In un saggio giustamente famoso, scritto ormai nel lontano 1998, il teorico dei nuovi media Lev Manovich riconosceva nel database un elemento chiave per la nascente cultura digitale, costruendo una teoria ispirata al noto studio di Erwin Panofsky (La prospettiva come forma simbolica) in cui si ravvisavano, nei metodi prospettici adottati dall’uomo, i “segni sensibili” di un contenuto spirituale. Il database, nuova forma simbolica contemporanea, racchiuderebbe dunque, secondo Manovich “il nuovo modo con cui strutturiamo le esperienze di noi stessi e del mondo. Dopo la morte di Dio (Nietzche), la fine dei Grandi Racconti dell’Illuminismo (Lyotard) e l’arrivo del Web (Tim Berners Lee), il mondo appare ai nostri occhi come un’infinita e non-strutturata collezione di immagini, testi, e altri dati archiviati”.

Le infinite collezioni di dati affascinano da sempre gli artisti del software, che sin dalla comparsa del web hanno cercato di immaginare e divulgare interfacce alternative. Dei sistemi che filtrino il materiale grezzo conservato nelle basi di dati e lo restituiscano in formalizzazioni ogni volta diverse, nell’aspetto estetico e nel messaggio che sottendono. Ed è per questo che, ad esempio, spopolano già da un lustro i progetti d’artista Google-based, che attingono al pozzo senza fine del motore di ricerca più famoso e utilizzato nel mondo, usando il mare di testi, immagini e filmati che vi sono archiviati. E li trasformano in generatori di news, immagini paesaggistiche, quiz, microcinema e perfino happening.

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Dal 2004 però, è stato lanciato in rete un nuovo fenomeno, che dopo un’ascesa irresistibile, si è confermato uno dei servizi web più interessanti degli ultimi anni. Stiamo parlando di Flickr, sito che permette di pubblicare le proprie fotografie in rete, in uno spazio web gratuito, corredando il tutto con una serie di strumenti di social networking (si possono scambiare commenti e messaggi con gli altri utenti) e con un efficace sistema di “mappatura” del materiale caricato, effettuata tramite i tag (etichette applicate alle immagini che ne definiscono la tematica o il soggetto).

La decisione di rendere disponibile l’API (l’interfaccia di programmazione) del software ha stimolato una serie di esperimenti a catena. Marcos Weskamp, ad esempio, già autore di interfacce come Newsmap e Social Circles , ha da poco lanciato Flickr Graph, un’applicazione in Flash che permette la visualizzazione, in una vera e propria mappa dinamica, delle relazioni sociali attive tra gli utenti di Flickr. Il progetto Mappr, invece, firmato Stamen Design, distribuisce foto di luoghi su una cartina geografica degli Stati Uniti. Simile nel concept anche Flickrmap, che offre la possibilità di caricare sul proprio sito web una mappa su scala mondiale sulla quale far apparire automaticamente le proprie fotografie, caricate su Flickr e dotate di appostita “etichetta” geografica.

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Di grande fascino anche il progetto ColorPickr, di Jim Bumgardner, un’interfaccia che organizza la navigazione attraverso l’enorme album fotografico collettivo secondo un criterio cromatico. Selezionando un colore dalla palette centrale, si vedono comparire a raggiera una serie di foto basate sulla tonalità scelta.

Ma le immagini possono anche trasformarsi in parole: è il caso di Spell with Flickr, progetto di Kastner che permette di scrivere utilizzando esclusivamente fotografie delle lettere. Di stampo più concettuale è Fixr, che invita gli utenti a descrivere un luogo o una situazione memorabile della quale non possiedono alcuna documentazione fotografica. In cambio, si legge, si riceverà un’immagine il più possibile vicina alla descrizione.

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Due dei meccanismi psicologico-sociali alla base del successo di questo tipo di servizio, sono stati giustamente individuati nel voyeurismo (il piacere di sbirciare tra le fotografie altrui) e l’esibizionismo (il piacere di mostrare una certa immagine di sè). Su questi perni concettuali è stata ideata, a cura del Mediamatic di Amsterdam, una mostra interattiva. Il Flickr Peep Show (visibile nella metropoli olandese fino allo scorso giugno) è un’installazione in cui gli spettatori potevano sbirciare attraverso dei fori in una vetrina oscurata. Aldilà, manco a dirlo, le foto pescate dai database di Flickr. Inviando con un sms le proprie parole chiave, inoltre, era possibile “guidare” l’apparire delle immagini sugli schermi. Scegliendo, da veri vouyer , il proprio spettacolo preferito.


www.flickr.com

www.flickr.com/services

www.marumushi.com/apps/flickrgraph

http://krazydad.com/colrpickr

www.mappr.com

www.flickrmap.com

www.fixr.org

www.metaatem.net/words

www.mediamatic.net/artefact-200.9203.html

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