’arte.

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Mariarita Silvestri: Rachel, cosa ti pospetta il futuro?

Rachel Greene: Al momento ho lasciato Rhizome, ma l’ho lasciato davvero in buone mani. C’è un nuovo direttore che lavora in maniera fantastica, il suo nome è Lauren Cornell ed è stata coinvolta in Rhizome per alcuni mesi dopo aver diretto una piccola organizzazione qui a New York che si chiama Ocularis, che è stata molto importante per alcune serie di proiezioni video e poi ha curato una mostra all’ICA di Londra. Così ha preso il mio posto e io mi concedo del tempo per portare avanti i miei progetti personali. Vorrei continuare a fare progetti curatoriali qui al New Museum e sono anche interessata a lavorare in televisione, che è l’altro grande spazio pubblico oltre ad Internet.


www.rhizome.org

www.newmuseum.org

www.eyebeam.org

www.beigerecords.com/cory/

www.irational.org/heath

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