L’immaterialità della new media art crea un certo scompiglio nel sistema dell’arte mondiale, tanto che al principio sembrava in dubbio l’appartenenza di queste opere digitali al sistema artistico tradizionale e istituzionale. A ben vedere però è proprio questo l’aspetto eccitante del fenomeno, la vera rivoluzione culturale: l’arte creata mediante le nuove tecnologie è costituita nella sua forma pura da software, il software è composto di 0 e 1 che altro non sono che impulsi elettromagnetici, on e off, segnali che, essendo digitali e quindi elettrici, sono per loro stessa natura immateriali.

Questa forma d’arte è composta quindi da un codice scritto appositamente dall’artista. In termini tradizionali, il codice è come il colore o l’argilla che l’artista tradizionale utilizza per creare. I risultati, come in tutte le arti, possono essere i più svariati, soprattutto per la maggiore versatilità che lo strumento digitale offre rispetto agli strumenti tradizionali. Immateriale è però da sempre anche il valore dell’arte, la sua fruibilità, immateriale è il godimento estetico e quindi, per esempio con il percorso compiuto dalla net.art, l’arte si avvicina un po’ di più alla sostanza che ne costituisce il suo stesso valore. Dopo diversi anni dalla nascita vediamo quindi a che punto è arrivato il mercato della new media art, ma soprattutto a che punto di comprensione del fenomeno sono arrivati i compratori e i collezionisti.

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La new media art allo stato puro, come dicevamo, è il software. E il solo al mondo che ha avuto il coraggio di venderlo è ancora lui: Steve Sacks, gallerista di New York e oggi anche di Seoul. Il suo sito www.softwareartspace.com vende software artistici e li spedisce a casa.

Di software Steve Sacks ne spedisce abbastanza, ma egli stesso ci spiega che il mercato richiede preferibilmente installazioni, perché i compratori, comprese istituzioni e musei, preferiscono che il gallerista e l’artista diano loro gli strumenti più adatti per godere dell’opera. In effetti molte delle installazioni vendute dalla galleria Bitforms sono semplici opere di net.art installate in pc con monitor touch screen. “Chi compra, dal collezionista alle corporation, preferisce ancora acquistare un oggetto materiale piuttosto che un software”, ci dice Sacks. E non importa che l’opera dai 200 arrivi ai 10.000 dollari.

Attenzione però, non è che il software costi sempre così poco: Mark Amerika ha venduto il DVD di Filmtext a un collezionista privato per 10.000 dollari e il noto Guggenheim di New York ha acquistato un paio di anni fa due opere di net.art a 15.000$ ognuna: Net.flag e Unfolding Object.

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C’è poi chi vende l’accesso ad un’opera on-line, è successo con Waiting Room di Mark Napier. Lo stesso artista rappresentato da Bitforms, afferma che il vendere installazioni è solo una metodologia intermedia, in attesa che i compratori comprendano il reale valore di un software”. Ci sono installazioni geniali nel mercato che contraddicono però questa teoria: dagli specchi di Daniel Rozin alle opere con i led di Jim Campbell. Queste sono opere che utilizzano le tecnologie digitali insieme ad altri materiali tradizionali ed i risultati possono variare dalle sculture interattive ai quadri in movimento.

Nel mondo dell’arte digitale una metodologia di vendita molto utilizzata è la stampa. Le opere, create con software scrittii appositamente dagli artisti o software per la grafica diffusi nel mercato, vengono stampate su tela o carta e vendute in diverse gallerie da Bitforms alla ginevrina Analix Forever. Perfino qui in Italia ne esiste una on-line, si chiama Graphola e vende stampe di opere digitali a prezzi molto concorrenziali (dai 150 ai 200 euro). Graphola ha una selezione di 100 artisti e a sentire il suo direttore vende soprattutto nell’ambito dell’interior design.

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Vi sono poi dei “net.artist” che arrivano a vendere dei veri e propri feticci: oggetti che generalmente richiamano l’opera on-line, merchandising venduto come opera d’arte. Così mentre il marketing della new media art lavora in maniera sempre più consistente per vendere opere e sostenere i nuovi artisti, è necessario lavorare affinché i compratori siano più informati e arrivino a comprendere quali sono le opere che vale la pena acquistare.

Solo diffondendo la cultura dei new media potremo arrivare ad avere un mercato solido della new media art.


www.markamerika.com/filmtext/

www.guggenheimcollection.org/site/medium_works_Internet_Art_0.html

www.graphola.com/

www.jimcampbell.tv/

http://smoothware.com/danny/

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