Mikomikona è un duo berlinese composto da Andreas Eberlein e Birgit Schneider. Le loro performance audovisive, improntate verso un forte rigore estetico minimalista, sono delle vere e proprie sessions di laboratorio sperimentale durante le quali il duo si concentra sulle trasformazioni fisiche del suono in immagine e viceversa.

Sperimentalismo “spinto”, liveness e forte impatto scenico sono le caratteristiche salienti dei loro lavori, progettati in bilico tra approfondita consapevolezza teorica e ricerca tecnologica. Gli strumenti che utilizzano dal vivo possono essere lavagne luminose dotate di dispositivi analogici autocostruiti che leggono e trasformano in segnali audio le stratificazioni di layer optical sui fogli lucidi, oppure strane macchinazioni con i 16mm. Ogni loro spettacolo è la summa di un percorso di archelogia dei media che raramente si osserva nel campo della sperimentazione elettronica audiovisiva. Mentre aspettiamo di rivederli dal vivo in Italia, abbiamo fatto loro qualche domanda:

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Bertram Niessen: Potete dire ai nostri lettori qualcosa a proposito della vostra storia artistica prima e dopo la creazione dei Mikomikona? Venite da studi artistici o di tipo tecnico?

Mikomikona: Veniamo da un background in parte pratico e in parte teorico. Andreas viene dalla fisica e dai Media Art Studies, Birgit ha studiato teoria dei media, storia dell’arte, media art e filosofia. Abbiamo studiato entrambi alla Hochschule für Gestaltung Karlsruhe. Abbiamo iniziato a lavorare insieme in occasioni diverse ed in campi diversi: per esempio abbiamo organizzato una esibizione di TV-Test-Image a Berlino, che è stata trasmessa su una piccola stazione tv; ma abbiamo anche fondato un ufficio di graphic design/spazio artistico a Berlino nel 1997. Birgit poi ha iniziato a lavorare all’Università in un programma di studi visuali sull’immagine tecnica a Berlino. Andreas ha fatto molto vjing e video-installazioni.

Il progetto mikomikona è un link e un mix tra i nostri interessi. Birgit fa ricerca sull’immagine tecnica, come immagine codificata e frammentata, a partire dalla tessitura e passando per la stampa, la storia della TV e l’informatica. Quando Birgit ha letto alcune cose su come l’interferenza rivela effettivamente gli aspetti tecnici di produzione dei media, abbiamo avuto l’idea di usare vecchi media in un modo diverso e performativo. Questo è stato il punto di partenza di mikomikona e dell’idea di praticare archeologia dei media, che non è né puramente scientifica né puramente artistica.

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Bertram Niessen: Quali sono le vostre principali influenze estetiche? So che spesso è una domanda semplificante, ma nel vostro lavoro Fourier-Tanzformation I+II oltre all’influenza del minimalismo mi è parso di vedere anche quella dell’Arte Programmata. E’ possibile?

Mikomikona: La principale influenza estetica, dal punto di vista artistico, è senz’altro il minimalismo, ma anche il costruttivismo (Lazlo Moholy-Nagy). Adoriamo i primi media-esperimenti di Nam June Paik e Vasulka. E’ importante per noi anche la storia dei film sperimentali degli anni ’20, come quelli di Oskar Fischinger, Raoul Hausmann e Walther Ruttmann; così come la lunga storia degli esperimenti ottofonici. Anche noi concepiamo le nostre performance come “esperimenti”. Altre influenze vengono più dall’ambito della filosofia dei media, come Friedrich Kittlero o, in parte, Vilém Flusser.

L’estetica mediale che risulta da queste nozioni sulla codifica e decodifica per noi può essere solo “pura” e “grezza”; il che nel nostro caso si ricollega alla nostra particolare predilezione per il bianco e nero, per le linee e le colonne e per la tendenza all’astrazione a e all’uso del found footage.

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Bertram Niessen: Perché siete così affascinati dall’analogico?

Mikomikona: La cosiddetta era digitale dà l’idea dell’esistenza di un passato analogico. Non condividiamo questa visione imperante di un’epoca analogica seguita da una digitale, come due entità dissociate. Ci interessa maggiormente rafforzare il concetto di differenti tipologie di media che si mescolano, che storicamente hanno avuto una mistura di entrambi gli aspetti, sia analogici che digitali, come la TV o il video. Ci interessa quindi la simultaneità dei media analogici e digitali. L’alfabeto, la tessitura e la notazione musicale hanno infatti sempre avuto forme discrete, molto prima dei CD e di Internet.

Il computer ci ha dato la possibilità di pensare in un modo nuovo i “vecchi ” media e le “vecchie” tecnologie e ci ha dato la possibilità di porci nuove domande sulla codifica e sull’universalità dei codici. Alcuni aspetti che oggi sono indicati come tipicamente digitali (come il multimedia, che è la possibilità di interpretare un codice digitale come testo, immagine o suono) possono essere realizzati anche in un ambiente analogico. E’ questo che cerchiamo di dimostrare nelle nostre performance. Con l’aiuto di un circuito analogico, trasformiamo le immagini in suono; questo è qualcosa che i media-artisti di oggi fanno con la cosiddetta universal computing machinery e di sicuro ha senso solo nel contesto dell’informatica e delle laptop performances. Enfatizzando l’analogico, cerchiamo poi di scoprire anche di più sul digitale e su ciò che lo riguarda.

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Bertram Niessen: Come vi organizzate nelle vostre performance audiovisive? Usate un canovaccio, una partitura, oppure tutto è libero e improvvisato?

Mikomikona: Normalmente usiamo una specie di partitura, che generalmente dà un ordine alla performance come se fosse una composizione; questo anche se all’interno della performance finiamo per fare altre cose esterne alla partitura che avevamo pianificato.


www.zuviel.tv/mikomikona.html

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