Performa e’ nata come associazione culturale nella primavera del 2004 con lo scopo di organizzare una biennale dedicata alle arti performative e visuali. New York ha sicuramente una forte tradizione legata alla performance che affonda le sue radici nei movimenti degli anni Settanta, quando SoHo in particolare era la culla di nuove modalità d’espressione artistica.

La prima edizione, Performa 05 , ha visto la luce dal 3 al 21 novembre e ha invaso la città con oltre 90 artisti, che si sono esibiti in una ventina di location diversissime e sparse tra Manhattan e Brooklyn: da Marina Abramovic, che ha proposto performance storiche e una prima assoluta nell'”anfiteatro” del Guggenheim Museum a Francys Alÿs, che ha organizzato un fascinoso streaptease per un pubblico ridotto, da Sisley Xhafa a Yoko Ono, passando per nuovi talenti come Tami Ben-Tor o il collettivo My Barbarian. Un evento che ha guardato alla tradizione degli inizi, così come alle possibilità offerte dai nuovi media e alle commistioni già in atto.

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Una performance sicuramente esemplare in questo senso è True love is yet to come del giovane artista danese Jesper Just (1974), lavoro commissionato appositamente da Performa e presentato in anteprima all’apertura della biennale.

Caleidoscopica e onirica, presentata nello spazio relativamente ristretto dello Stephan Weiss Studio, l’opera si pone come un piccolo viaggio all’interno della passione amorosa. In un’elaborata commistione di scene recitate, paesaggi videoproiettati e figure olografiche con cui il protagonista tenta di interagire, la reale tridimensionalità dello spazio scenico è stata sfruttata in sinergia con la pretesa realtà delle proiezioni. Per la realizzazione della performance Just si è avvalso di due team di produzione: uno, che comprende la danese KM-animation e l’americano Vision3 -uno studio specializzato in interactive multimedia-, per la parte video e uno per la parte prettamente scenica.

In generale Jesper Just usa il video – realizzato sempre con produzioni altamente professionali- come medium d’elezione, affrontando i temi dell’omoerotismo maschile e della seduzione in un contesto ricco di riferimenti hollywoodiani, tra ironia e gusto per la drammaticità.

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Come spesso accade nelle sue opere, anche in True love is yet to come il cast è tutto al maschile, in un gioco di desideri irrealizzabili: dal personaggio in carne ed ossa, Baard Owe, all’ologramma dell’oggetto del di lui desiderio, passando per i finlandesi Huutajat (letteralmente un coro di “urlatori”). Il viaggio sentimentale del protagonista si svolge all’interno di una scena multimediale dai forti connotati iniziatici mescolati a suggestioni infantili: nel buio della notte, si passa da un bosco alla corsa surreale e inconcludente di una giostra, per poi passare ad uno sfondo acquatico (morte e rinascita allo stesso tempo…) in cui il personaggio fluttua prima di arrivare al punto di partenza. La propria solitudine.


http://05.performa-arts.org

www.vision3.com

www.km-animation.dk

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