Quando si fa il primo segno / la pagina non è più vuota. / La simmetria si rompe / e il disegno prende vita.” Con queste parole, John F. Simon, Jr. apre Mobility Agents. A Computational Sketchbook, da poco pubblicato da Printed Matter, Inc. in collaborazione con il Whitney Museum of American Art in un elegante CD-ROM con booklet allegato (un assaggio lo si può trovare nell’ultima Gate Page di Arport, la collezione online del Whitney).

Come suggerisce il sottotitolo, si tratta di un album di schizzi, ma “computational”: quindi, non una semplice successione di appunti e disegni, come poteva essere il Pedagogisches SkizzenBuch pubblicato da Paul Klee nel 1925, e a cui Mobility Agents rende esplicito omaggio. Non solo un album da leggere, ma anche un album da riempire; non un insieme di disegni, ma di software per disegnare. Scritto in Java, Mobility Agents raccoglie infatti tre strumenti da disegno, a loro volta sviluppati in diverse varianti: l’Hatch Tool, il Rake Tool e lo Spin Tool.

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La riflessione di Simon si concentra sugli elementari del disegno, vale a dire punto, linea e superficie, e sulla capacità che il software ha di automatizzare una serie di processi complessi, impliciti nell’attività del disegnatore. Ciò significa che in Mobility Agents non troveremo gli strumenti e gli effetti comuni agli altri programmi di grafica, di norma orientati al fotorealismo, ma nemmeno la loro sovversione polemica, alla Auto-Illustrator.

Simon si limita a conferire varie opzioni di complessità alla semplice operazione di tracciare una linea: una serie di opzioni limitate, ma che aprono a possibilità di sperimentazione e di combinazione praticamente infinite. Per esempio, l’Hatch Tool visualizza in modi diversi, attraverso delle linee che intersecano la linea principale, la velocità e la direzione del gesto; il Rake Tool rende multipla la linea tracciata, intervenendo poi su questo fascio di linee con vari parametri; e nello Spin Tool, lo strumento di disegno non è un semplice punto, ma un’asticella che ruota attorno al suo asse. Ma questa descrizione non rende affatto merito alla complessità del progetto di John Simon.

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Mobility Agents è infatti ben lontano dall’essere semplicemente un tool per disegnatori in erba. E’, innanzitutto, un accorato omaggio a Paul Klee, il cui lavoro viene letto come un archivio di potenzialità che attendevano solo di essere attivate in un ambiente fluido: il che fa di Simon, in un certo senso, l’ultimo erede della tradizione del Bauhaus, e di Mobility Agents la ciliegina su una torta che comprende L’arte del colore di Itten, i testi di Kandinsky e di Klee, gli appunti di Albers e Moholy-Nagy.

È uno strumento per disegnare, la tavolozza che Simon ha messo a punto per se stesso e con cui ha realizzato le sue opere, e che ora ci permette di utilizzare; ma è soprattutto un’opera di Software Art, il risultato di una riflessione ventennale sul disegno e sul software, un esercizio di scrittura creativa (nel senso di scrittura che crea, dotata dell’enorme “potere di fare quello che dice”). Ed è, infine, uno straordinario diario di bordo, che ci accompagna attraverso tutto il percorso di John Simon e, con lui, attraverso vent’anni di sperimentazione con il software.

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Un percorso che, per Simon, inizia nel 1989, e che registra il passaggio dal software al servizio della figurazione (e della ripetizione di vecchi processi) al codice come soggetto della ricerca e fulcro del lavoro; da quel capolavoro di spersonalizzazione e automazione che è Every Icon – un lavoro che dovrebbe registrare tutte le possibilità figurative implicite in una griglia di 32 x 32 quadratini, e che si risolve in un processo che sfiora l’eternità senza restituirci, almeno per qualche secolo, la soddisfazione di un’immagine leggibile – alla rivelazione che il lavoro creativo di un artista nasce dalle scelte che compie all’interno di questo “catalogo di possibilità”; dalle stampe, che fissano il dinamismo del processo nell’immobilità del disegno, alle sculture di schermi dei tardi anni Novanta, che mantengono in vita questo dinamismo; dall’interattività alla contemplazione di un processo dinamico ma concluso.

In altre parole, Mobility Agents traccia una storia della sperimentazione recente con i media, attraverso la vicenda emblematica di uno dei suoi assoluti protagonisti: una storia fatta di entusiasmi, soprassalti, scoperte e delusioni, ma soprattutto di esperimenti. Provare per credere.


www.numeral.com/souvenirs/mobilityagents/mobilityagents.html

www.numeral.com/

http://artport.whitney.org/

www.auto-illustrator.com/

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