Un tempo si teorizzava sui corpi digitali e sulla fisicità dei bit, oggi al concetto di performatività virtuale si preferisce quella reale, in cui il corpo si fa finalmente carne (usando una ormai storica espressione alla Cronenberg, di cui molti ricorderanno il film “Videodrome”).

L’immaginario “indie” dei tardi anni ottanta primi anni novanta, che ha accompagnato gran parte del punk di quegli anni, diventa “porn”, portando l’idea del fai da te, do it yourself, a contatto con la pelle e sotto i vestiti (non più virtuali). La pornografia di oggi, è sempre più “indie porn”, che ha come protagonisti non più star dello spettacolo, ma persone normalissime, che autogestiscono la propria sessualità, inventandosi una nuova pornografia, indipendente e non patinata. Forse l’autenticità è il nuovo segreto del successo, unito alla possibilità di raggiungerlo velocemente attraverso canali P2P, blog e circuiti share di scambio video, foto, film indipendenti dove il porno si fa gioco e ironia. Destruttura e crea nuovi codici.

Il discorso dell’ Indie porn, sembra portare nuova linfa anche nel campo della netculture, stanca di decenni di dibattiti sul corpo digitale e il cyberspazio. D’altra parte anche le nostre mailbox parlano chiaro: più del 50% dei messaggi che riceviamo ogni giorno, ci ricorda che il sesso è parte importante della nostra vita e il netporn un fenomeno da non ignorare. Cosa che non è stata fatta di certo lo scorso settembre ad Amsterdam, attraverso la due giorni The Art and Politics of Netporn, centrata appunto sul netporn criticism.

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L’evento, organizzato dall’Institute of Network Cultures e curato da Geert Lovink, Katrien Jacobs e Matteo Pasquinelli, con il supporto di Interactive media, Hogeschool van Amsterdam (www.interactievemedia.hva.nl), Amsterdam School for Cultural Analysis (www.hum.uva.nl/asca/), Cut-Up magazine (www.cut-up.com), de Condomerie, Amsterdam (www.condomerie.com), ha presentato diversi punti di vista all’interno del dibattito sulla pornografia online, ragionando sull’emergere di una Netporn Society e sui legami fra il porno e le tematiche della censura, sorveglianza ed estetica dei digital media. Numerosi teorici e artisti si sono riuniti il 30 settembre e 1 ottobre scorsi, fra cui Mark Dery, Mikita Brottman e Susanna Paasonen, contribuendo a formare un quadro critico della situazione.

Per capire meglio, abbiamo intervistato Matteo Pasquinelli facendogli alcune domande sull’evento e sul suo testo Warporn! Warpunk! Videopoiesi nell’Occidente in guerra. Scritto nel 2004, presenta un’interessante analisi sulle relazioni fra guerra, media, tecnologia, corpo e desiderio, in una società politica che si fa sempre più pornografica nel suo essere globale. Uso di immagini porno come strumento di fascinazione collettiva, uso di immagini radicali come armi di leggitima difesa…e nuovi territori per agire.

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Tatiana Bazzichelli: Dal tuo testo “Warporn! Warpunk!” all’evento “The Art and Politics of Netporn”, il discorso della pornografia diventa centrale per riflettere sugli avvenimenti politici mondiali e la loro rappresentazione mediatica. In che modo la politica si fa pornografia e viceversa?

Matteo Pasquinelli: Dipende cosa intendiamo per pornografia. Forse è meglio chiarire un po’ i termini, anche se ci interessa poco una definizione univoca essendo la pornografia un campo di forze molteplici (e basta leggersi le prime pagine di Pornocopia di Laurence O’Toole per vedere come ogni definizione abbia risvolti involontariamente comici). Ad ogni modo, ci capita sempre più spesso di etichettare come ‘pornografici’ eventi mediatici che rappresentano un collegamento improvviso e violento tra i nostri istinti animali e la sfera dell’immaginario collettivo. Non è detto che si debba trattare di immagini a sfondo sessuale, basti pensare alla pornografia della morte, della violenza, della guerra. Dall’altra parte, nei territori dell’Occidente non toccati direttamente dai conflitti, l’immaginario pubblicitario si ritrova ad imitare atteggiamenti ed immagini dell’underground porno per rinnovare il proprio appeal. Per dare una risposta breve, possiamo dire che la società dello spettacolo e della rete coinvolgono sempre di più rappresentazioni ipertrofiche del desiderio e degli istinti “animali” dell’essere umano. E’ un divenire molecolare e intimo della biosfera dei media (qualcuno direbbe “biopolitico”, ma ci siamo capiti). Non è detto che debba essere per forza un processo negativo: si tratta semplicemente di una evoluzione sociale. “Politics of Netporn” vuol dire: come convivere con questo processo?

Tatiana Bazzichelli: Il nascente fenomeno dell’Indie Porn, che si ricollega al tuo discorso sul Warpunk, sembra aprire nuove prospettive alle forme di attivismo, soprattutto nei termini di superamento dell’autocensura che pervade molti ambienti di movimento. Il futuro e’ nel risveglio erotico?

Matteo Pasquinelli: Se si pensa ai movimenti politici degli anni ’60 e ’70, fa un po’ impressione vedere come il cosiddetto “popolo di Seattle” abbia sempre dato poco spazio alle questioni del corpo e del desiderio (a favore di un terzomondismo paracattolico) e non abbia mai avuto nessun immaginario “sensuale” (a parte poche eccezioni “pink” e queer.). Nello stesso periodo, la generazione della net culture e l’invasione dei media digitali ha rappresentato una nuova economia libidica che ha “investito” nelle macchine una considerevole quota di desiderio. E oggi l’immaginario del corpo sembra essere esplorato e sperimentato solo dalla pubblicità. Circondati da più fronti, un po’ di atrofia dei nostri corpi dobbiamo ammetterla. Ma in rete qualcosa di interessante sta accadendo: il mondo dei blog sta forzando a un discorso pubblico e collettivo anche nel campo della sessualità e della pornografia. Dopo il fenomeno dell’Indie Porn, principalmente orientato al video, assistiamo ad una nuova galassia di blog che fanno ampio uso di immagini e che trattano la pornografia in modo assolutamente giocoso e autoironico, come nuova grammatica e tecnologia del sé, inventandosi nuove regole del gioco “pornografico” e spostandone i confini.

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Tatiana Bazzichelli: In che modo il netporn puo’ aprire nuovi orizzonti alla sperimentazione artistica più indipendente?

Matteo Pasquinelli: “The rise of the netporn society”, uno dei temi della conferenza di Amsterdam che detourna ironicamente il titolo di un libro di Castells, lascia poco spazio all’arte. E’ un fenomeno di tali dimensioni sociali che l’arte vi può arrivare solo in ritardo. La rete ha dato visibilità a pratiche e sperimentazioni che non hanno più bisogno dell’economia sociale del mondo delle gallerie per essere riconosciute. Invece sulle esplorazioni artistiche del rapporto tra sesso e tecnologia in tempi “non sospetti”, al di fuori dei cliché e dei facili feticismi modaioli che circondano l’argomento, Katrien Jacobs ha scritto un libro appena uscito per Maska, LIBI_DOC: Journeys in the Performarce Of Sex Art. E’ un libro interessante perché rifiuta sia il linguaggio accademico sia quello della critica d’arte, a favore di un approccio autobiografico, dove il vissuto dell’osservatore, ovvero di Katrien, viene messo in gioco di fronte a questo mondo, al contrario di certi accademici che se ne occupano come degli antropologi o entomologi paracadutati in una giungla.

Tatiana Bazzichelli: Cosa emerso dall’evento di Amsterdam? Ci saranno nuovi “The Art and Politics of Netporn”?

Matteo Pasquinelli: La Netporn Conference è stato un successo, anche grazie alla particolare atmosfera aperta e tollerante della città di Amsterdam. Con il livello di endorfine e ferormoni accumulato in quel weekend abbiamo fatto scorte per mesi. Vorremmo organizzare il prossimo evento Netporn in una città simile ad Amsterdam, ma per ora non c’è alcun progetto concreto.

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Un piccolo tip per chi legge. A Berlino, il 16 dicembre alle 19.00 nello spazio Newthinking in Tucholskystr. 48, durante “x-Sites – Sex im Internet” teorici e artisti dalla software art al soft porn sono invitati a partecipare per sviluppare una riflessione sulle forme di pornografia indipendente in rete e non e sulle connessioni fra indie porn e free software. Fra i partecipanti, insieme al collettivo del New Thinking, centro di sviluppo di free software e diffusione di Linux, il teorico dei media Florian Cramer e la pop star Dahlia Schweitzer.


http://www.sarai.net/journal/05_pdf/11/03_matteo.pdf 

http://multitudes.samizdat.net/article.php3?id_article=1495

www.networkcultures.org/netporn

www.libidot.org

http://store.newthinking.de

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