Come funziona il concetto di “nuovi media” laddove è difficile avere disponibilità di tecnologia? E’ possibile parlare di hacktivismo in spazi geografici, politici e sociali dove la scarsa diffusione di nuove tecnologie impedisce di sviluppare pratiche e attività che coinvolgano esclusivamente Internet? Il quesito – e la sue possibili risposte – mi è stato sottoposto dal collettivo di artisti e attivisti cileno Troyano, che mi ha invitata a partecipare con una conferenza sulle pratiche artistiche che a Cuba coinvolgono i nuovi media, alla VII Biennale di Video e Nuovi Media che si è svoltaa Santiago del Cile lo scorso mese di Novembre.

Una lettura dell’hacktivismo come pratica collettiva, critica e non finalizzata alla produzione di “merci” artistiche mi ha permesso di presentare all’interno della tematica della serie di talks – incentrati sul tema dell’Hacker come virus che penetra e mette in crisi un Sistema – il lavoro di un gruppo di artisti e attivisti dell’Avana con cui ho lavorato per due mesi l’estate passata, all’interno di un progetto di ricerca sulle pratiche artistiche collettive e negli spazi pubblici a Cuba dalla fine degli anni Novanta fino ad oggi.

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L’aggancio con la tematica generale della Biennale – i Nuovi Media quindi – mi è data dalla pubblicazione e presentazione, avvenuta all’Avana nell’ottobre di quest’anno, del disco e libro Alamar Express del Proyecto Omni Zonafranca: realizzazione collettiva di un progetto multimediale – un cd audio e un testo – che raccolgono la storia visuale e sonora di sette anni di attività di un gruppo di azione civica, che come un virus si muove all’interno della cultura cubana trasformando il pensiero critico in azione dell’artista, all’interno di una comunità sociale.

Omni è nato, si è sviluppato e lavora ad Alamar, sobborgo periferico e privo di infrastrutture dell’Avana dell’Est, una zona abitata da più di 300 mila persone e mal servita dai mezzi di comunicazione, quasi priva di spazi pubblici di socializzazione e di servizi, ben differente dalle cartoline pittoresche dell’Avana barocca e decadente che sono vendute ai ricchi e corpulenti turisti europei e nordamericani. Spazio della controcultura a partire dagli Anni Settanta (oggi ospita un festival del Rap che vive dal 1995), Alamar è un quartiere abitato da cileni profughi dalla dittatura, russi, intellettuali scomodi per il sistema cubano; ma è anche parte della – breve e poco intensa – storia dell’urbanismo cubano post-rivoluzionario, progetto razionalista di matrice nordeuropea e sovietica che ha proposto grandi strutture abitative disseminate in un’area vicina al mare e sostanzialmente agricola (una specie di piccole Unità Abitative lecorbusieriane in mezzo al Nulla).

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Alamar Express è la raccolta, sonorizzazione e visualizzazione dell’attività del collettivo Omni che lavora come progetto di indagine sociale e di intervento diretto nel suo quartiere, che negli anni ha operato cambi strutturali, ha costruito spazi di socialità ed ha realizzato eventi che mostrano che l’arte può ancora essere una procedura di miglioramento della vita umana. Usando inizialmente la parola e il corpo (poesia e performance), strumenti economici e che possono difficilmente essere controllati dalle pratiche censorie, Omni ha migliorato la vita del quartiere attaccando l’inuitle burocratismo, costruendo panchine nelle fermate degli autobus dove può succedere di fare ore di attesa, restaurando un anfiteatro abbandonato che è ora diventato spazio di socializzazione – anche popolare – dell’intera area dell’Avana dell’Est.

Composto da oltre 35 traccie, il cd Alamar Express raccoglie poesie urbane, rumori del quartiere, rap, suoni analogici remixati (la tastiera della macchina da scrivere che David Escalona, parte integrante del gruppo Omni, usa come base ritmica e sonora per le sue letture poetiche e performatiche negli spazi pubblici). Un progetto incredibile per qualità, soprattutto se si pensa che è stato interamente realizzato dagli stessi membri del gruppo, che dispongono solo di un computer e una macchina fotografica digitale, e un monstrum di intensità. “Alamar Express” è il racconto di un viaggio nel quartiere, di cui si possono vedere le immagini nei due video (integralmente filmati, editati e postprodotti dal gruppo stesso) che sono stati prodotti come visualizzazioni di due traccie sonoro/poetiche del disco, e nelle videoinstallazioni che il collettivo realizza negli spazi del quartiere: proiezioni notturne ed illegali di serie di immagnii scattate nello spazio urbano.

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L’uso dei media digitali (l’uso creativo di quelli che sono disponibili e che si possono trovare al mercato nero in un paese in cui una connessione a internet costa tra i 6 ed i 10 dollari l’ora, quasi uno stipendio mensile minimo di un impiegato pubblico) e la loro forzatura (realizzare video filmandoli con il registratore di immagini in movimento di una macchina fotografica che può salvare fino a 30 secondi di video in formato .mpg): vere pratiche hacker che portano alla comunicazione ed all’interattività sociale. Per questo voglio pensare all’attività del collettivo Omni come azione di hactivismo critico, cosciente e altamente etico.

Forse l’annosa questione teorica che si interroga sull’uso delle tecnologie nell’arte e sul rischio che diventi un atto fine a sé stesso è risolto proprio qui ad Alamar: laddove ridotta all’osso e ripulita da ogni orpello e sovrastruttura possibile, la tecnologia si dimostra uno dei mezzi di comunicazione preferenziali per la realizzazione di azioni sociali.


www.bienaldevideo.cl/bienal/index.htm

alamarexpress@yahoo.es

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