Si è appena conclusa a Roma all’Accademia dei Lincei Bit&Byte story, un percorso espositivo, promosso da Sogei (Società generale di informatica) dedicato alla storia dell’informatica e giocato su più livelli. Un colpo d’occhio, da percorrere e meditare, partendo dai primi strumenti di calcolo alla storia dell’informatizzazione tout court e ai trent’anni del pc, passando attraverso una vera e propria archeologia dell’hardware fino alla sperimentazione creativa delle nuove, ma ormai già vecchie, tecnologie.

Il percorso dedica, infatti, una discreta parte delle sue proposte al tanto discusso connubio tra arte e computer, creando una continuità tra strumenti e riscrittura dei linguaggi, tra linearità dell’innovazione tecnica ed il gioco di bricolage compiuto dagli artisti nella ricerca di nuovi usi e comprensioni dei ritrovati tecnologici. Un itinerario articolato insomma, dove è la techne che scrive la sua storia, indicando retrospettivamente percorsi, possibilità, nonchè vecchi e nuovi usi. Un viaggio per gli amanti del computer, fatto anche forse di momenti di commozione, di lieve e malinconico trasalimento, come davanti al vecchio caro Commodore 64 o alla mitica Amiga che, chi non lo ricorda, ai tempi segnarono l’inizio di quella che sarebbe stata una vera e propria rivoluzione. Per non parlare poi della vera e propria aura di vecchia cibernetica emanata dai primi mainframe, evocanti l’immagine di un futuro prefigurato, ormai già passato e forse riscritto. Ma bando ai nostalgici sentimentalismi e guardiamo alla sezione Arte & Computer, quella che a noi interessa di più, all’interno dell’intero percorso dedicata all’arte digitale.

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L’operazione compiuta all’interno di questa sezione espositiva, è il tentativo di sintesi, assolutamente non semplice, a rappresentanza dell’ampio spettro dei linguaggi espressivi mediato dall’utilizzo creativo delle tecnologie. Arte&Computer è stata quindi suddivisa nelle varie coniugazioni di questo binomio, partendo dalla pittura digitale rappresentata da Alessandro Gianvenuti all’ arte interattiva di Piero Gilardi fino alla genetic art rappresentata da Bianco – Valente.

Ritroviamo qui sintetizzati alcune delle tematiche forti su cui l’arte digitale ha costruito il suo dibattito e le sue “provocazioni”, partendo dal problema dell’identità e del corpo disseminato, moltiplicato, virtualizzato nel lavoro di Gianvenuti Altre forme (2004), per arrivare alle modalità di esperienza relazionale collettiva offerta dalle tecnologie interattive di Piero Gilardi con le installazioni Connected Es, Shared Emotion e Biosphere (che pongono l’accento sulle possibilità dialogiche, partecipative e di coinvolgimento etico di questi nuovi dispositivi), fino alle riflessioni sull’ibridazione tra naturale ed artificiale rappresentate dagli artisti Bianco – Valente con l’opera Volatile, simulazione di volo di uno stormo di uccelli.

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Non manca inoltre un accenno alla net art ed ai primi web-project come Antoni Muntadas, Jenny Holzer, Francis Alys, Vuc Cosic, Mark Napier. Un campione limitato certo, solo un blow-up su una parte delle sperimentazioni artistiche compiute negli ultimi anni, ma comunque un assaggio che si spera possa far accrescere un pò la fame d’interesse.

In conculsione questa carrellata non dimentica le sperimentazioni compiute all’interno della musica elettronica: dai primi programmi di sequencing digitali a Rob Hubbard, autore delle geniali colonne sonore dei primi videogiochi, ai tracker dell’Amiga e dell’Atari 1040 fino alla realizzazione dei sofisticati softaware di sequencing musicale come Cubase. Così come non potevano mancare in mostra artisti del calibro di Wendy Carlos, Brian Eno, Aphex Twin.


www.rai.it/news/articolonews/0,9217,121046,00.html

www.sogei.it/case_history/mostra_informatica.htm

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